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Venom: il villain supereroe

È arrivato nelle sale Venom, il cinecomic dedicato al più acerrimo degli antagonisti dell’Uomo Ragno.

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Sulla carta un blockbuster comic che vede nel cast principale attori del calibro di Tom Hardy, Michelle Williams e Riz Ahmed ha tutte le potenzialità per essere un buon film, soprattutto se incentrato su un antieroe dalle enormi potenzialità cinematografiche come Venom, storico acerrimo e nemico dell'Uomo Ragno.

L’atteso cinecomic diretto da Ruben Fleischer però non sfrutta le infinite risorse del suo poderoso protagonista. Né tantomeno quelle di un gruppo di attori che hanno dimostrato in più occasioni il loro spessore, anche da Oscar, ma che qui appaiono come meri performer svogliati, a tratti disfunzionali o, come nel caso della Williams, scelti senza nessun altro scopo palese se non quello inserire a forza nei titoli di coda una "quota rosa" d'eccellenza.

VenomHDSony

La trama del film infatti si perde, e fa perdere i suoi protagonisti, fin da subito nei meandri di una narrazione obsoleta che sembra non tenere affatto conto di quanto anni e anni di pellicole di matrice supereroistica abbiano portato - anche attraverso comic movie non privi di palesi errori, omissioni e buchi di sceneggiatura - le major cinematografiche a stravolgere molte delle regole dello storytelling di questo genere di prodotti.

Il non voler badare minimamente a tale evoluzione/rivoluzione rende Venom un lungometraggio fondamentalmente vecchio, stantìo, senza nulla di nuovo da dire. 

Una scena di VenomHDSony

Un'opera acerba e con molto poco da raccontare e il cui unico vero scopo pare, in virtù della prima scena post credit, quello di mostrare al pubblico il lungo incipit di una nuova saga Sony Marvel a tema simbionti. Nell’attesa del “ritorno a casa” di Spiderman o per prepararsi a tale evento.

Ironia e bromance

Quello che dovrebbe essere un lungometraggio che narra la genesi di un pericoloso villain viene trattato come se fosse un film sulle origini di un supereroe qualunque - con tanto di spalla femminile leggermente più emancipata, sveglia e attiva della “super” fidanzata per eccellenza Lois Lane - dall’epilogo più che ovvio e raffazzonato. Tutto ciò mettendo in scena la storia di un giornalista d'inchiesta dalla grande etica e la cui indole è quella di proteggere "gli ultimi" da chi ne sfrutta l'inadempienza per loschi scopi.

Obiettivo che finalmente riesce a perseguire in maniera non fallimentare - per se stesso e per chi gli sta a fianco - quando il suo corpo si combina alla perfezione con un simbionte alieno, ovvero un 'parassita amorfo extraterrestre', dando vita così a un (anti) eroe che solo nella forma e nelle metamorfosi, ma raramente nella sostanza, ricorda il temuto Venom dei fumetti.

Una scena di VenomHDSony

In un cinecomic che non aggiunge nulla di nuovo al già visto -  tra inseguimenti, trasformazioni visivamente interessanti, e scoppiettante resa dei conti orfana di pathos ma esteticamente avvincente - i momenti migliori e degni di nota sono quelli in cui viene costruito il rapporto “bro-mantico” tra l’Eddie Brock di Hardy e il simbionte Venom, palese metafora dell’Es (qui un po’ sottotono e troppo succube del suo Io) del protagonista.

La “relazione” tra i due, che da una parte farà storcere il naso ai puristi dei comic e dall’altra allieterà il pubblico mainstream che si reca al cinema con l'unico scopo di intrattenersi, infatti punta tutto su alcuni dialoghi ad hoc, spesso forti di un’ironia ben dosata.

Botte e risposte che di certo non contribuiscono ad aggiungere qualcosa in più alla loro blanda e latitante caratterizzazione ma che comunque donano una certa intermittente luccicanza al film e soprattutto distraggono dalla piattezza di una trama che non prova mai a stupire ma si crogiola su archetipi narrativi già stra-abusati, strappando anche qualche risata. Poco importa se effettivamente voluta o meno.

Venom è nelle sale italiane dal 4 ottobre.

Voto4,5/10

L’atteso cinecomic Venom non sfrutta le infinite risorse del suo poderoso protagonista, né tantomeno quelle di un gruppo di attori che hanno dimostrato in più occasioni il loro spessore.

Sandra Martone

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