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Roberto Vecchioni e L’Infinito: ‘Un disco d’anima, non di estetica’

Esce il 9 novembre il nuovo progetto di inediti di Roberto Vecchioni, che torna sulle scene da indipendente coinvolgendo anche Francesco Guccini. Da Leopardi a Zanardi ecco ‘L’Infinito’.

L’Infinito è il nuovo album di inediti di Roberto Vecchio; contiene un duetto con Francesco Guccini Oliviero Toscani

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Se a leggerne il titolo, L’Infinito, emerge l’eco di leopardiana memoria siete fuori strada. Anzi, tutt’altro: siete proprio dentro il senso più autentico del nuovo album di Roberto Vecchioni. In uscita venerdì 9 novembre, il progetto con cui il cantautore torna, da indipendente, sulle scene discografiche è un lavoro che canta la vita e alla vita.

Così lontano dal poeta di Recanati, diranno alcuni. E invece no. Perché – e qui il raffinato studioso emerge con la sapienza di chi sa raccontare il profondo con semplicità – il pessimismo leopardiano che trova rispondenze nelle canzoni del Professore è estraneo al nichilismo universale. È il pensiero del più maturo Leopardi, quello di Napoli e de Il tramonto della Luna.

Ascoltare Vecchioni presentare il nuovo album dà la sensazione di essere ai banchi di scuola, con il prof. che riesce a dare forma a personaggi e concetti facendoceli sembrare vivi, nostri vicini di posto. Niente di accademico, per carità, piuttosto l’insegnante che tutti avrebbero voluto avere in classe.

E la vita che acquista spazio nelle dodici tracce de L’Infinito non è quella patinata o sognata, quella desiderata, ma l’esistenza nella sua quotidiana dose di dolore, rabbia, disperazione e (ogni tanto) anche qualche gioia. Ecco allora Leopardi, di cui il cantautore riferisce: “Noi dobbiamo dire forte che amiamo la nostra vita e quella degli altri. La vita è straordinaria nella sua malignità e nella sua dolcezza.

Per dimostrare questo ho cercato un esempio concreto: Leopardi. Me lo sono riletto, soprattutto l’ultimo, quello del periodo napoletano. È un poeta ironico, quasi divertito. Certo, resta pessimista, ma Napoli lo cambia ed è come se chiedesse una tregua al dolore. È come dovrebbero fare tutti gli uomini: diffondere la propria affettività intorno.”

Mi è sempre piaciuto credere che Leopardi non odiasse la vita, ma piuttosto che fosse vero l’inverso e che la sua disperazione, la sua rabbia, il suo sarcasmo fossero reazioni di un amante tradito.

Se questa è la consapevolezza che Roberto Vecchioni riassume nell’ultimo brano, “un’elegia sulla morte della parola, con un che di felliniano”, tutto il percorso che l’ha fatta maturare si svolge prima. “C’è un filo rosso che unisce le canzoni, che sono in verità una sola canzone in dodici momenti”, spiega l’autore: un flusso, uno scorrere di sentimenti e riflessioni che si àncorano con forza al reale.

Vecchioni 2018HDOliviero Toscani

E non ci sono solo le suggestioni leopardiane in questo disco; ne L’Infinito di Vecchioni, la rilettura investe anche quella forma d’arte novecentesca che forse è la più vicina alla poesia. Ovvero, la canzone d’autore.

Roberto Vecchioni e Francesco Guccini in duetto

La storia inizia così: “Negli Anni ’70 – spiega Vecchioni – arrivo a Sanremo in una giornata di pioggia e nell’atrio dell’hotel c’è un personaggio strano, irsuto, di cui avevo già sentito ma che non avevo mai visto di persona.

Era Francesco Guccini. Da allora non ci siamo più lasciati, non tanto fisicamente, quanto come idea di essere in questo tipo di mondo per dire qualcosa. È quello che voi chiamate canzone d’autore.

Come tale, il cantautorato ha “cercato, indagato in tutti i modi rimanendo sempre in quella dimensione del dubbio, dell’incertezza, del tempo che fugge, della vaga malinconia.” E in questa disamina – continua Vecchioni – spesso, la canzone d’autore ha volato troppo alto, non si è fatta capire; deve planare. Noi cantautori dobbiamo rendere quella poesia accessibile.”

La vita va oltre al piangersi addosso. Adesso la guardo e la vedo non in me ma negli altri, in quelli che hanno amato la loro vita dimostrando agli altri che è una cosa grande.

Volare più basso, quindi, significa anche riempire le parole di senso concreto, di riferimenti a persone e cose, di esempi di vita vissuta. “E allora ecco Alex Zanardi e Giulio Regeni, e tanti altri che hanno dimostrato che la vita è un universo a due. È fatta non di gente chiusa in casa che si arma di pistole e non fa arrivare gli immigrati.

Tutti siamo immersi in un mistero che non conosciamo, con un paesaggio sempre diverso e ogni giorno scendiamo a stazioni diverse. – ha continuato Vecchioni – Con noi abbiamo una valigia, come diceva Calvino, che non possiamo aprire. Lì sta il significato di tutto.

Come si fa? Il modo è immaginare fortemente con la mente, il cuore e l’anima che senso ha questo esistere; ed è facile, facilissimo: la risposta è l’amore per tutto quello che si vive.” È con questo stesso bagaglio che Roberto incontra Francesco: basta domande, serve una risposta.

“Mi sono messo nella mia valigia queste cose e sono andato da Guccini perché lo volevo fortemente in questa storia. Lui, il più grande cantore della musica d’autore, doveva esserci come simbolo vero.” E così è nato il duetto Ti insegnerò a volare.

In questo concept album, Vecchioni ha estrapolato “la rabbia e la voglia di vivere” insieme al bisogno da sempre umano di trovare l’infinito. Non al di là, ma al di qua della siepe: dentro se stessi.

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