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Elogio della lentezza: il viaggio di Marco Mengoni nel suo ‘Atlantico’

Si intitola Atlantico il nuovo album di Marco Mengoni, che per la pubblicazione del progetto ha ideato una tre giorni di eventi e incontri per condividere un oceano di esperienze.

Nuovo album per Marco Mengoni: esce Alantico Carolina Amoretti

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Marco Mengoni - uno degli ospiti vip del Fox Circus, l'imperdibile esperienza organizzata a Milano dai canali Fox dal 30 novembre al 2 dicembre - torna con un nuovo album. Il nuovo album di Marco Mengoni nasce da un viaggio, anzi più viaggi. E questo vale sia in termini geografici sia da un punto di vista emotivo. Il 30 novembre esce Atlantico, un lavoro impegnativo, complesso, in cui l'artista crede profondamente perché rappresenta nell’intimo la sua essenza.

Dopo il successo del doppio progetto Parole in circolo e il tour che ne è seguito, il talento di Ronciglione si è fermato. E sta qui la parola chiave da cui ha preso forma l’album: un tempo che Mengoni ha cercato, voluto, si è preso e vissuto lontano dalle luci. E anche dall’Italia.

Da Cuba a New York, dal Medio Oriente alle Prealpi lombarde dove il disco è stato lavorato con Fabio Ilacqua: in un sistema che corre veloce, la scelta di dire stop al rutilante scintillio di palchi e telecamere è stato un bisogno vero, viscerale. Lo si sente dalle parole di Mengoni, che si emoziona nel ringraziare il team che ha lavorato con lui e ha gli occhi lucidi quando ricorda momenti di vita passata forse non goduti a pieno.

Marco MengoniHDCarolina Amoretti

“La cosa che m fa arrabbiare di più è il ‘c’è tempo’. In alcune occasioni l’ho pensato e l’ho fatto. L’ho lasciato scorrere senza fare qualcosa che, magari, mi avrebbe fatto star bene. Da una parte, c’è lentezza e dall’altra la velocità di rispondere a quello che sentiamo o proviamo.”

Anticipato dai singoli Buona vita e Voglio, Atlantico, che esce in cinque versioni diverse con altrettante copertine e accompagnato da una manifestazione che è un contenitore di riflessione sociale e ambientale, è un album dalla geografia planimetrica. E non solo per le rotte musicali su cui si struttura.

Non so se ci sia una vita dopo questa ma da oggi in poi le cose le faccio ora, perché io ci sono ora.

Il pop, certo, ne è il guscio ma dentro ci sono la cultura cubana, i suoni anglosassoni, il colore del Brasile, le atmosfere calde del Mediterraneo e certe suggestioni del Mar Nero. Quel mare che “fa parte del bacino atlantico” – sottolinea, sorridendo, il cantautore.

E se il blu resta cromaticamente la macchia più ampia da cui emergere, la tavolozza di questo lavoro si allarga di luce. Spesso si parla di album usando l’accezione di itinerario, ma questo termine suona quanto mai calzante per Atlantico.

Lo specchio nel quale Mengoni ci fa riflettere è quello di un oceano su cui ha volato spesso in direzione delle Americhe, ma è anche un oceano interiore che prepotentemente chiede di farsi ascoltare. E qui emerge la seconda dimensione chiave del progetto, e dell’uomo: il silenzio.

Dal silenzio e dalla solitudine hanno iniziato a danzare dolori e gioie, consapevolezze e propositi, errori e nuovi obiettivi. Il materiale magmatico che Marco si è portato in valigia è diventato una sequenza di quindici tracce eterogenee che raccontano una maturità conquistata a passi lenti.

“La solitudine è qualcosa a cui mi sono costretto, mi sono costretto a stare solo per pensare alle sensazioni di quel periodo e a quello che era successo. – spiega il cantautore –  Mi sono preso il tempo di vivere il quotidiano e stare vicino ad alcune persone.

Sono andato a ricercare il silenzio, per un’analisi approfondita. È un meccanismo chimico: quando ci succedono cosi forti e negative, il cervello sposta tutto in un luogo nel quale congela le emozioni per non farci male. Io ho aperto quel congelatore e ho voluto tirare fuori pezzo per pezzo.”

Ecco, allora, storie e personaggi. A partire dal carismatico Muhammad Alì nel quale Mengoni ha scoperto un’ispirazione profonda a tal punto da affermare: “Se nelle mie piccole battaglie riesco  a fare un minimo di quello che ha fatto lui, magari divento un uomo migliore.”

E poi ci sono i ritmi del mondo. “Dai viaggi mi sono portato a casa un sacco di nuovi suoni. Ho cercato di ascoltare meglio la musica tradizionale, carpendone le ritmiche. Tutto in fondo viene da mamma Africa.” Così, dopo aver peregrinato, come un novello Ulisse, Marco rientra nell’alveo dello studio di registrazione, con la sua storica band: “Ho lavorato per due mesi con il Maestro Pagani: lui è stato fondamentale, ha un panorama di strumenti provenienti da ogni parte del mondo.

È stato molto stimolante anche avere accanto a me i miei musicisti di sempre, stiamo crescendo insieme da 15 anni e se ho potuto esprimermi nella mia nudità totale è anche grazie a loro. Ci siamo messi lì in circolo come ai vecchi tempi. Abbiamo discusso tanto e ci siamo misurati su tutto, maturando professionalmente.”

Nel mare nostrum di Atlantico e dell’Atlantico Fest (qui gli appuntamenti) rientrano anche due progetti di impegno solidale e ambientale. Prima di tutto, il sostegno a Casa Chiaravalle a cui saranno devoluti i proventi della vendita dalle esposizioni presso Politecnico, IED e NABA.

Si tratta di una realtà di provincia che accoglie “donne per la maggior parte vittime di violenza provenienti da Siria, ma anche Afghanistan e Perù. – spiega il cantante – Ci sono bambini nati in Italia dopo che le loro mamme avevano vissuto cose terribili. È stato emozionante incontrarli: quello è un posto da tutelare.”

Ma c’è anche l’ecologia tra gli impegni di Mengoni: “Si potrebbe fare a meno di un sacco di cose – spiega – questo pianeta è nostro solo per una parte. Mi piace pensarlo come terra aperta. Ho una visione utopistica del mondo ma spero di rimanere così, come sono cresciuto. Basterebbe pochissimo e basterebbe stare attenti minimamente. Anche qui ritorna la lentezza: rifletti, pensa, non ti serve, toglila.”

Dalla ricerca del silenzio al viaggio in solitaria fino all’accoglienza: la rotta di Atlantico approda dal vivo ad aprile 2019 con una serie di concerti nei palasport italiani ed europei. Ecco, il percorso originario così intimo è diventato sperimentazione, voglia di osare senza cercare necessariamente l’appiglio del pop più facile: il sigillo di un artista che ci regala oggi un album profondo. Almeno quanto un intero oceano.

Marco Mengoni sarà ospite del FOX Circus domenica 2 dicembre, dalle 12.00 alle 13.00, presso la Sala A del BASE (Via Bergognone 34, Milano) con un panel che lo vede protagonista in cui parlerà delle sue serie preferite.

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