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Ddl Pillon: cosa propone la riforma in materia di divorzio, affidamento e mantenimento

Un decreto che, secondo alcune analisi, non è sfavorevole solo nei confronti delle donne vittime di abuso, ma anche e soprattutto dei bambini. Ecco, articolo per articolo, cosa propone.

Famiglia Pixabay

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Ormai è cosa certa, è ora di rimettere mano al diritto di famiglia: così nasce il Decreto Pillon sulle Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità. La riforma è stata proposta dal senatore da cui prende il nome, Simone Pillon, animatore del Family Day che si batte contro le unioni civili e l'aborto.

Quali sono i punti del Decreto Pillon che lo scorso 10 settembre ha iniziato il suo iter parlamentare in commissione Giustizia del Senato? Scopriamo insieme se rende oppure no la vita più facile alle donne, a lungo penalizzate dalle separazioni, e ai bambini, il cui equilibrio è quello messo più a rischio.

Affido condiviso e nessun collocamento prevalente per i figli

Nella Legge 8 febbraio 2006, n. 54 era stato introdotto l’affido condiviso dei genitori in base al quale in caso di separazione tra coniugi o rottura della coppia di fatto, i figli minori sono affidati al padre e alla madre, tra i quali il Giudice individua il genitore collocatario prevalente: quello con cui i figli minori vivono e presso la dimora del quale viene fissata la residenza anagrafica del minore, stabilendo poi le modalità di visita dell’altro genitore.

GenitoriHDPixabay

Il Ddl Pillon porta invece in auge il principio della bigenitorialità perfetta e quindi, sempre in caso di separazione dei genitori, il figlio o i figli devono avere due domicili in cui dovranno vivere (almeno) per 12 giorni al mese:

Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre, salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore.

Venendo meno il collocamento prevalente del minore presso uno dei due genitori, con il Ddl Pillon verrà meno anche il diritto all’assegnazione della casa coniugale. Nella casa dove la famiglia si era stabilita rimarrà quindi solo il coniuge proprietario o il titolare del contratto di locazione o comodato e, in caso di comproprietà dell’immobile, il coniuge che rimarrà nella proprietà dovrà dare all’altro la metà del valore. Inoltre

Fermo il doppio domicilio dei minori presso ciascuno dei genitori secondo quanto stabilito dal quinto comma dell'articolo 337-ter, il giudice può stabilire nell'interesse dei figli minori che questi mantengano la residenza nella casa familiare, indicando in caso di disaccordo quale dei due genitori può continuare a risiedervi. Quest'ultimo è comunque tenuto a versare al proprietario dell'immobile un indennizzo pari al canone di locazione computato sulla base dei correnti prezzi di mercato.

Questa decisione di costringere il minore a dividersi tra due differenti case/realtà non tiene affatto conto delle abitudini di un bambino o un ragazzo che si vedrà costretto a doversi abituare a una sorta di instabile “doppia vita”.

Nessun mantenimento

Il principio della bigenitorialità perfetta non solo rende inutile il concetto di genitore prevalentemente collocatario ma modifica completamente le modalità di gestione delle spese ordinarie e straordinarie relative ai minori. 

Non esisterà più l’assegno di mantenimento ma i due genitori dovranno dividere tutte le spese la cui misura e modalità

Con cui ciascuno dei genitori provvede al mantenimento diretto dei figli, sia per le spese ordinarie che per quelle straordinarie, attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al proprio reddito secondo quanto previsto nel piano genitoriale, considerando: le attuali esigenze del figlio; le risorse economiche di entrambi i genitori; la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

E, nei casi in cui uno dei due ex coniugi non possa permettersi alcun tipo di divisione delle spese, "Il giudice stabilisce, ove strettamente necessario e solo in via residuale, la corresponsione a carico di uno dei genitori, di un assegno periodico per un tempo determinato in favore dell’altro a titolo di contributo al mantenimento del figlio minore. Nel medesimo provvedimento deve anche indicare quali iniziative devono essere intraprese dalle parti per giungere al mantenimento diretto della prole, indicando infine i termini entro i quali la corresponsione di assegno periodico residuale verrà a cessare."

Ciò vuol dire che se una donna ha sempre fatto la casalinga o ha lasciato il lavoro per i figli, come spesso accade in una società dove è complesso portare avanti il doppio ruolo di madre e lavoratrice, dovrà immediatamente cercarsi un impiego sempre che la sua situazione di instabilità economica - nonostante l’assegno di separazione o divorzile - sia vista a discrezione del giudice come una situazione che effettivamente necessiti di un assegno periodico a tempo limitato.

