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Donne nel pallone: viaggio nel mondo delle tifose di calcio in Italia

Le donne amano il calcio. E fanno sul serio da almeno 40 anni.

Tifosa Europei 2016 Getty Images

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Se siete tra quelle persone (ancora) convinte che il calcio sia un mondo a scarsa permeabilità femminile, vi conviene continuare a leggere: alla fine vi ricrederete. Chi pensa che le donne e il pallone siano due mondi ermeticamente separati, infatti, si sbaglia di grosso. 

Dalle giornaliste, alle personalità impegnate in ruoli dirigenziali, passando per le tifose sugli spalti: impossibile resistere al fascino del calcio. Investe tutti, nessuna distinzione. Nemmeno di genere.

Sebbene nelle convinzioni di alcuni sia impossibile spiegare il fuorigioco a una donna senza paragonare la palla a una borsetta, la realtà non c'entra molto con gli stereotipi. E parla di una storia che è già tradizione. 

Donne tifose: un po' di storia

Vicky Sparks ai Mondiali per la BBCHDGetty Images

Le radici del tifo femminile in Italia sono più antiche di quanto si possa pensare: "Il fenomeno delle donne tifose in realtà non è recentissimo.

Ci sono dei gruppi di sole donne tifose già negli anni '70.

come ci spiega la giornalista Marta Elena Casanova, autrice del libro "Tifose. Le donne del calcio", edito da Odoya, in cui ha studiato e ricostruito storia e situazione attuale delle tifoserie al femminile. 

La prima intuizione di un gruppo di donne ha innescato un entusiasmante effetto domino: "Il primo club nasce nel 1971: è il Milan Club Stella Saronno. Nel '77 nasce il gruppo delle tifose del Pescara.

Le donne sono appassionate di calcio da decine di anni. Ed è un fenomeno destinato a crescere, calcolando che una su quattro attualmente si interessa fortemente al calcio.

Calcio, passione femminile

tifosa di calcio donna italiana allo stadioHDGetty Images

Tra i primi club c'è appunto quello delle pescaresi, il club delle Donne Biancazzurre fondato 41 anni fa da Nella Grossi, oggi Presidentessa dell'Anfissc, l’Associazione che raccoglie tutte le tifose italiane.

Le prime emozioni allo stadio le ha scoperte guardando il Milan, poi però si è riconosciuta nell'amore per la squadra del suo territorio.

La storia che ci ha raccontato Nella è una di quelle romantiche e passate. Di un'Italia che sembra così lontana.

Andavo allo stadio a Montesilvano, mentre con la radiolina ascoltavo il Milan. Ero una ragazzina.

L'amore per il calcio è talmente forte da convincerla a spostare il matrimonio. Sì, esatto, avete capito bene.

Tutto, pur di assistere a Milan-Real Madrid. Basta far coincidere il viaggio di nozze con l'appuntamento attesissimo alla Scala del calcio:

Abbiamo anticipato la data del matrimonio da settembre a giugno quando ho capito che proprio a settembre ci sarebbe stata quella partita. Volevo assolutamente vederla dal vivo.

L'amore per il calcio e quello per il suo consorte, che ha sempre assecondato la sua passione: "Gli dissi: se dobbiamo iniziare un rapporto sappi che io sono appassionata di calcio.

Faccio prima ad abbandonare te che la mia squadra!

Ma non ce n'è mai stato bisogno. Ha sempre appoggiato in tutto e per tutto la mia passione. Per oltre 53 anni di matrimonio". 

Tifose, aggregazione al femminile

Proprio durante quella partita a San Siro, in Nella Grossi si è fatta spazio l'idea di fondare un club tutto al femminile. "È lì che mi è venuta l'idea di fondare il club delle Donne Biancazzurre".

E per queste tifose, il calcio diventa molto più che intrattenimento: "Dal 1958 sono col Pescara e non l’ho lasciato più. Mio figlio a 3 mesi era in Curva Sud. A un anno e mezzo a Milano, con il viaggio in pullman di notte."

Un gruppo fondato con una missione in testa:

Lo abbiamo creato perché già 40 anni fa volevamo vivere la partita come uno spettacolo, avversari sul campo ma amici sugli spalti. Volevo creare un gruppo per creare aggregazione, non odio.

D'altronde, questo è lo stesso proposito perseguito anche da Delia Romano. Il suo amore, quello per il Palermo, la città in cui vive, nasce da lontano. E l'ha spinta ad aggregare intorno a sé tante altre donne appassionate per i colori rosanero: "Ho ereditato la passione per il calcio da mio padre. Sono abbonata allo stadio da 17 anni, sono andata anche a seguire il ritiro della squadra". 

Tifose PalermoHDFox

Da circa due anni, Delia ha creato un gruppo Facebook, Amiche Tifose Rosanero. Una piazza virtuale nella quale condividere la propria passione per il calcio, da estendere anche nella vita vera: "La particolarità del nostro gruppo è che è composto da sole donne. Qui c'è anche il Rosanero Girls, ma lì sono iscritti anche uomini.

