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Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen: la recensione del libro

Il romanzo d’esordio di Siri Ranva Hjelm Jacobsen è stato il caso editoriale dell'anno: ecco la recensione del libro edito da Iperborea.

La copertina del libro Iperborea

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Uscito a febbraio 2018, Isola, romanzo d’esordio di Siri Ranva Hjelm Jacobsen ha da subito smosso il mercato editoriale, attirando l’attenzione di lettori, librai e addetti ai lavori. Il libro d’ispirazione autobiografica, racconta una grande saga familiare affrontata attraverso una narrazione fatta di immagini, sensazioni, nostalgie. L’intenso rapporto con la terra d’origine, con la propria famiglia rivive attraverso i pensieri della protagonista e i racconti dei tempi passati.

La trama del romanzo Isola

Le Faroe sono un arcipelago situato tra l’Islanda e la Norvegia. Di queste terre battute dai venti ha nostalgia la protagonista del libro: qui lei non ha mai vissuto, perché anni addietro i suoi nonni emigrarono in Danimarca, ma nei loro racconti questi punti di terra circondati dal mare sono “casa”. In cerca delle proprie radici, decide allora di compiere a ritroso la strada che nonno Fritz e nonna Marita compirono negli anni Trenta, in cerca di un futuro migliore e della modernità.

Attraverso un altalenarsi di salti temporali, scopriamo che Fritz fuggì da un destino già scritto che lo voleva a bordo di un peschereccio, a sfidare il gelo, l’acqua e i luoghi più inospitali della terra, mentre l’inquieta Marita partì portando con sé un pesante segreto, che decise però di abbandonare in mezzo all’Oceano, custodendo però nel cuore quel breve e fugace amore con Ragnar il Rosso, falegname filosofo ribelle quanto lei.

Ogni evento che ricostruisce a ritroso la saga familiare è permeato di leggenda e mostra come, in queste terre lontane, non ci si dimentica mai dello stretto rapporto che lega l’uomo alla natura, anche quando questa appare così selvaggia e indomabile da risultare quasi un avversario.

Ogni passo che la protagonista percorre per ricomporre la propria storia è permeato della nostalgia, sempre diversa e sempre uguale, che gli emigrati provano verso la terra natia: c’è quella del nonno, che in tarda età ammette che sarebbe volentieri tornato indietro, c’è quella della mamma, che nata in Danimarca è come se portasse ancora su di sé l’eco del viaggio compiuto dai genitori, aumentando però il senso di non appartenenza, straniera in due terre e infine c’è la terza generazione, quella della protagonista, le cui “radici trepidano e frugano”.

Ma per quelle radici la pace da trovare è lontana: dove sta la propria casa? Nel sangue o nella terra? Interrogativi complessi, che vengono affrontati scavando a fondo nella storia familiare e delle Faroe.

La recensione di Isola

Leggere questo libro non è come venire catturati da un romanzo che lascia con il fiato sospeso. Non si ha l’ansia di finire la pagina per correre subito a quella successiva e scoprire che cosa accade alla protagonista. All’inizio è straniante. Anche la prosa composta da diversi salti temporali disorienta, ma quando poi si entra nella storia e nell’atmosfera che l’autrice ha voluto imprimere nella storia tutto diventa più chiaro.

È come se il ritmo della storia imitasse quello del vento del Nord, a tratti inospitale a tratti avvolgente: come la stessa protagonista ammette, è un altro elemento che la fa sentire straniera nella terra d’origine della sua famiglia, perché mentre il nonno se ne sta con la giacca aperta, lei è infagottata con il naso gocciolante dal freddo. Un altro segno di estraneità.

Che però si cancella una notte, mentre cammina in quella che dovrebbe essere una solitudine silenziosa e invece si rivela frammentata dal chiasso di un gruppo di turisti. Ecco, in queste incongruenze, in questi contrasti avvertiamo il senso del libro: il racconto del desiderio di dire di un posto che è casa, ma al contempo riconoscersi come visitatori.

La prosa di Siri Ranva Hjelm Jacobsen è una galleria di immagini nitide e sinestesie evocative in grado di raccontare in maniera avvolgente una terra lontana facendocela respirare attraverso le parole e capace di comunicare un sentimento complesso come quello di appartenenza attraverso racconti, persone, pensieri.

Isola non va affrontato come una lettura superficiale, ma come un viaggio che forse si capisce davvero solo alla fine, quando si smette di navigare sulla superficie delle parole e si lascia scavare la loro eco in profondità.

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