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Racconti di viaggio, da Los Angeles alle Hawaii, giorno 4: Chinatown, El pueblo e Little Tokyo

Los Angeles è un melting pot di popoli e tradizioni. Diverse influenze, da quelle messicane a quelle giapponesi, impreziosiscono, architettonicamente e culturalmente, la città. Scopriamo insieme le sue aree più cosmopolite e intriganti.

Scorcio di El Pueblo Elisabetta Di Minico

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Continuiamo il nostro viaggio da Los Angeles alle Hawaii con la quarta tappa (qui i link della prima, della seconda e della terza).

Una delle caratteristiche più belle di Los Angeles, oltre al fatto che si respira aria di cinema e televisione quasi ovunque, è la sua spettacolare multietnicità, il suo vivere di unioni e contrasti. Tra un quartiere e un altro, tra una strada e un'altra, ci ritroviamo in realtà completamente diverse. Dalle architetture asiatiche di Chinatown passiamo ai colori, ai profumi e alle tradizioni messicane de El Pueblo. Da qui, raggiungiamo Little Tokyo e veniamo catapultati in Giappone. Dopo il Sol Levante, "ritorniamo" negli USA, con eleganti palazzi di fine XIX secolo e altissimi grattacieli. Insomma, un giro del mondo in meno di 5 km di passeggiata! Andiamo a scoprire insieme Downtown e i suoi dintorni!

Giorno 4: Chinatown

Nel 1781, alcuni coloni messicani della missione cattolica spagnola di San Gabriel fondarono El Pueblo de Nuestra Señora la Reina de los Angeles del Río Porciúncula. Sorse così il distretto originario de "la città degli angeli", che sarebbe diventa una gigantesca metropoli, meravigliosamente multiculturale, nonostante i tanti conflitti razziali ed economici che ne minacciano l'armonia sociale. Oggi L.A. conta oltre 12 milioni di abitanti (di cui circa il 46% di origine ispanica) ed è abitata da decine e decine di popolazioni diverse: armeni, coreani, italiani, tedeschi, filippini, giapponesi, etc. etc. Iniziamo la nostra visita di oggi da Chinatown ed El Pueblo.

Chinatown cominciò a svilupparsi da metà dell'800, quando la prime comunità cinesi giunsero in città. Il cuore dell'area è Central Plaza ed è abbracciata da tanti negozietti, ristoranti, templi, pagode e altre strutture tipiche (come la Porta della Pietà Filiale). Noi andavamo di fretta e non siamo riusciti a fermarci, ma, qualora ne aveste l'occasione, fate una pausa-dolce presso la Phoenix Bakery, pasticceria storica, aperta nel 1938 e rinomata per la sua torta con panna e fragole. 

Poco distante da Chinatown, ci aspetta El Pueblo, nucleo antico della città, oggi vivace e coloratissimo quartiere messicano, ravvivato da una persistente musica mariachi, da invitanti odori che vi faranno venire l'acquolina in bocca e da bancarelle con terracotte, chitarre, sombreri, scheletri e decorazioni per "El Dia de los Muertos" (Festa dei morti, 2 novembre) e altri simpatici souvenir.

Passeggiando per El PuebloHDElisabetta Di Minico

Curiosiamo tra Olvera Street e Old Plaza e ci facciamo trasportare indietro nel tempo e centinaia di km più lontano. Tra le tante attrazioni della zona, ci sono le statue di alcune personalità illustri (Re Carlo III di Spagna, il governatore Felipe de Neve, il cantante e attore Antonio Aguilar, etc.) e Avila Adobe, la casa più antica di Los Angeles, costruita nel 1818 per il facoltoso Francisco Avila e visitabile gratuitamente.

L'edificio è relativamente piccolo, ma molto interessante: ripropone gli ambienti dell'abitazione ottocentesca, espone mobili e suppellettili del tempo e, nelle didascalie, spiega con dovizia di particolari abitudini, tradizioni e storia del luogo.

La cucina di Avila AdobeHDElisabetta Di Minico

A Los Angeles, la cucina messicana è un must e non possiamo assolutamente esimerci dall'assaggiare tacos, quesadillas, burritos, churros e altre succulente specialità. Tanto nei ristoranti, quanto negli immancabili chioschi e furgoncini da street food, la qualità del cibo è altissima e il gusto è eccellente. Se non vi piace il piccante, però, specificatelo bene, visto che è uno degli ingredienti principali e distintivi della "comida mexicana"! 

La prossima tappa è la Union Station, elegante, eclettica e "candida" stazione ferroviaria aperta nel 1939 e caratterizzata da esterni bianchi, semplici e coloniali e interni raffinati, in legno e in stile art decò. Apparsa in numerosi film, mi è particolarmente cara perché è stata usata anche in Chuck, a cui il mio cuore sarà eternamente devota! 

A seguire, ci immergiamo nelle atmosfere e nei shops giapponesi di Little Tokyo, dichiarato National Historic Landmark District nel 1995. Tra templi, musei e sculture, ci sono numerosi negozi, supermercati, ristoranti e pasticcerie dove trovare qualunque tipo di prodotto del Sol Levante cerchiate, dai peluche alle caramelle all'uva, dai vestiti alternativi alla zuppa di miso liofilizzata. A stento riesco a trattenermi e acquisto almeno un paio di kg di cibarie asiatiche, tra cui dolciumi vari, udon, noodles, zuppe e salse.