La mia idea invece era di formare un gruppo composto da solo donne: di ogni età, di ogni professione. Tutte diverse, unite solo dall'amore per il Palermo.

Agguerrite e determinate: di certo, l'amore di queste tifose non si piega di fronte alle difficoltà: "Il nostro modo di vivere il tifo è diverso, perché diversa è la nostra indole. Più emotiva, più passionale. caratteristiche che ci rendono più vicine alla squadra".

"Quando i tifosi uomini hanno iniziato a contestare il presidente del Palermo, Zamparini, esortando a disertare lo stadio, ho notato che noi donne continuavamo a fare l'abbonamento. È lì che mi sono convinta a creare il gruppo", ha spiegato. 

Tifose in Curva

I gruppi femminili sono stati generalmente accolti positivamente da quelli maschili. "Sin dall’inizio ci hanno accettato con rispetto - racconta ancora Nella Grossi - non abbiamo mai avuto problemi. Mai nessun caso di sessismo, non solo in Italia, ma anche all’estero".

Certo, non sempre è filato tutto liscio: "Ancora ricordo un Brescia-Pescara, era un sabato santo. Avevamo perso 2-0, siamo passate con il pulmino davanti ad un bar...

Ci hanno preso a sassate la mattina di Pasqua. Nessun danno, ma che spavento. Però neanche in questa spiacevole circostanza ci è mai venuto in mente di rispondere alla violenza con la violenza, neanche verbale. Neanche per scherzo.

A Palermo, invece, c'è stata giusto qualche battutina, racconta Delia: "Da parte degli altri gruppi di tifosi non sono mancati dei piccoli sfottò. C'era chi ci diceva che non eravamo competenti come loro. Ma non abbiamo mai avuto problemi, nemmeno in Curva. D'altronde, il tifo e il calcio servono per unire, è quella la bellezza: ritrovarsi perseguendo uno scopo e condividendo un'emozione. Con tutti, donne e uomini". 

Per questo, Delia non ha ancora digerito il volantino diffuso sabato scorso in Curva Nord all'Olimpico, da alcuni laziali, nel quale si affermava come le donne non fossero gradite nelle prime dieci file del settore:

È triste che ci sia chi vorrebbe impedire alle donne di frequentare le zone più calde della Curva Nord della Lazio. 

Non questione di sessismo, avrebbero poi specificato gli autori del gesto, ma di sicurezza: "Io in Curva ci vado da una vita", ha replicato Marta Casanova. "Andavo anche in trasferta con gli ultras. So che qualcuno può non essere tranquillo. Ma so anche che se si vuole parlare di sicurezza, negli stadi oggi ci sono ovunque telecamere e chi sgarra viene subito individuato e punito", ha sottolineato.

Il problema sicurezza, semmai, riguarda le zone adiacenti agli impianti: "I disordini non si verificano più dentro allo stadio, come una volta, ma fuori. Dire che le donne non dovrebbero andare in determinate zone dello stadio per salvaguardarsi non è corretto".

L'episodio ha scosso molto le tifose italiane, Nella Grossi compresa:

I responsabili della lettera hanno solo dimostrato di essere molto, molto arretrati e di ignorare completamente l’emancipazione della donna nel mondo del calcio nell’ultimo mezzo secolo.

"Se queste persone rappresentano una minoranza, qualcuno della maggioranza dovrebbe prendere la parola e allontanarli. Che si abbia il coraggio di farli uscire allo scoperto.

Dovrebbe intervenire il Presidente in persona.

Così ha concluso la Presidentessa dell'Anfissc ai nostri microfoni.

Le donne nel calcio italiano: i numeri

Le donne oggi si organizzano. Vanno insieme allo stadio, anche in trasferta. "E chi non va allo stadio, segue comunque il calcio con costanza", chiarisce Casanova.

Un fenomeno che, ovviamente, non coinvolge solo il nostro Paese: "In Italia le tifose sono circa il 25%. In Francia, in Spagna, in Germania intorno al 30%. Paesi come la Turchia invece arrivano addirittura al 60%".

La Turchia, in effetti, è un caso particolare: "Lì c'è una lunga tradizione. Il tifo femminile qui è stato anche un po' incentivato. Per esempio, quando i dirigenti del Fenerbahce hanno vietato l'ingresso allo stadio agli uomini, permettendo l'accesso solo a donne e bambini, per punire e arginare i tifosi violenti (è successo nel 2011, ndr)".

Tifose ai MondialiHDGetty Images

Ma perché decidere di formare un gruppo esclusivamente femminile? "Inizialmente sono nati quasi in maniera giocosa. Però, certo, c'era anche la voglia di ribadire: siamo donne, ma non per questo non capiamo niente di calcio. Nessuno tra i gruppi che ho analizzato io, però, è nato per protesta".

