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Lena Dunham nel mirino per le felpe con slogan di body shaming

Qualche giorno fa su Internet si è scatenata una tempesta per alcune t-shirt con slogan di fat-shaming. Nel progetto c’entrava anche Lena Dunham, che ha spiegato cos’è successo.

Lena Dunham in primo piano Getty Images

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Mercoledì su Instagram si sono scatenate polemiche accese per alcune t-shirt  e felpe del brand LPA apparse sul rivenditore online Revolve. Al costo di 189 dollari, circa 160 euro, queste magliette riportavano slogan profondamente offensivi contro donne troppo magre o troppo in carne. Ecco qualche esempio: “Essere grassi non è bello, è una scusa”, “Troppo ossuta per essere disossata”, “Orribile risultato delle femministe moderne” e così via.

L’idea era una provocazione artistica di Lena Dunham, che insieme ad altre celebrity (come Cara Delevingne per la sua magrezza o la modella curvy Paloma Elsesser) si è sentita rivolgere quelle offese tante volte. Ma, indossate da modelle perfette (e forse photoshoppate), alla comunità online quelle t-shirt sono apparse come un vero e proprio fat shaming.

I social si sono scatenati attaccando sia Revolve che Lena Dunham.

La Dunham si è difesa con un lungo post su Instagram, corredato da un dipinto di Rubens. La regista ha spiegato che la campagna è stata completamente fraintesa e decontestualizzata.

Per mesi ho lavorato a una collaborazione con LPA attraverso la casa madre Revolve, su felpe che mettono in evidenza le citazioni provenienti da donne famose che hanno sperimentato la pesca alla traina e gli abusi su Internet. Questa è una causa molto vicina al mio cuore e il ricavato è stato destinato a enti di beneficenza che aiutano le giovani donne a esprimersi attraverso la scrittura e l'arte. Senza consultare me o nessuna delle donne coinvolte, Revolve ha presentato le felpe su donne bianche magre, senza mai pensare al fatto che differenza e individualità sono ciò che viene punito su Internet, o che la mancanza di diversità nella rappresentazione è una parte enorme del problema (in effetti, il problema stesso). Di conseguenza, non posso sostenere questa collaborazione o prestare il mio nome in alcun modo.

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For months I’ve been working on a collaboration with my friend Pia’s company LPA through parent company @revolve - sweatshirts that highlight quotes from prominent women who have experienced internet trolling & abuse. This is a cause very close to my heart and the proceeds were meant to benefit charities that help young women by empowering them to express themselves through writing and art. Without consulting me or any of the women involved, @revolve presented the sweatshirts on thin white women, never thinking about the fact that difference and individuality is what gets you punished on the Internet, or that lack of diversity in representation is a huge part of the problem (in fact, the problem itself.) As a result, I cannot support this collaboration or lend my name to it in any way. This isn’t meant to shame Pia or the great work she’s done with LPA. I am deeply disappointed in @revolve’s handling of a sensitive topic and a collaboration rooted in reclaiming the words of internet trolls to celebrate the beauty in diversity and bodies and experiences that aren’t the industry norm. *** I’d like to especially extend my love and support to @palomija, whose quote was the first to be promoted and mangled. She’s a hero of mine. Like me, she gave her quote in good faith and shared her vulnerability in order to support arts education and to spread her message of empowerment, and she wasn’t consulted in the marketing. Not an ounce of negativity should be sent her way. *** My only goal on this planet is to empower women through art and dialogue. I’m grateful to every woman who shared a quote and so disappointed that our words were not honored. As a result, I will be making a donation to the charity of every woman’s choice who was wronged with me and I hope that @revolve will join me with a contribution of their own. *** P.S. This Rubens painting makes me happy because it’s about women joining in love, but he didn’t recognize diversity at all- he just loved curvy butts. Problematic fave.

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La replica di Revolve è arrivata via Instagram.

Le immagini prematuramente pubblicate su Revolve non solo sono state incluse senza il contesto della campagna generale, ma sfortunatamente hanno caratterizzato uno dei pezzi su una modella la cui taglia non rifletteva il messaggio sulla positività del corpo. Noi di Revolve ci scusiamo sinceramente con tutti coloro che sono coinvolti, in particolare Lena, Emily, Cara, Suki e Paloma, i nostri fedeli clienti e la comunità nel suo insieme per questo errore. 

Riusciranno a riparare a questa grave scivolata?

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