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Hair extensions: da dove arrivano i capelli che indossiamo?

C'è tutto un mondo losco e talvolta pericoloso dietro ad extension e parrucche, ma fortunatamente qualcuno sta cercando di cambiare le cose.

Una donna dai lunghi capelli biondi Getty Images

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Chi di noi, guardando le splendide chiome di dive come Ariana Grande o Beyoncé, che fanno della capigliatura un marchio distintivo della propria immagine, non ha sognato di sfoggiare un look simile? Quando vediamo ragazze e donne che sfoggiano acconciature più o meno sofisticate grazie ai loro lunghi e voluminosi capelli, ci può capitare di volerle imitare. E da quando le extension sono diventate accessorio di uso comune, non è più così difficile.

Se si è disposti a pagare cifre di denaro anche piuttosto alte, poi, si possono comprare parrucche ed extension di alta qualità, fatte con capelli veri. Ma ci siamo mai chiesti da dove arrivano questi capelli? Lexy Lebsack, giornalista per il sito Refinery 29 si è posta questa domanda, ed ha finito per intraprendere un lungo percorso alla ricerca di una risposta convincente, che è risultato in un articolo interessante intitolato “Death Threats & $3 Ponytails: What The Fake Hair Trade Is Hiding” (“Minacce di morte e code di cavallo da 3 dollari: cosa si nasconde dietro il commercio di capelli finti”), ed un documentario di poco meno di 12 minuti che lo accompagna.

Nel video scopriamo come anche un’artigiana che si occupa di creare costosissime parrucche fatte di capelli umani, alla quale si rivolgono dive come Naomi Campbell o Sarah Jessica Parker, e che passa settimane a cucire uno per uno i capelli che comporranno la sua opera finale, non sappia in fin dei conti da dove arrivano le ciocche che utilizza per le sue creazioni. Nella tentare di ricostruire il travagliato percorso che tante delle finte chiome seguono prima di approdare in negozi e saloni di bellezza, Lexy racconta la storia di questo commercio, da sempre ammantato di una buona dose di mistero.

Nel 1800 le donne più povere venivano convinte ad essere “rasate come pecore” per guadagnare qualche soldo dalla vendita dei loro capelli (ricordate Piccole donne?), e nei primi del ‘900 in America correva voce che la maggior parte del materiale usato per le parrucche proveniva da “fogne e cadaveri in Cina”.

Addirittura, “i trafficanti di capelli erano considerati persone così losche da essere banditi da Ellis Island”. Ma i capelli sono fonte di guadagno ancora oggi, in un mondo che ama poter cambiare aspetto drasticamente da un giorno all’altro senza sforzo, grazie a prodotti come le extension.

Il video ricorda un episodio avvenuto di recente, quando una ragazza è stata derubata della propria chioma sotto minaccia di una pistola (“Dal punto di vista dei rapinatori, sono soldi facili e veloci”). Ancora, vediamo titoli di articoli che riportano la tragica situazione di donne venezuelane che vendono i loro capelli per avere di che sopravvivere. Nell’articolo pubblicato online, Lexy racconta la storia di una donna vietnamita, Nguyen Thu Thuy, che lavora 16 ore al giorno come contadina e come domestica per poter mantenere la propria famiglia, e prendersi cura della sua chioma con olio di cocco è l’unico lusso che si concede.

Nguyen è stata “corteggiata” da molti che volevano comprare i suoi capelli, e l’offerta massima è stata di 3 dollari (70mila dong), ma lei si è sempre rifiutata, fino a quando non ha saputo di un uomo che viaggia per le campagne del Vietnam in cerca di chiome come la sua, offrendo 100 dollari, l’equivalente del salario di tutta la sua famiglia per un mese, nonché una somma di denaro che le permetterebbe di comprare animali da fattoria che le darebbero di che vivere per anni a venire.

Così Nguyen ha accettato di farsi tagliare i capelli (all’altezza delle spalle) da Dan Choi, un coreano-americano che nel 2017 ha dato via una compagnia che commercia in capelli umani, Remy New York. Questa transazione è vantaggiosa per entrambi: lui ha ottenuto una lucrativa coda di cavallo da vendere ai parrucchieri delle celebrità, e Nguyen la possibilità di ridurre il carico di lavoro e prendersi meglio cura della sua famiglia.

