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Asia Argento, Jimmy Bennett e il #MeToo: guai a screditare un movimento

Chi utilizza la testimonianza del giovane attore per buttare fango sulla campagna contro le molestie sessuali rischia di commettere un grave errore.

Asia Argento Getty Images

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Jimmy Bennett, Asia Argento e il #MeToo. Da non dimenticare, poi, social network, media e opinione pubblica: gli ingredienti ideali per condire i drammi umani, un po' come si fa con il cacio sui maccheroni. Ma con un pizzico di morbosità in più. 

La vicenda è finita sotto i riflettori solo nelle ultime ore, ed è ormai ben nota - sebbene non sia stata ancora confermata da alcun inquirente. Risale al 2013, quando Bennett aveva 17 anni: secondo le dichiarazioni del giovane attore, rese note dal New York Times, dopo le molestie subite, Asia Argento pagava il suo silenzio con 380 mila dollari.

Una delle donne simbolo del #MeToo, una delle accusatrici di Harvey Weinstein (cui avvocati hanno prontamente commentato la vicenda, tacciando la donna di ipocrisia), finisce sul banco degli imputati nelle vesti di predatrice.

Asia ArgentoHDGetty Images

L'accusa viene smentita solo questo pomeriggio dall'attrice e regista romana, che ha negato di aver avuto rapporti sessuali con Bennett: "Dopo la mia esposizione nella nota vicenda Winstein, Bennett (che versava in gravi difficoltà economiche e che aveva precedentemente assunto iniziative giudiziarie anche nei confronti dei suoi stessi genitori rivolgendo loro richieste milionarie) inopinatamente mi rivolse una esorbitante richiesta economica", ha spiegato in un comunicato.

Inoltre, ha poi proseguito: "Bennett sapeva che il mio compagno, Anthony Bourdain, era percepito quale uomo di grande ricchezza e che aveva la propria reputazione da proteggere in quanto personaggio molto amato dal pubblico. Anthony insistette che la questione venisse gestita privatamente e ciò corrispondeva anche la desiderio di Bennett".

Intanto, la polizia di Los Angeles ha fatto sapere che Asia Argento non è ancora indagata per presunte molestie sessuali, ma che la polizia sta cercando di contattare Jimmy Bennett per valutare eventuale reati. L'opinione pubblica, invece, si è già piantata in tribunale. Sul banco degli imputati ha posto il movimento #MeToo. 

Asia Argento e il #MeToo

La notizia è di quelle da far immediatamente sfregare le mani a chi, dall'esplosione del #MeToo, non ha saputo fare niente di meglio se non gettare discredito sul movimento. La paladina contro la violenza di genere, che con coraggio denuncia pubblicamente le molestie sessuali subite dall'uomo più potente di Hollywood, potrebbe rivelarsi a sua volta una predatrice: impossibile immaginare una mossa più efficace e inaspettata di questa. Qual miglior modo per dipingere il #MeToo come una farsa grottesca, una guerra tra uomini e donne in cui quest'ultime finiscono per rivelarsi ancora più sanguinarie dei primi?

Non stupisce, dunque, che la denuncia di Jimmy Bennett sia stata strumentalizzata da chi, fin dall'inizio, ha osteggiato l'ondata di accuse che non si è limitata al solo mondo dello spettacolo, ma che ha dato coraggio a tante persone di denunciare episodi di sessismo, molestie, violenze. In sintesi: sistemi di potere che li hanno visti vittime di concezioni degradanti, prepotenti e maschiliste dei rapporti tra i generi.

Quando le prime testimonianze delle donne molestate da Weinstein (e non solo, in questo enorme gioco del domino) venivano a galla, il ritornello era sempre il solito: perché denunciare proprio ora, a distanza di anni? L'accusa era quella di voler cercare notorietà puntando il dito contro una grande personalità dello star system, barattando popolarità in cambio di macchie permanenti sull'immagine pubblica di un innocente, o presunto tale.

D'altronde, la volontà di ritenere innocente un imputato fino alla definitiva condanna di un tribunale è uno scrupolo molto più che sacrosanto. Se non fosse che, in questo caso, la macchina del fango si è mobilitata già da un pezzo, attivata da quegli stessi eroi del garantismo. I titoli lanciati dai media e le opinioni sui social network sembrano dare per scontata la colpevolezza di Asia Argento.

Alcune testate hanno già dato per stracciato il suo contratto con Sky, quando invece l'emittente televisiva ha dichiarato di voler aspettare che la verità emerga chiaramente prima di decidere i provvedimenti da prendere.

Il #MeToo di Jimmy Bennett

Colpevolezza già assodata per lei, dubbi e ilarità per lui, questa è l'opinione pubblica. D'altronde, chi credeva che le perplessità fossero solo a senso unico e riguardassero solo un genere può mettersi l'anima in pace: quando c'è da dubitare e ridicolizzare la presunta vittima non si fanno discriminazioni. Ed ecco che c'è chi ironizza su Jimmy Bennett, chi si chiede come sia possibile, per un (vero) uomo eterosessuale di 17 anni, in piena tempesta ormonale, spaventarsi di fronte alle avances della bella attrice che con autorità gli impone un rapporto sessuale.

Questione di stereotipi, di come vengono tutt'ora immaginati i ruoli di genere: il maschio, per sua natura, è sempre pronto all'atto sessuale. Tirarsi indietro è, quantomeno, sintomo di un'eterosessualità non così perfetta.  

Le considerazioni e le illazioni sono evidentemente più comode e richiedono uno sforzo minore rispetto alla doverosa riflessione. Altrimenti si arriverebbe ad ammettere che il potere spesso genera abusi, che il modo in cui viene esercitato non risparmia il sesso. E il sesso, anche per un uomo in piena tempesta ormonale, se non è consensuale non è gradito. Così difficile da capirlo? Forse sì. Proprio per questo Asia Argento, Jimmy Bennett e noi tutti abbiamo bisogno del #MeToo.

Jimmy BennettHDGetty Images

E il constatare che le vittime siano più donne che uomini non va attribuito all'eventuale prontezza con cui gli uomini (i veri uomini) accettano a prescindere un rapporto sessuale, ma dalla statistica e dal fatto che in una società ancora ben lontana dal riconoscere le stesse opportunità a donne e uomini, difficilmente vengono attribuiti ruoli e cariche di prestigio alle prime.

Insomma, quello su cui c'è da discutere va ben oltre il processo mediatico e la gogna pubblica. Va ben oltre il tribunale di Twitter o di Facebook, che ha già redatto la sentenza di condanna per Asia Argento. Il valore del #MeToo non sta negli interpreti della campagna, ma nell'aver scoperchiato i meccanismi di potere che tengono ingabbiate le vittime di molestie sessuali nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle case.

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