Passata la shopping mania (dopo aver comprato anche un vestito di Aggretsuko), da Little Tokyo ci dirigiamo verso il caotico e frequentatissimo Grand Central Market, al piano terra dell'imponente Homer Laughlin Building, edificio realizzato nel 1896 dall'architetto John B. Parkinson. Aperto già nel 1917, il mercato pullula di stand enogastronomici eccellenti, dove assaggiare il meglio della cucina locale, etnica e internazionale. Per pranzo, saltiamo da un chiosco all'altro e gustiamo ostriche californiane, tacos di pesce, ceviche e sushi, il tutto a costi relativamente bassi (10-20$ a piatto). 

Il Grand Central Market di Los AngelesHDElisabetta Di Minico - Pixabay

Visitiamo, poi, il suggestivo Bradbury Building, costruito nel 1893 e dichiarato National Historic Landmark nel 1977.

Interno del Bradbury BuildingHDElisabetta Di Minico

Il palazzo, dagli splendidi e luminosi interni, con decorazioni in ferro battuto, è famoso, oltre che per la sue squisite linee architettoniche, anche per aver fatto da sfondo a molti film cult, tra cui l'osannato e indimenticabile Blade Runner (1982) di Ridley Scott. 

Dopo uno sguardo veloce ai grattacieli simbolo di Downtown e alla Walt Disney Concert Hall, ondulata e quasi fantascientifica sala concerti realizzata dal geniale Frank Gehry, decidiamo a malincuore di non visitare The Broad, un meraviglioso museo – gratuito - di arte contemporanea, per tuffarci in un'inaspettata avventura direttamente nel cuore dell'industria televisiva.

Vista dal basso di alcuni grattacieli di Los AngelesHDElisabetta Di Minico

Grazie a Tvtickets, un grandioso sito che regala biglietti per assistere alle registrazioni di sit-com e spettacoli che prevedano una live studio audience, abbiamo infatti la possibilità di partecipare come pubblico ad una puntata di una nuova divertentissima serie targata CBS: The Neighborhood.

Gli attori di The NeighborhoodHDGetty Images
Il cast di The Neighborhood, nuova sitcom della CBS

La sit-com ha come protagonisti Cedric the Entertainer (The Soul Man), Max Greenfield (New Girl), Tichina Arnold (Everybody Hate Chris), Beth Behrs (2 Broke Girls) e Sheaun McKinney (Greeat News). The Neighborhood parla all'America delle divisioni razziali con ironia, emozione e un pizzico di irriverenza, raccontando l'altalenante ed esilarante rapporto tra i Johnson, una famiglia bianca che si trasferisce in un quartiere afroamericano a Los Angeles, e i Butler, loro vicini di casa.

Assistere alle registrazioni è un'esperienza unica, divertente e travolgente. Dopo aver superato i controlli (supplicando una guardia di lasciarci passare nonostante avessimo con noi un grosso zaino e i cellulari), entriamo nello studio dove verrà girata la puntata.

Il set è diviso in vari settori, da quello dove sono montati gli esterni (ingressi delle case dei protagonisti, giardino, etc.) a quello dove si trovano gli interni delle abitazioni (cucine, sale da pranzo, salotti, scale, etc.). Il nostro "compito" è ridere e divertirci, applaudire e supportare lo spettacolo. Nei momenti morti in cui si risistemano/cambiano le scene, c'è un comico che ci intrattiene con battute, giochi e dolcetti. Assistere allo show è surreale ed entusiasmante.

Da una parte, scoprire tutti i trucchi della produzione e vedere errori e scene rigirate anche 4-5 volte spezza un po' la magia della recitazione e del coinvolgimento, ma, dall'altra, è incredibile sentirsi parte del sogno hollywoodiano! 

Quando le riprese finiscono, ancora leggermente storditi per la straordinaria esperienza, ritorniamo a Downtown, per godere delle luci della città dall'alto del Perch, un meraviglioso rooftop bar e bistro al 15° piano di un grattacielo che si affaccia su Pershing Square, una delle piazze più importanti di Los Angeles, avvolta dal verde, piena di tavoli da scacchi, panchine e parchi gioco per bambini, e caratterizzata da un originale campanile viola e una stravagante fontana a forma di giradischi. In lontananza, è visibile anche la Los Angeles Public Library, che, fondata nel 1872, custodisce ben 6 milioni di libri!

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Dai divanetti panoramici del Perch salutiamo Los Angeles, che ci è piaciuta più di quanto ci aspettassimo, e promettiamo che, prima o poi, ritorneremo. La malinconia dell'arrivederci, però, verrà sostituita presto dall'entusiasmo di una nuova avventura: domani ci aspetta un volo di 6 ore per Kona, domani ci aspettano le Hawaii!

Vista di Big Island of HawaiiHDElisabetta Di Minico

Continuate a seguirci per scoprire le bellezze di uno degli angoli più magici e selvaggi del mondo

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