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Iran, la sfida di Parisa: la prima fotografa di calcio maschile

È salita su un tetto, ha compiuto un gesto elementare per lei, fotografa professionista. Eppure è entrata nella storia.

tifosa iraniana Getty Images

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Donne e calcio: in Iran è una narrazione complicata. Come parlare semplicemente di sport, in un Paese in cui la presenza stessa delle donne allo stadio è tassativamente vietata? Facile da intuire, quindi, per quale motivo essere una donna e fotografare una partita di calcio, come ha fatto Parisa Pourtaherian, non sia affatto un gesto scontato. E finisca per essere quasi rivoluzionario.

Tifose iranianeHDGetty Images

La cronaca aveva raccontato, ad aprile, delle cinque ragazze travestite da uomo pur di entrare nell'impianto di Teheran, mentre solo quest'estate, in occasione dell'amichevole tra Spagna e Iran, alle donne è stato permesso di accedere all'Azadi Stadium. Era la prima volta, dalla Rivoluzione islamica del '79. Proprio per questo, lo scatto di Parisa Pourtaherian, quella foto nella foto, è destinato a fare il giro del mondo.

Parisa Pourtaherian, la prima fotografa di calcio maschile in Iran

La scena non è inedita, in realtà: è un grande classico del calcio, specialmente negli stadi di provincia dove gli impianti sono costruiti a ridosso delle case. Sembra che i balconi dei palazzi intorno al Matusa, il vecchio campo del Frosinone, si affollassero durante le partite perché fin da lì era possibile seguire le partite. Anni fa, invece, a Roma ci si arrampicava su Monte Mario, pur di dare una sbirciata alle gare che si giocavano allo Stadio Olimpico.

Una cosa molto simile è quanto ha deciso di fare Parisa Pourtaherian lo scorso 27 luglio, anche se in questo caso non c'era da aggirare uno stadio stracolmo da tutto esaurito né il costo dei biglietti. In Iran, c'è da farsi spazio e superare gli argini di una legge che impedisce alle tifose di godersi una partita di calcio allo stadio e a una professionista come lei di fare il proprio lavoro.

Sì, perché Parisa si è laureata all'università di Teheran, è una fotografa professionista per l'agenzia di stampa Photoaman ma non può seguire la partita (Nassaji Mazandaran-Zob Ahan, in quel caso) né scattare le sue foto.

E allora, necessità fa virtù: a Parisa tornano in mente le foto dei tifosi che si accalcano sui tetti delle case intorno allo stadio Vatan pur di seguire la partita e decide di fare lo stesso. Una soluzione niente affatto semplice: gli abitanti le negano l'accesso diverse volte. Ma prima dell'ennesimo rifiuto, c'è qualcuno che le permette di entrare. Sul tetto, Parisa Pourtaherian inquadra il campo da calcio. E può scattare la sua foto.

Iran, "divieto di calcio" alle donne

Se qualcuno, tra i colleghi presenti allo stadio, non avesse fotografato Parisa, la scena sarebbe caduta nell'oblìo. Invece è destinata a fare la storia. Eppure per lei, fotografa professionista che ha coperto eventi sportivi in patria (soprattutto pallavolo) ma anche in Germania, Austria o Svezia, catturare immagini dovrebbe essere la cosa più normale del mondo. 

"Per la pallavolo, la pallacanestro e l'atletica leggera le restrizioni sono minori e ci è permesso entrare negli stadi. Ma il calcio è ancora tabù"

Ha spiegato così quanto accaduto, Parisa. Talmente un tabù che persino la narrazione delle donne nel calcio finisce per diventare bersaglio della repressione. 

È successo al regista Jafar Panhai, bandito dal cinema per 20 anni e condannato al carcere per 6 dopo l'uscita di Offside, documentario del 2006 in cui raccontava la storia di un gruppo di ragazze vestite da uomini per accedere all'Azadi Stadium nel 2005. Si disputava la qualificazione ai Mondiali tra Iran e Giappone, una sfida tristemente nota per i disordini successivi al fischio finale, nei quali persero la vita 6 persone schiacciate dalla calca.

In quell'occasione, le ragazze - vestite con abiti maschili - riuscirono a entrare nello stadio, ma alcune di loro furono scoperte. Vennero rinchiuse in un recinto improvvisato, lontano dal campo, dove era possibile seguire la partita solo interpretando le reazioni degli altri tifosi che la stavano vedendo.

Questa, d'altronde, è solo una delle manifestazioni dell'oppressione, in un Paese come l'Iran caratterizzato da profonda disparità di genere, in cui la repressione (come per la protesta delle attiviste che negli ultimi mesi hanno deciso di levarsi pubblicamente il velo) sa essere feroce.

Dopo questo primo gesto di disobbedienza, Parisa Pourtaherian è salita su altri tetti, altre volte. Aspettando che non sia più necessario farlo, per fotografare il calcio. 

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