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Come fermare il tempo: recensione del romanzo di Matt Haig

Vivere oltre quattrocento secoli: quanto può essere bello passare immuni attraverso pestilenze ed epidemie? Quanto vorremmo vivere così tanto da sentirci quasi immortali? Ma sarebbe davvero così bello?

Copertina del libro Edizioni e/o

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Come fermare il tempo, il romanzo di Matt Haig, staziona da oltre un anno ai primi posti delle classifiche dei libri più venduti in Inghilterra. E anche nel nostro Paese ha riscosso un notevole successo.

«Matt Haig ha un’empatia per la condizione umana, le sue luci e le sue ombre, e usa tutti i colori della tavolozza per costruire le sue storie eccellenti»: a dare questa definizione non è un lettore fra tanti, ma niente meno che l'osannato autore Neil Gaiman. Parole che non possono non catturare l’attenzione.

Ecco allora la nostra recensione del romanzo edito da Edizioni e/o.

Come fermare il tempo: di cosa parla

Come fermare il tempo
Un libro imperdibile

Edizioni e/o

Come fermare il tempo

€ 11,99
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Tom vive a Londra e insegna storia. Vive solo, insieme a un anziano cane e a una tonnellata di ricordi. Fino a qui, sembra il racconto di una vita normale, solitaria come ce ne sono tante, ma c’è qualcosa che la rende speciale. Sono proprio quei ricordi, che si perdono indietro nel tempo attraverso i secoli: Tom ricorda quando ha suonato per Shakespeare o ha parlato con i Fitzgerald, ha conosciuto il capitano Cook e ha visto il male che può fare la superstizione. Insomma, Tom è all’apparenza un quarantenne ma ha in realtà più di quattrocento anni.

È un 'alba', ossia membro di una società composta da pochi individui che soffrono della sua stessa disfunzione: invecchiano, ma molto, molto più lentamente rispetto al resto delle persone.

Nel corso del romanzo, saltando attraverso le epoche, muovendosi sul filo di connessioni e ricordi, Tom ci racconta la sua storia, fatta di un unico grande amore e di tanti, enormi dolori.

Come fermare il tempo: la recensione

Normalmente, leggere libri di personaggi (quasi) immortali, spalanca le porte di un universo in cui si muovono semidei, leggermente tormentati, sì, ma più come posa che per effettivo dolore. Come fermare il tempo, invece, rovescia le carte in tavola e ci presenta questa tensione quasi prossima all’immortalità sotto una luce nuova.

La storia pone interrogativi inevitabili: quanto può essere desiderabile l’eternità se ci obbliga a veder invecchiare e morire le persone che amiamo? Quanto essere uno fra i pochi ad aver accesso a una vita più longeva può essere fonte di un isolamento così grande da farlo diventare una maledizione?

Tom potrebbe avere tutto e vivere una vita fantastica, un po’ come fa il suo mentore e alterego Hendrich, capo della società degli Abaltros (ossia il gruppo di persone che soffre della stessa disfunzione dell’invecchiamento), e invece è perennemente schiacciato dal peso dei ricordi, tormentato da incubi che gli impediscono di godere di una vita presente e di semplici piaceri quotidiani, come invece fanno, più o meno consapevolmente, le persone intorno a lui.

Questo stravolgimento della prospettiva ci pone davanti a un uomo ancora più umano di noi e introduce diversi temi di riflessione: ovviamente quello legato allo scorrere del tempo, all’unicità della vita, alla qualità rispetto alla quantità, ma anche e soprattutto ci spinge a riflettere sul tema della diversità, mettendoci di fronte ad atrocità passate come la caccia alle streghe, e sottintendendo che forse, anche oggi, non si possono dire del tutto superate.

La scrittura di Haig scorre veloce e ci accompagna lungo i secoli, rende credibile ogni epoca ricostruendone gli odori e le atmosfere, cosparge la narrazione di piccoli dettagli che ci aiutano a sentire come vero il viaggio nel tempo che facciamo insieme a Tom e, di riflesso, ci spinge a credere in lui, alla sua storie e ai suoi sentimenti, parte fondamentale dell’intero romanzo.

Non possiamo quindi che consigliarvi Come fermare il tempo, perché nasconde dietro una trama accattivante, tanti livelli di riflessione senza però diventare mai noioso.

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