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In Corea del Sud c’è una finta prigione in cui puoi andare per evadere dallo stress della vita moderna

Niente cellulari e contatti con l'esterno: nelle celle disadorne di Prison Inside Me, i "carcerati" vivono lontano da tutto e ritrovano la libertà.

L'interno di una prigione in Sud Africa Pixabay

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Negli ultimi anni, nella Corea del Sud molte persone hanno scelto di farsi rinchiudere in una finta prigione per isolarsi dal mondo e sfuggire allo stress della vita moderna.

La struttura si chiama Prison Inside Me, si trova a Hongcheon e di recente è stata oggetto di un servizio fotografico da parte di Kim Hong-Ji per Reuters. Nell’articolo che accompagna le foto, scopriamo che da quando questo carcere è in attività (2013) ha già accolto oltre duemila persone. La permanenza di ogni “carcerato” è breve, e confinata per la maggior parte del tempo agli spazi ristretti delle celle, anche se sono previsti diversi periodi della giornata da passare al di fuori, e anche all’aperto. Nella propria cella non si possono tenere cellulari, non si vedono orologi, e non è permesso nemmeno parlare con gli altri carcerati.

Perché le persone scelgono di fare questa esperienza? Perlopiù si tratta di impiegati e studenti di università che vogliono staccare la spina dai ritmi estremamente esigenti del lavoro e della vita accademica. Una dei cofondatori, Noh Ji-Hang, ha avuto l’idea ascoltando un commento del marito, un pubblico ministero, che una volta disse che avrebbe preferito passare tempo in isolamento piuttosto che tornare alle 100 ore di lavoro a settimana.

In Corea del Sud, infatti, i ritmi di lavoro sono pazzeschi: il più alto numero di ore in tutta l’Asia e nel mondo sono secondi solo al Messico. Lavorare 14 ore al giorno per sei giorni a settimana è quasi la norma.

Dopo la permanenza nella prigione, le persone dicono: ‘Questa non è una prigione, la vera prigione è quella cui torniamo.

Una 28enne che da poco ha trascorso del tempo a Prison Inside Me, Park Hye-ri, ha detto:

Questa prigione mi dà un senso di libertà.

E ha spiegato: "Ero troppo occupata. Non dovrei essere qui, visto il lavoro che ho da fare. Ma ho deciso di prendere una pausa e ripensare a me stessa per una vita migliore”. Per 24 ore nella struttura, Park Hye-ri spende l’equivalente di circa 80 euro.

All’entrata, ai clienti viene fornita un’uniforme blu, un tappetino per yoga, un servizio per fare il tè, una penna e un quaderno. Nelle celle si dorme sul pavimento, e in ciascuna c’è un gabinetto ma nessuno specchio. Il menù dei pasti prevede patata dolce bollita e frullato di banana per cena, porridge di riso per colazione.

Tendenzialmente, la gente trascorre 24 o 48 ore nella prigione, anche se molti all’inizio dubitano di riuscire a rimanerci. Ci sono casi di persone che rimangono anche di più, come Suk-won Kang, che ha trascorso una settimana in totale solitudine, in uno spazio di cinque metri quadrati.

Voi ci provereste?

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