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Venezia 75, Ryan Gosling presenta Il primo uomo: 'Sono canadese ma interpreto un eroe americano'

Ryan Gosling sbarca a Venezia 75 per presentare Il primo uomo e racconta della sua amicizia con Damien Chazelle e di come sia stato intenso diventare per lui un astronauta.

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Non si presentò a Venezia quando George Clooney presentò Monuments Men. Due anni fa - assente giustificato perché sul set di Blade Runner 2049 - lasciò ad Emma Stone il compito di introdurre il film che le sarebbe valso l'Oscar come miglior attrice La La Land. Stavolta Ryan Gosling non bidona la Biennale e si presenta di buon mattino. Vestito con un elegante completo marrone, il divo è tra le prime stelle ad approdare in laguna. 

L'attore Ryan GoslingHDGettyImages
Ryan Gosling racconta a Venezia 75 il suo sodalizio con Damien Chazelle

Stavolta non poteva proprio mancare: è l'assoluto protagonista di Il Primo Uomo, il nuovo film del regista Damien Chazelle, un intenso racconto di come Neil Armstrong divenne il primo uomo a toccare il suolo lunare. In conferenza stampa il regista di La La Land (che presenta un film a Venezia per la terza volta) e il suo protagonista hanno raccontato perché sono tornati a lavorare insieme. 

Quando incontrai Damien mi parlò subito di questo progetto ma mi disse che prima di girarlo voleva realizzare un musical. Ho finito per dargli una mano anche con il progetto musicale, che era ovviamente La La Land. La nostra intenzione originaria, quella di cui discutemmo seriamente in quel primo incontro, era di raccontare Neil Armostrong come mai era stato fatto prima. 

Così Ryan Gosling, fiero delle proprie origini canadesi, si è ritrovato a calarsi nei panni di uno dei più grandi eroi della storia statunitense, diretto da un regista americano ma con origini francofone, così come denunciato dal suo cognome.

Il regista Damien ChazelleGettyImages
Continua la luna di miele tra Chazelle e Venezia: il regista di La La Land apre la 75esima edizione con The First Man

Gosling sorride a chi gli chiede se questa consapevolezza non l'abbia messo in difficoltà:

Credo sia molto chiaro che il nostro approccio voleva essere quello di raccontare non l'impresa solitaria di un uomo, bensì un traguardo raggiunto collettivamente dall'umanità, a costo di enormi sacrifici. Studiando il carattere di Neil ho constatato più volte quanto usasse la sua celebrità per mettere sotto i riflettori le 4000 persone che alla NASA avevano lavorato a vario titolo nella missione. Era davvero un uomo umile.

La differenza caratteriale tra Gosling e Armstrong non potrebbe essere più accentuata. Tanto il divo canadese è aperto e alla mano, con quel sorriso sornione perennemente dipinto sulle labbra, tanto l'uomo che il film racconta è introverso, quieto, taciturno. Ad aiutare Ryan Gosling a calarsi nei suoi panni senza tradirne l'indole ci ha pensato un incredibile lavoro di ricerca: 

Non ho mai avuto così tanto aiuto come in questo film: la sue ex moglie, i suoi figli, sua sorella, i suoi amici: tutti hanno parlato a lungo con me e mi hanno raccontato il loro Neil, i ricordi che avevano di quegli anni per lui così intensi e difficili. Persino la NASA mi ha fatto visitare gli ambienti dove si è svolta la storia raccontata nel film. 

La distanza tra Neil Armostrong e Ryan Gosling non è solo caratteriale ma anche professionale, come racconta divertito l'attore. 

Durante la preparazione del film ho preso delle lezioni di volo. Neil ha imparato a volare ancor prima di prendere la patente, impresa che è riuscita forse solo a Harry Potter. Era un pilota formidabile, uno dei migliori della storia. Dopo qualche lezione teorica e pratica, ho capito che io non lo sono. Per niente. 

Il direttore della Mostra Barbera lo aveva ampiamente anticipato: Il primo uomo è un film profondamente diverso dai toni e contenuti di La La Land, che mostra un Damien Chazelle più introspettivo e maturo. Un regista ormai padrone della tecnica, con una voce unica, che però ha voluto continuare la sua collaborazione con Ryan Gosling.

Damien Chazelle non era nemmeno nato quanto Neil Armstrong lascio la prima impronta umana sulla Luna. Perché ha deciso di fare un film a riguardo? Il regista spiega di essere cresciuto con quell’immagine iconica, dandola per scontata. Per tante persone della sua generazione l'allunaggio è un dato di fatto, qualcosa di semplice.

Il Primo Uomo invece segue passo a passo una missione che spesso somiglia a un salto nel buio, con costi economici e umani davvero enormi.

Da piccolo vidi in un museo uno dei modulo originali Gemini. Pensai si trattasse solo di una parte del velivolo e quando scoprii che in realtà due uomini erano andati nello spazio dentro una scatola di latta così minuscolo, rimasi affascinato. Volevo raccontare cosa spinge delle persone a mettere la loro vita a rischio per inseguire un'idea così pericolosa. 

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