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Caso Weinstein: Ashley Judd può far causa solo per diffamazione

Harvey Weinstein non è riuscito a bloccare l'azione legale di Ashley Judd nei suoi confronti, ma l'attrice potrà citarlo in giudizio solo per diffamazione, e non per molestie sessuali.

Ashley Judd Getty Images

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Un giudice federale in California ha deciso, mercoledì 19 settembre, che Ashley Judd può proseguire la sua azione legale contro Harvey Weinstein, ma limitandosi ai capi d’accusa di diffamazione e interferenza illecita e non anche di molestie sessuali.

Nella propria denuncia, infatti, Ashley Judd aveva affermato di essere divenuta una vittima di Weinstein quando il produttore le fece delle proposte in una stanza d’hotel circa 20 anni fa; l’attrice asserisce di essere riuscita a liberarsi di lui dopo aver finalmente accettato di permettergli di toccarla se avesse vinto un Oscar.

In seguito la Judd era in trattative con Peter Jackson, sul punto di assicurarsi un importante ruolo ne Il Signore degli Anelli, ma l’opportunità svanì - dice l’attrice - dopo l’intromissione di Weinstein o qualcuno della Miramax (la casa di produzione dei fratelli Weinstein) che avrebbe avvisato al regista neozelandese su quanto la Judd fosse “un incubo” sul set.

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My statement about this momentous day. Look for my upcoming OpEd in @time. “That Harvey Weinstein, a powerful man who thrived and flourished as he shattered and abused women in a culture of impunity was arrested and charged is resoundingly significant. It is a watershed event, an irreversible pivot away from tacit and explicit license to exploit to a ground of firmer boundaries and clarity about unacceptable behavior no longer being tolerated. These images of Harvey in handcuffs are possible because of the voices, backbone, determination demonstrated by survivors, and the journalists who reported our stories, in spite of the unknown and retaliation.” #harveyweinstein #metoo @timesupnow

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Il giudice Philip Gutierrez però, un giorno dopo aver ascoltato le motivazioni della richiesta di Weinstein di rigettare il caso, ha esaminato la regolare costituzione delle parti.

L’attrice ha detto di aver saputo dell’intromissione di Weinstein nella questione dell’ingaggio per Il Signore degli Anelli grazie all’intervista rilasciata da Peter Jackson a dicembre del 2017 in cui veniva raccontato l’accaduto. Il produttore ha dunque eccepito che la Judd avrebbe dovuto indagare in maniera approfondita, ma la donna ha replicato sottolineando quanto fosse improbabile che un potente produttore e distributore potesse mai rivelare qualcosa del genere in confidenza e rovinare un rapporto. Il giudice dunque scrive nella sua sentenza che Ashley Judd a questo punto può solo lamentare una “plausibile interferenza”, di cui non avrebbe saputo nulla senza le dichiarazioni di Jackson.

Gutierrez ancora decreta che la Judd ha presentato un’accusa regolare di diffamazione. Weinstein ha tentato di controbattere che quando aveva affermato di aver avuto “brutte esperienze” con la Judd, si trattava di una dichiarazione non perseguibile. L’attrice ha però ribattuto di essere in grado di provare la falsità di tali affermazioni, “perché il convenuto non aveva avuto alcun rapporto professionale con lei, e la sua breve esperienza di due giorni sul set del film Smoke prodotto da Miramax (durante la quale non ha interagito con il convenuto) è stata del tutto positiva”. La corte ha concordato con lei.

Quanto invece all’accusa di molestie sessuali, il giudice asserisce di essere scettico riguardo al fatto che la norma invocata (California Civil Code Section 51.9) possa “essere correttamente applicata ad una relazione tra un potenziale datore di lavoro ed una possibile impiegata”. Non si tratta dunque un giudizio sulla possibilità di far causa per molestie sessuali, quanto di un necessario giudizio sui requisiti di forma con cui l’azione legale può essere intrapresa.

“[La signora Judd] afferma che la norma invocata regola la molestia nelle “relazioni di potere” ma nell’articolo non si usa quell’espressione. [...] Un possibile impiegato generalmente ottiene l’impiego dopo uno o più colloqui (e poi trova protezione nelle leggi sulle molestie sessuali applicabili alle relazioni di lavoro), oppure non ottiene il posto, per cui il rapporto di lavoro si conclude. La natura temporanea di un potenziale rapporto di lavoro è qualitativamente diversa da quella dei rapporti, perlopiù permanenti, contemplati esplicitamente dalla norma”.

La Judd aveva presentato il suo caso come quello delle molestie sessuali perpetrate da avvocati, medici o insegnanti (di cui fa menzione la legge invocata) ma il giudice dichiara che nella sua fattispecie Weinstein non aveva quel tipo di responsabilità professionale.

Si tratta in effetti di un’area grigia della normativa, e lo stesso Gutierrez lo riconosce. Ora dunque Ashley Judd riformulerà l’accusa per presentare una nuova imputazione per molestie sessuali.

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