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Con La diseducazione di Cameron Post la regista Desiree Akhavan conquista (anche) il Roma Film Fest

La regista di origini iraniane ha presentato alla kermesse romana il suo secondo lungometraggio, vincitore del Gran premio della giuria allo scorso Sundance Film Festival.

La regista Desiree Akhavan al Roma Film Fest 2018 Getty Images

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Con la sua opera seconda, La diseducazione di Cameron Post, la regista newyorkese di origini iraniane Desiree Akhavan ha conquistato il pubblico del Sundance Film Festival dove la pellicola ha vinto il Gran premio della giuria.

Il lungometraggio, trasposizione dell’omonimo romanzo di Emily M. Danforth, racconta la storia dell’adolescente Cameron (Chloë Grace Moretz) che, dopo essere stata colta in atteggiamenti intimi con la sua migliore amica, viene mandata in un campo di conversione per omosessuali.

Cecilia Frugiuele e Desiree AkhavanHDGetty Images

Desiree Akhavan, insieme alla produttrice del film Cecilia Frugiuele, ha presentato nella sezione Tutti ne parlano del Roma Film Fest 2018 la sua ultima fatica, confessando che per lei il libro della Danforth è stato un vero e proprio colpo di fulmine:

Del romanzo di Emily Danforth mi ha colpito subito il modo in cui è stata rappresentata l'adolescenza e soprattutto la formazione sessuale della giovane donna che ne è protagonista. Mi ha ricordato i film di John Hughes soprattutto nel modo disincantato in cui la scrittrice ha approcciato a una fase così complessa della vita.

Effettivamente, soprattutto nell’incipit di La diseducazione di Cameron Post, si percepisce che la Akhavan abbia voluto omaggiare in alcune scene Hughes, e in particolare il suo Pretty in Pink, spostandosi poi su tematiche molto delicate che vengono toccate con grande delicatezza e autenticità

Chloë Grace MoretzHDTeodora Film

Uno dei temi centrali del film è sicuramente la ricerca della propria identità. Questione che che la Akhavan sente molto:

Da figlia di immigrati iraniani in America e da donna bisessuale, gran parte della mia vita ruota attorno alla questione dell’identità e dell’appartenenza. 

Oltre a raccontare un viaggio alla ricerca di se stessi, La diseducazione di Cameron Post - che approderà nei cinema italiani il prossimo 31 ottobre - indaga anche sulla sessualità femminile e lo fa sviscerando con dolcezza i desideri della protagonista e senza mai cadere nel facile voyeurismo. “È difficile che un film parli della sessualità femminile in maniera realistica ma d’altronde sono spesso gli uomini a toccare questo argomento” ha affermato la regista

Probabilmente mostrare che anche le donne provano piacere è ancora un tabù perché il piacere è una forma di potere. Ancor di meno al cinema si parla di omosessualità femminile, le storie sono pochissime sul tema e anche in questo caso dirette da uomini. Eppure l’omosessualità maschile è stata raccontata in film bellissimi come I segreti di Brokeback Mountain e Chiamami col tuo nome. Per me invece è fondamentale, da donna, raccontare i desideri delle donne.

La diseducazione di Cameron Post è ambientato negli anni ’90 ma i campi di conversione, volti a tentare di guarire dall’omosessualità portando i soggetti ad arrivare a disprezzare se stessi, esistono ancora. Ha raccontato Desiree Akhavan che proprio per realizzare il film ha fatto molte ricerche in merito: 

Ho scoperto che più di 700 mila persone hanno seguito una terapia di conversione: anche nella liberale New York ci sono centri di conversione e ad oggi solo in pochi stati sono stati definiti illegali. Viviamo in un periodo storico in cui certe ‘conquiste’, come il matrimonio tra omosessuali, vengono ostentante ma la verità è che sotto la superficie c’è ancora una tanta violenza verso chi è erroneamente e superficialmente considerato ‘diverso’.

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