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Difesa personale: anche noi possiamo essere toste come Viola Davis in Widows - Eredità criminale

In occasione dell'uscita al cinema di Widows - Eredità criminale, abbiamo partecipato a un training camp di difesa personale con istruttori di Krav Maga. Ecco cosa abbiamo imparato.

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Avete mai provato a colpire qualcuno per finta? È difficile simulare in maniera convincente un calcio, uno schiaffo o uno strangolamento in un contesto dimostrativo, tanto quanto è arduo mettere in pratica efficacemente le mosse necessarie per difendersi quando non c’è davvero pericolo: è una delle cose che abbiamo appreso ad un evento tenutosi in occasione della promozione di Widows - Eredità criminale, il film di Steve McQueen in cui Viola Davis conduce un gruppo di donne tostissime che all’improvviso si trovano a dover prendere il controllo delle proprie vite sotto la pressione di una minaccia letale. 

Ad impartire i rudimenti della difesa personale sono stati gli istruttori di Krav Maga Donatella Vecchi e Daniele Stazi di Krav Maga Roma (MySelf A.S.D.), la prima scuola ufficiale IKMF di Krav Maga riconosciuta in Israele da Imi Lichtenfeld, ovvero il creatore di questa tecnica nata a Bratislava negli anni ‘30, durante l’occupazione nazista e poi perfezionata da lui stesso proprio in Israele.

Nonostante sia una disciplina di combattimento ravvicinato (letteralmente il nome significa “combattimento con contatto”), trova sempre maggiore diffusione come strumento di difesa personale, particolarmente tra le donne, e il motivo è semplice, come hanno subito chiarito gli istruttori: non esiste in realtà la difesa, ma solo l’attacco. Se ci troviamo intrappolate con le spalle al muro, se qualcuno ci aggredisce cercando di soffocarci con le mani strette intorno alla gola, quello che possiamo - anzi “dobbiamo” - fare è liberarci e contrattaccare. 

Donatella Vecchi e Daniele Stazi di Krav Maga RomaHDASProVideo

Eccoci allora tutte a correre cercando di schivare timidamente le mani delle altre che dovevano toccare una spalla, o la testa. Un esercizio semplice e giocoso, sufficiente a far capire come non sia nella nostra natura - almeno, non per la maggior parte delle persone - cercare un contatto violento con gli altri, verità resa ancora più palese nel momento in cui abbiamo recitato rispettivamente la parte dell’aggressore e della vittima in simulazioni che pian piano dimostravano la reazione istintiva del nostro corpo agli attacchi e il modo in cui è possibile rispondere ad assalti di vario genere. 

Alla radice di tutto c’è “la motivazione” più alta di tutte, ovvero l’istinto di preservare la nostra incolumità: nel momento in cui il pericolo si manifesta fisicamente, la reazione di chiunque è esplosiva e porta ad attingere a risorse che non credevamo di avere. “Io scapperei”, dice qualcuna; “ma se poi la ribellione istiga l’aggressore a fare di peggio?”, chiede un’altra. La risposta di Donatella e Daniele è univoca e immediata:

No. Non dovete mai avere paura di reagire. Non potete peggiorare la situazione. Chiunque vi stia attaccando, ha già preso la decisione di aggredire. Quello che dovete fare è rispondere.

Donatella Vecchi durante una dimostrazione di difesa peronaleHDASProVideo

Il fatto stesso di reagire in questo modo può essere sufficiente a cogliere di sorpresa l’aggressore, dandoci quegli istanti di vantaggio che devono essere sfruttati senza esitazione. Ma come? Bisogna colpire in modo veloce, semplice ma efficace: un calcio, un colpo sferrato a mano aperta facendo pressione sulla parte bassa del palmo (da preferire in ogni caso in cui non si abbia esperienza a dare pugni, perché potremmo farci molto più male), o una ginocchiata.

I punti sensibili del corpo dell’avversario da prendere di mira sono sostanzialmente tre: il naso, i genitali, la gola (questa da colpire esclusivamente come extrema ratio, in caso di aggressioni molto gravi come ad esempio uno stupro).

Con l’ausilio di protezioni adeguate, abbiamo dunque finto di dover assestare un’efficace combinazione di ginocchiata e colpi consecutivi al volto dell’avversario: “Dovete davvero avere l’intenzione di colpire, e capirete da sole quale sia l’intensità necessaria” ci dicevano gli istruttori.

Dopo qualche tentativo timido, una volta appurato che non ci saremmo davvero ferite e che anzi eravamo più che capaci di sostenere l’urto, abbiamo preso confidenza abbastanza da sfogare quel pizzico di euforia che deriva dal mettere alla prova noi stesse e trovare una compagna d’allenamento motivata quanto noi, che ci incita a anzi a lasciarci andare di più - e sono ammesse le imprecazioni, il che non guasta.

Una simulazione di strangolamento con Daniele StaziHDASProVideo

Non si tratta di gioire della violenza, quanto di scoprire che dentro ognuna di noi c’è una donna tosta e capace di prendersi cura di sé: una piccola, incipiente forma di emancipazione che adeguatamente coltivata può avere un impatto fondamentale nella nostra vita.

Widows - Eredità criminale arriva al cinema il 15 novembre.

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