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Lena Dunham si sente una guerriera un anno dopo l’isterectomia

A distanza di un anno dall'isterectomia cui si è sottoposta per attenuare i dolori derivati dall'endometriosi, per Lena Dunham è tempo di bilanci: l'attrice si è sorpresa della sua stessa forza e, oggi, è convinta di aver fatto la cosa giusta.

Lena Dunham Getty Images

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Lena Dunham combatte da tempo contro l'endometriosi e, da sempre, tiene a condividere con il pubblico le tappe della sua battaglia. L'attrice e autrice non ha mai fatto mistero delle sue condizioni di salute e ha anzi fatto in modo di far conoscere quanto più possibile l'endometriosi, come molte patologie legate al dolore cronico ancora oggi avvolta da un'ombra di pregiudizio. Lo scorso anno, la Dunham si è sottoposta a un delicato intervento di isterectomia facendosi asportare utero e cervice nel tentativo di alleviare i dolori derivati dalla sua patologia.

A distanza di 12 mesi, ha deciso di condividere con i tantissimi follower di Instagram alcune riflessioni. Lena (32 anni) ha pubblicato due sue foto, dei primi piani che la ritraggono rispettivamente subito dopo l'intervento e oggi, un anno dopo.

Ecco cosa ha scritto circa questo viaggio di sofferenza così lungo:

Che differenza può fare un anno. La prima foto è di un anno fa, la prima notte dopo l'intervento. Sorridevo, ma i miei occhi dicevano tutto: ero piena di ansia e di dolore che non riuscivo a localizzare tra le garze delle ferite e le benzodiazepine. Mi sentivo senza valore e senza uno scopo, arrabbiata e autocommiserativa. I miei capelli cadevano a ciuffi e me li ero tinti di blu.

Lena Dunham ha sofferto di disturbo da stress post traumatico. Ha assunto per molti mesi benzodiazepine per contrastare i forti attacchi di panico, finendo per diventarne dipendente. Fortunatamente, però, ne è uscita lo scorso ottobre.

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What a difference a year makes... First photo was indeed a year ago today, on the first night after my hysterectomy for severe endometriosis. I was smiling but my eyes say it all: full of anxiety and grief that I couldn’t locate through the layers of pain meds and benzos. Severe undiagnosed PTSD, feelings that my worth and purpose were being taken from me, angry and self-pitying with no sense of how I’d emerge. Plus, my hair had fallen out in odd clumps and I’d taken it upon myself to dye what remained electric blue cuz if you’re gonna spiral why not SPIRAL (shout out to @joanaavillez for being a true friend and bringing Manic Panic when I demanded it at night in the hospital, though. I love you Jo.) The second pic was taken tonight, happy joyous and (substance) free. The last year hasn’t been all roses and Kenny G songs, but it’s been proof enough for me in the presence of the divine. The divine- it’s been there in the kindness of my family, friends, chronically ill folks online. It’s also been there in the moments where I cried myself to sleep, shocked by the sounds coming out of me. It’s in the light slanting on my comforter, the resilience of my best friend’s baby clonking her head then giggling, the new hairs sprouting at my temples. Mostly I’ve found it in my own strength, because who the fuck knew. And I don’t mean strength as in powering through. I mean strength as in vulnerability, feeling it all, taking it as it comes and dancing even with a hospital grade pad in my underwear. I surprised myself. I bet you can surprise yourself too.

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L'isterectomia non ha segnato la fine dei problemi di salute di Lena Dunham, che recentemente ha dovuto rimuovere anche l'ovaio sinistro. Tuttavia, oggi è soddisfatta del suo percorso, consapevole di aver fatto la cosa giusta:

La seconda foto è stata scattata stasera, felice, gioiosa e libera. Lo scorso anno non è stato semplice, ma ho avuto modo di sentire la presenza del divino. C'è stato del divino nella mia famiglia, nei miei amici e negli altri malati cronici online. C'era quando piangevo fino a dormire, c'era nelle capacità di recupero del bambino della mia amica e nei nuovi capelli che mi stanno spuntando. Ancor di più l'ho trovato nella mia forza, perché chi l'avrebbe mai detto.

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Yesterday I had a two hour surgery to remove my left ovary, which was encased in scar tissue & fibrosis, attached to my bowel and pressing on nerves that made it kinda hard to walk/pee/vamp. Over the last month it got worse and worse until I was simply a burrito posing as a human. *** My mother took this picture after I spent 9 hours in the post op recovery area with v low blood pressure that the nurses were diligently monitoring. I was so out of it that I thought I looked sensually moody a la Charlotte Rampling (turns out it was more of a constipation vibe.) *** A lot of people commented on my last post about being too sick to finish promoting my show by saying my hysterectomy should have fixed it (I mean *should* is a weird one). That I should get acupuncture and take supplements (I do). That I should see a therapist because it’s clearly psychological (year 25 of therapy, y’all. These are the fruits!) But a big lesson I’ve learned in all of this is that health, like most stuff, isn’t linear- things improve and things falter and you start living off only cranberry juice from a sippy cup/sleeping on a glorified heating pad but you’re also happier than you’ve been in years. I feel blessed creatively and tickled by my new and improved bellybutton and so so so lucky to have health insurance as well as money for care that is off of my plan. But I’m simultaneously shocked by what my body is and isn’t doing for me and red with rage that access to medical care is a privilege and not a right in this country and that women have to work extra hard just to prove what we already know about our own bodies and beg for what we need to be well. It’s humiliating. *** My health not being a given has paid spiritual dividends I could never have predicted and it’s opened me up in wild ways and it’s given me a mission: to advocate for those of us who live at the cross section of physical and physic pain, to remind women that our stories don’t have to look one way, our pain is our gain and oh shit scars and mesh “panties” are the fucking jam. Join me, won’t you? *** 📷 @lauriesimmons

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Lena Dunham si dice sorpresa della sua stessa forza, quella che risiede nella vulnerabilità:

Intendo la forza della fragilità, quella che ti fa sentire tutto, prendere le cose come vengono e ballare anche con un pannolone nelle mutande. Io mi sono sorpresa e scommetto che potete farlo anche voi.

Sono tanti i malati cronici che hanno ringraziato la Dunham per la sua testimonianza, sentendosi incoraggiati a lottare e a lei vicini.

Questo è il lato più bello (e umano) dei social.

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