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Cole Sprouse: ‘Il più grande sacrificio della mia carriera è perdere l’anonimato’

La star di Riverdale riflette su cosa significhi essere attore ai tempi dei social, e quale grande sacrificio richieda nella vita.

L'attore Cole Sprouse Getty Images

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Cole Sprouse ha riflettuto sulla sua vita in una nuova intervista per il magazine King Kong Garçon, in cui ha parlato delle sue passioni, del mondo al tempo dei social e del prezzo più caro che la fama ha avuto per lui.

La star di Riverdale è cresciuta sotto i riflettori: assieme a fratello gemello Dylan, infatti, sono stati protagonisti di diversi show sul Disney Channel fin da piccoli, però la fama della serie tratta dai fumetti di Archie è di certo maggiore, anche per l’esposizione continua provocata dai social media, e soprattutto perché per Cole è arrivata dopo un periodo di pausa dallo showbusiness, in cui si è dedicato agli studi (si è laureato nello stesso anno del fratello in lettere e archeologia) e ha coltivato un’altra sua grande passione, la fotografia (ha ritratto anche Sam Smith per un servizio di L’uomo Vogue). Parlando di questa, ha detto: “Traggo moltissima ispirazione da ciò che mi circonda, il mio ambiente - è una lama a doppio taglio, perché mi fa diventare subito una spugna emotiva”.

Quanto alla sua carriera di attore, Cole ha detto che la cosa più difficile cui rinunciare è la possibilità di vivere senza essere riconosciuto.

Il più grande sacrificio è l’anonimato.Te ne rendi conto profondamente quando l’hai perso.

E ha aggiunto: “Un sacco di persone sono fermamente consapevoli del fatto che quando raggiungi un livello di fama alto devi essere disposto a sacrificare il tuo anonimato”. Con tutti i social network, è ancora più difficile. Secondo Sprouse è ascrivibile alla “natura umana”.

I social media ci hanno dato una piattaforma, un pubblico molto più ampio e migliore di prima.

L’attore 26enne spiega: “Dal momento in cui decidi di indossare vestiti la mattina, quello che decidi di tirar fuori dall’armadio. Stai chiedendo un’interazione al tuo ambiente che è in pratica una sorta di simulazione. Gli esseri umani lo fanno da tanto tempo, ma la differenza adesso è che abbiamo costantemente un pubblico, e uno spazio in cui c’è immediata convalida, nella forma dell’approvazione virtuale”.

Stiamo condizionando noi stessi e la nostra identità virtuale riguardo il modo per essere un attore migliore entro questi confini.

L’intervista è apparsa nel primissimo numero del magazine, ed è accompagnata da un photoshoot molto bello, opera del giovanissimo filmmaker Christian Coppola.

Cosa pensate delle riflessioni di Cole Sprouse?

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