Molto più spesso, però, il commercio di capelli non è così roseo. È infatti un settore completamente privo di regolamentazione che vale miliardi di dollari l’anno, pieno di truffatori che sfruttano donne in difficoltà nei paesi in via di sviluppo, portando loro via i capelli per pochissimi dollari. Questi “hair brokers” pullulano nelle zone devastate da guerre, dove è facile trovare donne disperate.

Per fortuna, qualcuno tenta di andare contro corrente. Come scrive Lexy Lebsack, “man mano che i consumatori diventano più consapevoli di come quanto questo business abbia operato nell’ombra, una nuova compagnia si sta facendo avanti con un modello d’affari che non faccia sentire in colpa i consumatori: il commercio di capelli equo”.

L’industria dei capelli è pensata per approfittare delle donne povere

La Lebsack spiega che lo sfruttamento delle donne in questo settore ha origine dal modo in cui i capelli sono fatti oggetto di marketing. Se si cercano due dei tipi di capelli più richiesti, brasiliani o russi, si trovano migliaia di offerte per “capelli remy vergine”. Remy Hair è una dicitura che indica ciocche di capelli che hanno tutti la stessa direzione dalla radice (a volte anche dalla cuticola, se c’è) fino alla punta.

Sono “vergine” quando non hanno subito trattamenti chimici come la tintura, ed ovviamente la combo “virgin remy” è il meglio che si possa trovare sul mercato, per resa e qualità; questo significa che la domanda è molto più alta della merce offerta, quindi le compagnie che commerciano questi prodotti offrono spesso capelli trattati chimicamente (il che è anche dannoso per chi lavora nelle fabbriche) oppure comprano la materia prima da fonti non rintracciabili. In ultima analisi, chi offre la materia prima è facilmente privo di scrupoli e ricorre anche a rapine armate.

How we source our true virgin remy hair. #REMYNY

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Finché la normativa di ogni paese non esigerà la tracciabilità dei capelli venduti, i criminali che in tutto il mondo sono pronti a fare di tutto per rubare ciocche alle donne. D’altro canto, per poter raccogliere una grande quantità di capelli è necessario che ciascuna donna sia consenziente, dunque la pratica più comune è quella di trovare le persone disposte a separarsene per la minor quantità di denaro possibile nelle zone più depresse del mondo, quali Venezuela, India, Sud Africa, Ucraina, Myanmar ed altri paesi.

I prodotti ai quali affidarsi

La cortina di fumo che nasconde la verità agli occhi degli stessi negozianti e parrucchieri che vendono extension e parrucche rende difficile per i consumatori capire a quali prodotti affidarsi senza sentirsi in colpa. Nell’articolo di Refinery 29 si può leggere che alcune dei brand che cercano di procurarsi capelli in maniera equa sono Greath Lenghts, Woven Hair, e Hailes’ Just Extensions; tutte queste ditte si rivolgono perlopiù in India, dove le donne regalano spontaneamente i loro capelli durante una cerimonia religiosa hindu chiamata tonsura.

Ci sono però donne che non vogliono questi capelli, come le donne ebree chiassidiche, le quali comprano molti prodotti di questo genere ma non vogliono che siano legati ad altre religioni. Inoltre, le capigliature delle donne indiane rientrano naturalmente in una gamma di colori ristretta, per cui anche chi vuole una grande possibilità di scelta su extension di capelli veri non trattati volge lo sguardo altrove, come alla compagnia di Dan Choi, la Remy New York di cui avevamo detto prima.

Questa ditta tiene traccia con esattezza di ogni transazione in cui una donna (come la vietnamita Nguyen) ha accettato di vendere i propri capelli, indicando quindi con assoluta certezza la provenienza dei suoi prodotti e soprattutto permettendo a terze parti (come appunto la giornalista di Refinery 29) di seguire a ritroso la filiera, garantendo la trasparenza del suo commercio e permettendo di parlare direttamente con le donne che hanno deciso di vendere le proprie chiome.

