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Arabia Saudita: le donne continuano a protestare contro l'abaya

Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva promesso maggiore autonomia per l'abbigliamento, ma nulla è cambiato

Donne saudite conro l'abaya Getty Images

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"Le femministe saudite sono infinitamente creative, hanno inventato un nuovo modo per protestare". Scrive così, su Twitter, l'attivista Nora Abdulkarim per raccontare come le donne del suo Paese si stiano organizzando per manifestare contro l'abaya.

Indossano il tradizionale abito lungo fino ai piedi, ma lo portano al contrario: lo fotografano e poi pubblicano lo scatto sui social network. Mostrano le cuciture, il rivestimento interno dei loro vestiti. È la protesta divampata nelle ultime settimane tra le donne saudite, stanche del codice di abbigliamento che impone loro di coprire tutto il corpo con l'abaya.

Arabia Saudita: le proteste contro l'abaya

Sui social network, l'hashtag arabo dal significato "abaya al contrario" e quello inglese #ForcedToWearIt raccolgono le foto della tunica indossata alla rovescia. Un atto di disobbedienza destinato a far rumore: le testimonianze, infatti, hanno fatto il giro del mondo.  

In Arabia Saudita è previsto che ogni donna del Regno (non le straniere, esentate dal portare il velo) indossi in pubblico l'abaya e l'hijab. Contravvenire a quest'obbligo comporta una multa nel migliore dei casi, aggressioni da parte dei più conservatori nei peggiori. 

A vigilare su questa imposizione è la polizia religiosa, anche se la sua applicazione non è omogenea in tutto il Paese: come sottolinea il Middle East Eye, in città come Jeddah l'abbigliamento femminile non subisce una repressione così violenta come nell'ultraconservatrice capitale Riad.

Arabia Saudita, le promesse di Mohammed bin Salman

Le proteste delle donne saudite esprimono tutta la rabbia per una situazione rimasta invariata nonostante le promesse declamate dal principe ereditario Mohammed bin Salman, di fatto attuale leader dell'Arabia Saudita. 

Dopo la rimozione del divieto di guidare - trascurando però il problema delle aggressioni alle automobiliste - , il regno seguita nel tentativo di mostrare come le sue riforme siano volte a promuovere le donne saudite, nel quadro di un progressivo ammodernamento del Paese.

In un'intervista con la CBS, il principe aveva assicurato: "Le leggi islamiche sono molto chiare. Indicano che le donne indossino abiti decorosi e rispettosi, così come gli uomini. Tuttavia, non specifica in particolare un abaya nero o un copricapo nero. La decisione è completamente in mano alla donna, che ha il diritto di scegliere quale abbigliamento rispettoso indossare".

Un concetto ribadito anche dallo shaykh Abdullah al-Mutlaq, membro del Consiglio degli ulema anziani: "Oltre il 90% delle donne pie musulmane, nel mondo islamico, non indossa l'abaya. Per questo motivo non dovremmo costringere le persone a indossarlo".

Tuttavia, le parole sono cadute nel vuoto senza che venissero seguite dai fatti: nessuna riforma ha eliminato l'obbligo di indossare l'abaya. Le promesse sono state disattese, e una donna che si permette di non indossare la veste in pubblico può ancora incorrere in severe ripercussioni.

In Iran le proteste contro l'hijab

Le protesta contro i rigidi codici di abbigliamento femminile non resta isolata alla sola Arabia Saudita. In Iran, alcune donne avevano deciso di sfidare le autorità togliendosi il velo pubblicamente e appiccandolo a un bastone. Atti di disobbedienza pesantemente repressi dalla polizia: le manifestanti vennero arrestate e accusate di istigazione alla corruzione e prostituzione, reato per il quale sono previsti fino a dieci anni di carcere. 

A marzo, Amnesty International lanciava l'allarme: circa 35 donne erano state arrestate a seguito della protesta anti-hijab, iniziata a dicembre dall'attivista Vida Movahhed. L'ultimo arresto sembrerebbe essere datato 29 ottobre. L'utente che ha pubblicato su Twitter il video, che ritrae una donna sventolare il proprio hijab in piedi, a piazza Enqelab, scriveva: "Questa battaglia continua fino alla vittoria".

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