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Alyssa Milano: 'Ecco perché non ho denunciato la violenza sessuale che ho subito'

Ci sono molte ragioni per cui la vittima di uno stupro può decidere di non denunciare. A spiegarlo è Alyssa Milano, rifacendosi al caso di Christine Blasey Ford, che in queste ore ha accusato di violenza sessuale il giudice Brett Kavanaugh.

Alyssa Milano Getty Images

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Negli Stati Uniti, in questi giorni non si fa altro che parlare del caso di Christine Blasey Ford.

La Ford, psicologa e docente universitaria, ha accusato di violenza sessuale il candidato giudice alla Corte Suprema americana Brett Kavanaugh, supportato e scelto dal presidente Donald Trump. Il fatto risalirebbe a diverso tempo fa, a quando la donna è stata stuprata da un allora giovane Kavanaugh a una festa del liceo.

Come avviene spesso, anche Christine non aveva mai denunciato quanto accaduto, fino a quando non è uscita allo scoperto proprio nelle ultime ore. Questo caso sta facendo molto discutere - verranno aperte delle indagini - e ha contrariato il Presidente Trump, che ha chiesto pubblicamente alla Ford su Twitter per quale motivo non abbia denunciato prima.

Innumerevoli le polemiche, che hanno dato vita al movimento social #WhyIDidntReport, ossia "perché non ho denunciato".

Al coro di proteste si è unita anche Alyssa Milano. L'attrice di Streghe e di Insatiable ha raccontato la propria esperienza su Vox, rifacendosi proprio al caso di Christine Blasey Ford: "Quando sono stata violentata non ero molto più grande di Christine Blasey Ford ai tempi in cui, presumibilmente, venne stuprata da Kavanaugh", ha esordito l'attrice.

Ho osservato inorridita come i politici e gli esperti hanno rifiutato di credere o prendere sul serio queste accuse. Mi ci sono voluti anni dopo la violenza che ho subito, mi ci sono voluti tre decenni solo per dire ai miei genitori che fosse accaduto. Non ho mai presentato una denuncia, non l'ho mai detto alla polizia, non ho mai cercato giustizia perché per non è mai stata un'opzione.

La Milano ha condiviso le sue sensazioni più intime e le sue paure, accompagnate da quel senso di vergogna che, purtroppo, accomuna molte donne che subiscono violenza:

Per me, far sentire la mia voce significava rivivere uno dei momenti peggiori della mia vita. Significava riconoscere l'esistenza del mio aggressore quando non volevo altro che dimenticare che gli era stato permesso di camminare su questa Terra. Questo è ciò che prova ogni vittima. Raccontare le nostre storie significa essere vulnerabili agli attacchi pubblici e al ridicolo, quando la nostra unica colpa è stata proprio quella di essere aggredite.

Quella di Alyssa Milano è solo una delle tante voci che si sono unite a questo coro di protesta. Quando finirà tutto questo?

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