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Per i teenager, la cannabis è più pericolosa dell'alcol

Uno studio canadese ha rilevato che la cannabis può nuocere alla salute cerebrale dei giovani molto più che il consumo di alcolici.

Canapa TinaKru via Pixabay

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Uno studio canadese ha rilevato che quando i teenager fanno uso di cannabis causano danni a lungo termine sui loro cervelli ancora in via di sviluppo, e l’impatto sulle capacità di riflessione, memoria e comportamento è risultato maggiore rispetto a quello causato dal consumo di alcolici nella stessa fascia di età. I ricercatori della University of Montreal dunque invitano gli adolescenti ad astenersi dal fare uso di cannabis per quanto più a lungo possibile.

Lo studio è stato condotto su 3800 adolescenti nel corso di quattro anni, e i soggetti inizialmente avevano circa tredici anni. Sebbene sia risaputo che consumare alcol e droghe in giovane età comporti problemi nelle capacità cognitive come l’apprendimento, attenzione e abilità nel prendere decisioni, quanto nella performance scolastica, questa ricerca in particolare ha evidenziato che tali problemi aumentano in maniera direttamente proporzionale all’assunzione di cannabis, con effetti permanenti, a differenza di quanto avviene con l’alcol.

Durante la ricerca, i ragazzi provenienti da 31 diverse scuole canadesi hanno riportato una volta all’anno in maniera dettagliata le proprie abitudini in fatto di droga e alcol: il 28% ha ammesso di far uso di droga, mentre il 75% ha rivelato di bere alcolici almeno occasionalmente. Con la stessa cadenza sono state vagliate le capacità cognitive dei soggetti a scuola tramite degli appositi test su computer.

La professoressa Patricia J. Conrod del dipartimento di psichiatria dell’università di Montreal nonché una degli autori principali dello studio, ha detto che si sarebbe aspettata di rilevare un maggior impatto dell’alcol sul cervello degli adolescenti, invece la ricerca ha scoperto che gli errori nei test cognitivi aumentavano molto più nei teenager che facevano uso di cannabis, anche dopo aver smesso di assumerla: gli effetti sono stati riscontrati nella memoria di lavoro, nella capacità di ragionamento e nell’abilità di controllare il proprio comportamento.

I loro cervelli sono ancora in fase di sviluppo ma la cannabis interferisce. Dovrebbero ritardare l’uso della cannabis quanto più a lungo possibile.

Questa è la raccomandazione della professoressa Conrod e dei suoi colleghi ricercatori, che probabilmente sarà messa a dura prova visto che solo lo scorso 17 ottobre il Canada ha reso legale l’uso della marijuana, e la notizia che solo due giorni dopo le scorte erano state esaurite ha fatto il giro del mondo.

Quali sono i rischi dell’uso ricreativo della marijuana?

Cannabis in un vaso di vetro su un tavoloHDYash Lucid via Pexels

La marijuana continua a essere una delle droghe più diffuse del mondo, e sono pochi i paesi che ne hanno legalizzato l’uso. Sebbene dia una sensazione di relax, felicità e sonnolenza, sono molti gli esperti che dicono che non si tratta di uno stato di euforia naturale come si pensa.

Ci sono casi, infatti, in cui può comportare un aumento di ansia e paranoie, confusione e allucinazioni, stando a quanto riportato dal Royal College of Psychiatrist inglese. Alcuni studi, inoltre, provano che l’uso regolare della cannabis aumenta il rischio di sviluppo di disturbi psicotici come la schizofrenia, soprattutto negli adolescenti, secondo la dottoressa Marta di Forti del King’s College di Londra. Un professore del University College London, Michael Bloomfield, fa eco poi alle parole della Conrod, sottolineando quanto la cannabis possa pericolosa sul cervello in via di sviluppo dei giovani.

