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Notti magiche: Virzì racconta il cinema anni '90 tra luci e ombre

Notti magiche di Paolo Virzì è il racconto divertente e complesso di un mondo scomparso e l'amore invincibile per il cinema. Nelle sale dall'8 novembre 2018.

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Tra le critiche più frequenti al cinema italiano, spicca per intensità quella di essere pericolosamente autoreferenziale, così chiuso e ripetitivo tra stretti orizzonti di appartamenti borghesi, provincia bucolica e livide periferie. Notti magiche di Paolo Virzì, scritto insieme a Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, sfida ogni giudizio e sceglie già conosciuti panorami, dislocandoli nella formidabile estate del 1990, quella dei mondiali e quella dove il regista e i suoi colleghi hanno iniziato, a piccoli passi, la loro felice carriera nella capitale della settima arte, Roma. I

l salto a ritroso nel tempo e i tanti ricordi che si affastellano nel complesso filo narrativo sono affidati a tre giovani sceneggiatori, finalisti del premio Solinas, scaraventati nel cuore della romanità intellettuale e mondana.

Antonino (Mauro Lamantia) è un siciliano colto e ingenuo che si aggiudica il premio e la vincita di 25 milioni di lire grazie alla storia sull’artista Antonello da Messina; Luciano (Giovanni Toscano) nato a Piombino da una famiglia operaia, è vitalissimo e dagli ormoni a mille all’ora mentre la malinconica Eugenia (Irene Vetere) piena di fobie e grande consumatrice di ansiolitici, scrive per passione e in perenne conflitto con l’anafettivo padre (Giulio Scarpati), un politico influente.

Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Vetere sono 3 sceneggiatori nel nuovo film di Paolo Virzì HDStudioLucheriniPignatelli

I tre amici si trovano loro malgrado coinvolti nel presunto omicidio del produttore Saponaro (Giancarlo Giannini) il cui cadavere viene gettato nel Tevere nel momento esatto in cui l’Italia fallisce ai rigori contro l’Argentina di Maradona. Sono tanti gli incontri che aspettano il trio di belle speranze: scrittori, registi, politici, storici sceneggiatori, macchiette e notabili della cultura italiana si danno il cambio nelle chiassose cene in trattoria o nelle feste cafone in nobili palazzi, pronti a regalare consigli di rara saggezza e, allo stesso tempo, capaci di gesti meschini e piccinerie indegne del loro ruolo.

Un universo pieno di luce e contraddizioni, che contiene il rimpianto degli antichi fasti di un cinema già scomparso che si fa fatica a lasciare andare verso il lento, invisibile disfacimento in cui l’età avanzata degli egocentrici padri riversa sulle nuove leve invidia ed empatia, senso di protezione e di possesso, tenerezza e rimpianto.

In Notti magiche Giannini è un produttore mentre Herlitzka è uno sceneggiatore HDStudioLucheriniPignatelli

Notti magiche ribolle ed esonda aneddoti gustosi, frutto di ricordi e sentimenti degli stessi autori del film, strizza l’occhio agli spettatori invitati a indovinare chi si cela dietro a personaggi eccellenti, chiamati per nome – Furio, Mario, Federico, Suso - affollando il grande schermo di citazioni e interpreti magnifici come Roberto Herlitzka e Giancarlo Giannini. I due attori, che impersonano rispettivamente uno sceneggiatore eccellente e scorbutico e un produttore affabulatore e cialtrone, pieno di debiti e con amante bionda in sottoveste (Marina Rocco), sono mirabili maschere di soggetti esistiti ed esistenti, prestigiatori di parole che creano capolavori da Oscar che non guadagnano una lira e filmacci di serie Z che incassano come non mai.

Paolo Virzì, alla presentazione del film che ha chiuso il Festival del cinema di Roma, ha parlato di un omaggio a una luminosa stagione del cinema italiano, quella dei grandi maestri che lui stesso ha avuto modo di conoscere mostrandone, senza intenti agiografici, il rapporto contorto con le nuove leve, tra sfoggio i umanità e italico cinismo. Se riusciamo a cogliere nel promettente inizio le articolate intenzioni nei fulminanti dialoghi comici corali della compatta schiera di figure grottesche, così come le tensioni generazionali, in verità mai aspre e veementi, ad un certo punto il film cambia registro e si disperde in rivoli multiformi, microstorie non coese in cui fanno capolino accenni alla filmografia del regista.

Il breve ritorno di Luciano nella sua città, Piombino, disorienta lo spettatore ma fa intravedere, in controluce, un legame con quel Piero Mansani protagonista di Ovosodo, il liceale livornese appassionato di letteratura che finisce, disilluso e rassegnato, a lavorare in fabbrica e a raccontare ai colleghi le trame di libri che non leggeranno mai. Il trait d’union non pare azzardato per alcuni particolari biografici, la presenza di attori che hanno lavorato nel film del 1997 e per la malinconica leggerezza che accoglie la stessa presa di coscienza di un sogno intellettualmente alla loro portata quanto irraggiungibile, vuoi per condizione sociale, vuoi per il rifiuto di sottostare a regole del gioco meschine e sottilmente degradanti.

Notti magiche: Giannini è un produttore senza scrupoli mentre Rocco è la sua amante nonché valletta senza talento HDStudioLucheriniPignatelli

Questo dislivello è tristemente comune anche oggi, dove la porta verso la ribalta è sempre più stretta per mancanza di soldi, di idee e di maestri. Notti magiche è apprezzabile per il sapiente gioco dei contrasti tra farsa e commedia, per i momenti di grande divertimento – forse poco comprensibili per chi non mastica la storia del cinema – e per la scelta di un poderoso cast che funziona in modo perfetto, anche i 3 giovani talenti che non sfigurano accanto a veri giganti della recitazione.

Allo stesso tempo, la pellicola spiazza chi si aspetta una ricostruzione filologica di eventi ed espressioni degli anni ’90 e chi non condivide la fotografia entusiasta di un periodo storico in cui il cinema italiano proclamava di godere ottima salute ma tra i migliori 20 incassi dell’anno c’erano sempre e solo film americani.

Notti magiche arriva nelle sale cinematografiche dall’8 novembre 2018.

Voto6,5/10

Racconto molto personale sui protagonisti del cinema italiano degli anni '90, tra momenti di grande comicità, ottimi attori e qualche incongruenza narrativa.

Silvia Levanti

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