Hi everyone, hosting an AMA on Reddit answering all of your questions. Link in bio.

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Dan Choi ha dato vita al suo brand l’anno scorso, dopo aver lasciato la famiglia (madre e padre sono americani coreani) a New York, e con essa il futuro da agente immobiliare come il papà. Il motivo della sua scelta è la disparità tra paesi ricchi e poveri che aveva scoperta viaggiando, soprattutto in Cambogia, Vietnam e India. Per questo si è stabilito a Ho Chi Minh City, dove sognava di creare una sorta di Alibaba per il Vietnam, e con parte dei proventi costruire scuole nelle regioni rurali.

Mentre lavorava nel reparto di vendite dirette di Amazon si è reso conto dell’enorme potenziale del commercio di capelli, e rendendosi conto di come questo avrebbe potuto aiutare anche tutte quelle famiglie estremamente povere delle regioni che aveva visitato, ha cercato subito di mettere in piedi un brand che sfruttasse una risorsa rigenerabile come appunto i capelli in modo equo e trasparente. L’imprenditore racconta quando vedeva bambini poveri con capelli corti che vendevano caramelle per strada, pensava a quanto li avrebbe potuti aiutare se lui stesso avesse tagliato loro i capelli. Dan Choi sa di aver avuto grandi opportunità grazie alla scelta dei genitori di tentare la fortuna emigrando negli States.

Pensavo: ‘Quello potrei essere io’

Così, vendendo su Amazon giocattoli e minerali, ha guadagnato il capitale con cui ha iniziato a comprare capelli, poi, con l’aiuto di donne che facevano volantinaggio per Ho Chi Minh City e grazie a Facebook Marketplace, ha promosso la sua azienda. Si tratta di una realtà ancora piccola che dà lavoro a 15 persone, eppure, per colpa dei prezzi che offre alle donne per i loro capelli (da 5 a 10 volte più alti della concorrenza), è diventato oggetto di pericolose minacce.

I prezzi offerti da Remy New York cambiano a seconda della lunghezza dei capelli: generalmente le donne non vogliono tagli drastici, quindi decidono di vendere 40 cm (circa 100 grammi) per una cifra pari a 90 dollari; 60 cm possono valere 200 dollari, e se i capelli sono in ottime condizioni - morbidi, senza doppie punte - Dan aggiunge 25 dollari. Choi però difficilmente rifiuta di comprare capelli: ”Cerchiamo di non mandare via nessuno, perché hanno tutti bisogno di aiuto”, e Dan Choi riesce a guadagnare anche da 30 cm di capelli colorati.

Una volta gli è capitato di comprare una coda di cavallo per 450 dollari: “Una quantità di denaro che ha cambiato la vita di quella donna, e una delle code di cavallo più lunghe mai viste… è stata già prenotata da un parrucchiere delle celebrità che progetta di utilizzarla per uno dei suoi clienti che scalano le classifiche. Oltre alla trasparenza della filiera, i prodotti offerti da Remy New York sono di alta qualità, ecco perché si spendono facilmente dai mille dollari in su. “Gracie Odoms, una famosa hairstylist che segue anche Jada Pinkett Smith, è rimasta a bocca aperta quando ho tirato fuori i capelli”, ha raccontato Choi.

Parliamo di persone che toccano capelli per lavoro ogni giorno. Sono tutti increduli di fronte alla qualità di questi.

I capelli “virgin remy” autentici sono così rari che anche rinomati negozi che riforniscono i saloni più importanti di Hollywood, come The Hair Shop, non riescono a procurarseli, perché sono prodotti venduti direttamente agli hairstylist più famosi. In un mondo del genere, realtà come quella messa in piedi da Dan Choi sono vere rarità, e lui teme infatti che qualcuno della sua squadra possa venir corrotto dalla tentazione di far soldi più facilmente e seguire l’esempio della grande maggioranza di “hair brokers”. Speriamo invece che il suo possa essere un esempio per tanti altri individui nel suo settore!

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