Anche se in maniera giocosa, il messaggio resta quello: "Quando ti senti sempre dire che sei donna, che non capisci nulla di calcio, hai voglia di ribadire come non sia così. Comunque, questi gruppi non restano isolati, ed entrano in contatto con gli altri, quelli misti o esclusivamente maschili". 

Dirigenti femminili nel calcio

Non solo tifose, le donne si fanno largo anche nei club occupando ruoli dirigenziali: "In Inghilterra e in America ci sono molte più presenze femminili - continua Casanova -. Certo, gli Stati Uniti sono un caso a sé, calcolando che davvero lì il calcio è un po' donna, ci sono moltissime calciatrici. In Italia si paga il retaggio di uno sport nato per uomini e ritenuto ancora una cosa tra uomini. Però qualcosa sta cambiando".

Donne dirigenti sportive? Perché no: "Ci sono delle personalità femminili nelle società, ma le grandi cariche in Italia sono ancora per le mogli di, le figlie di. Basti pensare alla vicepresidentessa del Napoli, la moglie di De Laurentiis. Alla Sampdoria, c'è la figlia di Ferrero, Vanessa. Comunque, si sta muovendo qualcosa, ci sono tante donne che fanno cose molto belle per il calcio, per esempio Katia Serra".

Proprio lei è riuscita a introdurre molte tutele per le calciatrici professioniste: "Nel ruolo di Responsabile del Settore Calcio Femminile A.I.C. sta ottenendo molto per loro, prima non avevano tutele. Giocatrici della Nazionale trattate come fossero in una categoria dilettantistica".

Insomma, le donne possono davvero fare grandi cose: "Oggi si può anche prendere il tesserino per il management a Coverciano. Come al solito, però, siamo condannate a lavorare il doppio per dimostrare a qualcuno di essere capaci di fare quel lavoro come e quanto un uomo".

Calcio, donne e giornalismo

Non solo dirigenti e tifose. Le donne sono anche croniste. In tribuna stampa, a bordocampo, negli studi televisivi: pronte a raccontare un universo che fino a qualche anno fa veniva letto come un circolo riservato a soli uomini.

"Quello del giornalismo è un settore del calcio in cui le donne sono ormai sdoganate. Forse l'unico in cui vengono accettate senza resistenze", è il parere di Casanova. E infatti, nel panorama italiano non mancano donne competenti che sono riuscite a imporsi in questo campo.

Professioniste come Ilaria D'Amico, con i suoi 15 anni di conduzione di Sky Calcio Show alle spalle; Giorgia Rossi, entrata nelle case di milioni di italiani raccontando gli ultimi Mondiali per Mediaset o Anna Billò di Euro Calcio Show. Senza dimenticare Diletta Leotta, che dopo aver condotto la trasmissione sulla Serie B per Sky è diventata uno dei volti di punta della novità DAZN.

Diletta LeottaHDGetty Images

Tuttavia, il fatto che le donne vengano accolte nell'universo del giornalismo sportivo non significa che questo le renda immuni a manifestazioni di sessismo. Parliamo, per esempio, delle resistenze con cui sono state accolte le telecronache di Vicky Sparks per la BBC ai Mondiali, o di quella tendenza a considerare le croniste come delle icone sexy più che delle professioniste preparate. 

Un atteggiamento, quest'ultimo, che sminuisce la competenza delle giornaliste e che vorrebbe identificare principalmente nella bellezza il loro più grande talento. La cultura maschilista si riflette anche nei tanti casi di reporter assaltate durante il lavoro (a volte persino in diretta tv) e che ha spinto le croniste brasiliane a lanciare una campagna contro le molestie sessuali: "Deixa ela trabalhar", lasciatela lavorare. 

Donne, tifo e solidarietà

Il calcio non è solo uno sport. È anche il pretesto per aiutare gli altri. Questo lo sanno bene anche le tifose come Nella Grossi, sempre in prima linea: "Il figlio neonato di un dipendente del Pescara Calcio doveva essere portato a Bologna per essere operato al cuore".

Il gruppo non è di certo rimasto con le mani in mano: "Abbiamo organizzato una raccolta fondi per aiutare i genitori con le spese, e io mi sono fatta portavoce con il management del Pescara Calcio per far intervenire anche i calciatori stessi nella donazione".

Solo una delle tante iniziative benefiche organizzate:

Dopo la tragedia di Rigopiano abbiamo organizzato una cena per raccogliere fondi per le famiglie delle vittime.

Con un aiuto speciale:

Mandai una mail al Barcellona per chiedere se volevano contribuire… Dopo una settimana è arrivato un pacchetto con le maglie di Messi e di Iniesta. 

"Grazie a questo gesto di solidarietà e ad altre donazioni, siamo riusciti a devolvere oltre cinque mila euro alle famiglie delle vittime di quel tragico incidente all'Hotel Rigopiano".

L'amore può smuovere i mari. Compreso quello per il calcio.

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