Mediazione familiare obbligatoria

Con questa riforma viene anche introdotto un contestato procedimento di mediazione, attraverso la figura di un mediatore familiare. Professionista le cui spese sono a carico della (ex) coppia:

La partecipazione al procedimento di mediazione familiare è volontariamente scelta dalle parti e può essere interrotta in qualsiasi momento. L’esperimento della mediazione familiare è comunque condizione di procedibilità secondo quanto previsto dalla legge qualora nel procedimento debbano essere assunte decisioni che coinvolgano direttamente o indirettamente i diritti delle persone minorenni.

La mediazione tra coniugi con uno o più figli è quindi obbligatoria e prende in considerazione le realtà in cui vi sono casi di violenza domestica dove chi subisce abusi (nella maggioranza dei casi le donne) non può palesare al partner la decisione di separarsi, che - come la triste storia della violenza di genere insegna - potrebbe far scattare in un soggetto violento reazioni pericolose e men che meno parlarne innanzi a un mediatore e faccia a faccia con il suo aguzzino.

DivorzioHDPixabay

L’obbligo della mediazione familiare va infatti contro all’articolo 48 della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica:

Le parti [ovvero gli Stati firmatari di cui fa parte l’Italia] devono adottare le necessarie misure legislative o di altro tipo per vietare il ricorso obbligatorio a procedimenti di soluzione alternativa delle controversie, incluse la mediazione e la conciliazione, in relazione a tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione.

La modifica all’articolo 337 quater del Codice Civile

L’articolo 337 quater del Codice Civile stabilisce che 

Il giudice può disporre l'affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore… Il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha l'esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice.

Ciò vuol dire che in casi di situazioni - a detta di un magistrato - particolarmente delicate il minore è quantomeno tutelato, cosa che non avviene nel DDL Pillon dove bisogna garantire il diritto del minore alla bigenitorialità: "Il giudice, nei casi di cui all’art. 337-ter, comma 2, può disporre temporaneamente l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore. In ogni caso deve garantire il diritto del minore alla bi-genitorialità disponendo tempi adeguati di frequentazione dei figli minori col genitore non affidatario e promuovendo azioni concrete per rimuovere le cause che hanno portato all’affidamento esclusivo."

Alienazione genitoriale

Il Ddl Pillon entra nel merito, con gli articoli 17 e 18, della così detta Sindrome di alienazione parentale o Sindrome da alienazione genitoriale, malattia mentale mai entrata nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e teorizzata dallo psichiatra forense americano Richard Gardner.

Tale sindrome sarebbe una forma di malattia psichiatrica sviluppata da un minore che nel bel mezzo di una separazione conflittuale viene plagiato da uno dei genitori - di solito quello affidatario - attraverso un lavaggio del cervello che lo mette contro l’altro genitore, arrivando addirittura ad accusarlo di violenza sessuale.

Genitori e figliaHDPixabay

L’alienazione parentale, non riconosciuta come un disturbo mentale dalla maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale, viene comunque scongiurata a priori nella riforma Pillon che sancisce che, nel caso un genitore insista a opporsi alle frequentazioni del bambino da parte dell’altro con una “condotta pregiudizievole” (che però alla base potrebbe avere motivazioni serie) o anche nel caso in cui sia il bambino stesso a “mostrare rifiuto, alienazione o estraniazione”, il giudice può stabilire l’affidamento del minore servizi sociali e il suo ricollocamento in una struttura protetta.

In tale struttura il minore affronterà “uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità”. Tutto ciò sulla base di un'incerta patologia che mette in secondo piano quello che potrebbe essere un vero e proprio grido di aiuto di un bambino che, per  ragioni veritiere, mostra "rifiuto, alienazione o estraniazione" nei confronti di uno dei suoi genitori.

Questi sono fondamentalmente i punti che più hanno fatto storcere il naso alle associazioni che si occupano della famiglia e di violenza contro le donne tra cui il Movimento per l’Infanzia e D.i.Re “Donne in rete contro la violenza” che su Change.org ha addirittura dato il via a una petizione che ha raccolto ben 75 mila firme.

Che ne pensate di questo decreto?

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