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Roma in piazza contro la violenza sulle donne

Ieri eravamo a Roma insieme alle migliaia di persone che sono scese in piazza contro la violenza sulle donne: ecco il nostro diario

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Non spaventa il cielo grigio sopra Roma, né la pioggia: in piazza scendono migliaia di persone (200 mila secondo gli organizzatori) per manifestare contro la violenza sulle donne.  Alla vigilia della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza, in tantissimi si sono dati appuntamento a piazza della Repubblica per il corteo organizzato da Non una di meno, seguendo il percorso che attraverso le centralissime vie della Capitale conduceva davanti alla Basilica di San Giovanni.  

Contro la violenza fisica e contro una cultura della violenza: quella del machismo che ingabbia uomini e donne in ruoli e stereotipi. Che significano anche limitazione delle enormi possibilità dell'essere umano. Sono tante le voci che animano le strade di Roma.

C'è il ricordo di Desirée Mariottini, la ragazza uccisa nel quartiere di San Lorenzo un mese fa. C'è la rabbia per gli almeno 32 casi di femminicidio consumati in Italia, secondo i dati della polizia, nel 2018. C'è la solidarietà con le donne argentine, dopo la bocciatura da parte del senato della legge che avrebbe legalizzato l'aborto.

C'è lo sdegno per la sentenza irlandese, che derubrica uno stupro perché la vittima indossava il perizoma. C'è la contestazione del disegno di legge Pillon - perpetuo bersaglio di slogan, cori e striscioni durante tutta la manifestazione - e l'obiezione di coscienza alle stelle, nel nostro Paese, che rende sempre più complicato ricorrere alla legge 194. 

A guidare il corteo, il camion di Non una di meno, da cui, al microfono, si alternano esperienze e opinioni. "Ho imparato che le donne non sono solo rosa. Sogno una società libera da stereotipi", spiega Rebecca, una ragazza di 17 anni. Che, assicura, "non vedo l'ora di diventare donna". 

Contro la violenza sulle donne: le voci di Roma

"Insieme siamo partite, insieme torneremo. Non una di meno": il coro scandisce tutto il pomeriggio romano, insieme agli slogan che appaiono su cartelloni e striscioni. Accendono un faro sul tema del consenso, sulla pratica violenta di attribuire la colpa di uno strupro alla vittima e non al carnefice. 

Decostruiscono stereotipi. A partire da quello dell'"omicidio passionale": "Non c'è niente di passionale. C'è solo odio, si manifesta nel momento in cui la donna smette di esserti vicino e tu decidi che per questo vada punita", risponde sicuro uno studente di 20 anni, uno di quelli che abbiamo incontrato in piazza.

Ragazze Non una di menoHDFox

Perché ieri pomeriggio c'erano tantissimi giovani. Ragazzi con la consapevolezza che la violenza sulle donne non sia affatto solo un problema femminile: "C'è una cultura diffusa, o meglio, un'ignoranza diffusa.

Chi dovrebbe essere qui oggi non c'è, perché è incapace di ammettere che ci sia un problema.

Si pensa che sia normale, ma invece non lo è. Il movimento femminista deve essere rappresentato anche da ragazzi e da uomini". Con la sensibilità di riconoscere la violenza in tutto ciò che marginalizza senza ferire i corpi: 

 La violenza sulla donna è anche essere costretta a dare le dimissioni perché incinta. È la ragazza costretta a sopportare i fischi quando passa per strada. C'è anche una violenza psicologica, oltre a quella fisica

Roma chiama tutta Italia. Nel corteo erano presenti numerosissime associazioni e centrI anti-violenza. C'erano le donne con disabilità, pronte a unire la propria voce a quella delle altre, per denunciare un fenomeno che colpisce tutte. 

C'era anche la Casa delle Donne di Napoli: "Uno dei più grandi problemi del sessismo e del razzismo è che si pensa siano un problema solo di chi è colpito. Il sessismo invece è un problema degli uomini: dovrebbero iniziare a depatriarcalizzare il loro simbolico, le loro pratiche quotidiane. La violenza sulle donne non riguarda solo le donne ma soprattutto chi la pratica", ci ha spiegato un'attivista. 

Violenza sulle donne non è solo fisica. Spesso sono i social network a veicolarla: "Questo ci dimostra che anche i nuovi media possono farsi strumenti del patriarcato. Crediamo che siano mezzi liberi, dove chiunque può dire la sua, ma sono segnati da una cultura machista. Spesso vengono usati contro le donne, basti pensare al revenge porn".

Proprio le attiviste della Casa delle Donne di Napoli hanno voluto esprimere la propria solidarietà alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, dopo il ricorso al Tar per evitare lo sfratto da parte del Comune: "Siamo molto solidali con quello che sta accadendo, con loro condividiamo anche molti progetti. Come spazi femministi ci stiamo ricomponendo contro queste politiche patriarcali che ci minacciano. Ogni quartiere dovrebbe avere uno centro. Dire che la Casa delle Donne di Roma vuole mantenere un privilegio, come detto dalla sindaca Raggi, è assurdo e patriarcale, contro ogni femminismo".

C'erano le donne dello sportello di ascolto di Parte Civile, che accoglie le donne vittime di violenza. Ci hanno parlato di uno dei problemi più grandi che riguardano la violenza di genere: "Sono ancora poche le donne che riescono a denunciare. Telefonano, parlano con noi. Ma poi non tutte riescono a procedere e denunciare. Noi però continuiamo a insistere su questo.

Molte donne sono depresse e sfiduciate. Non credono nella possibilità di migliorare la loro condizione".

Sul ruolo fondamentale delle istituzioni nella battaglia alla violenza: "Il quadro legislativo è molto importante. Quando si comincia a parlare di disegno di legge Pillon, di abolizionismo per quanto riguarda l'aborto, le persone tendono a essere ancora più sfiduciate. La politica dovrebbe assumersi queste tematiche, tenerle presenti in qualsiasi azione. Dovrebbe sostenere la Casa Internazionale delle Donne: la chiusura di questi centri è un pessimo messaggio". 

CAsa Internazionale delle DonneHDFox

Contro lo slut-shaming, contro la discriminazione delle sex workers, contro le scarse tutele: i manifestanti si scagliano sull'altissima diffusione di medici obiettori (otto su dieci), non affiancati da medici disposti a praticare interruzioni volontarie di gravidanza.

A fine corteo, arrivati a piazza San Giovanni, notiamo una donna tra la folla. Indossa un velo da sposa, sporco di rosso sangue: mai più. Non una di meno. 

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