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Andy Warhol a Roma, 170 opere dell'artista della Pop Art in mostra al Vittoriano

A Roma l'esplosione della pop art di Warhol con icone del cinema e della musica, polaroid e autoritratti che raccontano il genio visionario di uno dei più acclamati artisti della storia moderna.

Liz Taylor vista da Andy Warhol Unsplash

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A Roma, negli spazi del Complesso del Vittoriano - Ala Brasini, fino al 3 febbraio una rassegna dedicata al mito di Andy Warhol, realizzata in occasione del novantesimo anniversario della sua nascita. Il cuore della città si colora con un’esposizione di oltre 170 opere realizzate da uno dei più acclamati artisti della storia.

Andy Warhol, HDUfficio Stampa

Una mostra dalle origini del genio di Pittsburgh

Ufficio Stampa

Si parte dall’inizio, dai primi passi della Pop Art: nel 1962 il genio di Pittsburgh inizia a usare la serigrafia e crea la serie Campbell's Soup, minestre in scatola che prende dagli scaffali dei supermercati per farli diventare dei pezzi artistici immortali come il simbolo del dollaro, i detersivi in scatola, e così via.
Seguono le serie sulle intramontabili icone del cinema e della musica: da Elvis, alla sensuale Marilyn, dai Velvet Underground a Mick Jagger. E poi tra i simboli più amati la Coca-Cola dall’inconfondibile design delle bottiglie, su cui Andy Warhol esercitò il suo estro.

Un percorso con i volti delle star internazionali, le stesse che in quegli anni l’artista frequenterà a New York diventandone amico, confidente e ammiratore. Geniale ed eccentrico Warhol è il centro catalizzatore della cultura newyorchese. Pittore, scultore, regista, produttore cinematografico, direttore della fotografia, attore, sceneggiatore e montatore, è ovunque, nei i locali più ambiti del momento, come lo Studio 54 o il Max's Kansas City dove si fa fotografare accanto a Liza Minnelli, Debbie Harry, Paloma Picasso, Truman Capote.

Artista del movimento della Pop Art

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È in questi anni che comincia a dire che ognuno di noi ha diritto a 15 minuti di celebrità, la stessa da cui sarà ossessionato per sempre. Nel 1963 si trasferisce in uno studio sulla quarantasettesima est, chiamato “Silver Factory”, la fabbrica d’argento per l’aspetto che il fotografo e amico Billy Name diede riempiendo i muri di carta stagnola. Un luogo dove Andy poteva esprimere tutta la sua dirompente forza creativa e dove passavano: Bob Dylan, Truman Capote, John Lennon, Mick Jagger, Jack Kerouac, Salvador Dalì, Tennessee Williams, Rudolf Nureyev, Montgomery Clift.


I ritratti di alcuni di loro, interpretati secondo il suo magico universo visivo, spiccano nella mostra del Vittoriano, così come le celebri copertine degli album realizzate da Warhol, passate alla storia come la banana dell’album d’esordio The Velvet Underground & Nico del 1967, i jeans di Sticky Fingers (1971) dei Rolling Stones e molte altre.

La ‘società dell’immagine’

HDUfficio Stampa

Nel 1969 fonda Interview, magazine interamente dedicato alle celebrità, e dipinge incessantemente, usando come base le polaroid scattate dai tanti personaggi che continuano a popolare la Factory: Liz Taylor, Sylvester Stallone, John Wayne, Liza Minnelli, Valentino, Armani, Caroline di Monaco e Michael Jackson. Sono gli anni ’70 e ’80, quelli della rivoluzione sessuale, dell’impegno e del movimento delle donne, a incoronarlo come il più prolifico artista.

Dalla vita unica e straordinaria, Warhol è tra i più grandi rivoluzionari del linguaggio artistico e culturale di tutto il ‘900. Artista divertente, curioso e interessato agli altri, è stato capace di intercettare la concezione moderna della società dalla cultura totalmente narcisistica ed esibizionistica.
Se ne andò il 22 febbraio del 1987 sotto i ferri durante un’operazione alla cistifellea, lasciandoci fortunatamente una grande eredità culturale.

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