La Di Forti spiega che quando la cannabis contiene livelli più alti del componente psicoattivo THC (tetraidrocannabinolo) aumenta il rischio di psicosi, e sono stati condotti studi in passato che hanno mostrato come tale rischio sia cinque volte più alto in chi ne fa uso quotidiano. Altre varianti della cannabis più “leggere”, invece, contengono meno THC ma più CBD (cannabidiolo), che al contrario funziona come anti-psicotico, riuscendo a contrastare alcuni degli effetti negativi del THC.

Va però sottolineato che in questo ambito, cioè riguardo l’effettiva correlazione tra uso della cannabis e insorgenza di disturbi psicotici, esistono studi con risultati contrastanti, mentre diverse ricerche hanno concordato, ad esempio, nel rilevare che esiste una connessione tra uso di marijuana e depressione, nel senso che è più facile che una persona depressa ricorra alla cannabis.

La pianta della cannabisHD7raysmarketing via Pixabay

Quanto poi alla sua capacità di creare dipendenza, sebbene un tempo ciò venisse escluso dalla maggior parte degli studiosi, ora sono sempre più le prove che la cannabis provochi assuefazione, soprattutto se assunta regolarmente, e nel 10% dei casi si è registrata una dipendenza dei soggetti che ne fanno uso regolare. Inoltre, chi smette di assumerla può mostrare sintomi da crisi di astinenza come il forte desiderio di qualche tipo di alimento, difficoltà a dormire, umore altalenante, irritabilità e irrequietezza.

La gente arriva ad avere anche problemi nelle relazioni. Ci sono effetti sul modo in cui agiscono a lavoro e a scuola.

Sballarsi con la marijuana comporta problemi a livello cognitivo e mnemonico, e nonostante possano essere permanenti solo nei giovanissimi, talvolta perdurano a lungo anche negli adulti, secondo Celia Morgan, professoressa di psicofarmacologia nell’università di Exter: ci sono casi in cui gli effetti, per quando leggeri e reversibili, si manifestano per 20 giorni, ovvero il periodo di tempo necessario perché la droga sparisca dal sistema.

La marijuana ha effetti positivi sulla salute?

Primo piano di un bocciolo della cannabisHDfuturefilmworks via Pixabay

In Inghilterra come nel nostro paese non è infrequente sapere di pazienti che si sono auto-medicati con cannabis a uso ricreativo, traendone beneficio. Nel Regno Unito ci sono stati ad esempio i famosi casi di un dodicenne, Billy Caldwell, e di un bimbo di sei anni, Alfie Dingley, per i quali l’olio di cannabis ha avuto un effetto sbalorditivo, permettendo di tenere sotto controllo gli episodi di attacchi epilettici.

Il caso degli oli di cannabis è però sui generis: non sono considerati droghe a uso ricreativo, ma nemmeno patentati come trattamenti medici. Due anni fa in Gran Bretagna il governo aveva commissionato uno studio i cui risultati avevano mostrato che delle terapie a base di cannabis alleviano i sintomi di dolore cronico, sclerosi multipla, glaucoma ansia e nausea soprattutto durante cicli di chemioterapia. In misura meno marcata, lo studio aveva anche provato che la cannabis aiuta in caso di disturbi del sonno, inappetenza, fibromialgia, disturbo da stress post traumatico e sintomi del Parkinson.

La cannabis in Italia

In Italia, una legge del 2016 ha legalizzato la produzione e il commercio della cosiddetta cannabis legale light o canapa legale, ovvero un tipo di cannabis che ha un principio attivo più basso dello 0,6%; in particolare, il THC non deve superare lo 0,2% durante la produzione, ma le autorità mantengono un margine di tolleranza fino allo 0,6%, superato il quale possono distruggere o sequestrare la coltivazione di canapa.

Va sottolineato che la legge italiana non consente l’uso ricreativo di questa forma light: può essere però utilizzata a fini alimentari, come pure le fibre della canapa si possono impiegare per la realizzazione di tessuti oppure come materiale isolante in bioedilizia.

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