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Don't Worry: Il regista Gus Van Sant dirige un film di caduta e redenzione

Il regista di Will Hunting - Genio ribelle sceglie la biografia del vignettista satirico John Callahan per raccontare la ricerca di sé attraverso il dolore e la sua accettazione. Nel cast anche Rooney Mara, Jack Black e la cantante Beth Ditto.

I due protagonisti del nuovo film di Gus Van Sant, Don't Worry Adler Entertainment

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La poetica di Gus Van Sant tende a mettere al centro del suo discorso un universo di storie dure e reali, mai lineari, raccontate in modo affilato senza alcuna concessione al facile o scontato ottimismo, che ribollono in anonime periferie urbane o in sconfinati e desolati luoghi della Grande America. I suoi protagonisti sono quegli emarginati, giovani e inquieti, spesso toccati nel fisico e nella mente da dipendenze e fantasmi del passato, alla continua ricerca di una propria identità, fotografati un attimo prima del cambiamento o della definitiva rottura con il mondo che li rifiuta.

Sono ottimi esempi film come Will Hunting, genio in nuce e in affettuoso conflitto con una singolare figura paterna e lo sconvolgente Elephant, in cui la nuda cronaca di una strage si lega, a filo doppio, con la riflessione distorta e potente di un adolescente che, immerso nella sua psicotica quanto lucida spietatezza, è capace di uccidere i propri coetanei come in una partita allucinata di videogame.

Con il nuovo – bellissimo – lavoro tratto dalla biografia del fumettista John Callahan, Don't Worry, He Won't Get Far on Foot, accolto tiepidamente all’ultimo Festival di Berlino, Gus Van Sant mette in scena molte delle sue artistiche ossessioni ma sceglie volutamente di smorzarne i toni, riducendo al minimo la sua partecipazione emotiva e lasciando che la narrazione prenda forma attraverso uno stile documentaristico in cui flashback e primissimi piani esaltano, senza distrazioni, il percorso del suo protagonista, dalla disperazione alla rinascita.

John Callahan (Joaquin Phoenix) vive a Portland - città natale anche del regista - ed è un incallito alcolista dalla vita sregolata. Le sue giornate ruotano intorno al bere, al pensare alla propria madre che, appena nato, l’ha abbandonato e ad evitare, a ogni costo, le temute crisi d’astinenza. Una sera incontra Dexter (Jack Black) simpatico compagno di sbronze che lo convince ad andare a una festa. Durante il ritorno a casa, Dexter, assai ubriaco, perde in modo drammatico il controllo della macchina: lui esce incolume ma John si risveglia in ospedale, senza più la possibilità di muovere gli arti. Accettare il triste destino da quadriplegico sembra impossibile e, ancora più difficile, riuscire a confessare a sé stesso che la sua infelicità non ha nulla a che fare con l’essere in sedia a rotelle.

Gus Van Sant dirige Joaquin Phoenix e Jonah Hill in Don't WorryHDAdler Entertainment

Grazie al ritrovato talento di disegnatore e l’inaspettato successo delle sue vignette, impregnate di humor nerissimo e impertinente, all’amore della bellissima Annu (Rooney Mara) e, soprattutto, all’amicizia del carismatico Donnie (Jonah Hill) suo tutor agli alcolisti anonimi, John riesce a far pace con se stesso, trovando il suo personale stato di grazia e quella comprensione del tutto che porta a un piano più elevato della propria esistenza.

Il film di Gus Van Sant, Don't Worry, è stato presentato al Sundance Film Festival 2017HDAdler Entertainment
Joaquin Phoenix

Impossibile che non piaccia Don’t Worry, per il suo messaggio realistico, per la fame di vita di un uomo che ha perso terreno e occasioni fin dalla nascita, per il formidabile uso della caustica ironia nata dalla caparbia ostinazione delle mani che mantengono la rotta della penna su carta. Nessuna caduta nel patetico, né agiografia di un non eroe che è stato inghiottito dal suo primo destino di rifiutato e che è forse rimasto identico a sé stesso per oltre vent’anni, bloccato in una metaforica paralisi che, paradossalmente, la vera condizione di disabilità ha liberato per trovare la propria, unica vocazione.

La storia di John Callahan sembra allinearsi alla Teoria della Ghianda di James Hillman e quel Daimon personale che aspetta solo di essere riscoperto grazie a un mentore o grazie a un destino, lineare o anomalo poco importa.

L'attore Joaquin Phoenix e il regista Gus Van Sant sul set di Don't Worry HDAdler Entertainment

L’analitico percorso dei 12 passi dalla ridondante urgenza della parola e una regia che, a tratti, appare inaspettatamente convenzionale e datata, potrebbe aggiungere diffidenza in chi, dopo il cupo e irrisolto La foresta dei sogni (2015), vorrebbe riaccostarsi a questo regista americano che proprio in Don’t Worry ritorna nella sua più confortevole casa. A eclissare le sparse di dubbi sull’ottima riuscita della pellicola è un cast davvero ben assortito, che mette in risalto in modo particolare l’insolita partecipazione della cantante Beth Ditto e la gigantesca performance di Joaquin Phoenix, priva di sbavature, pronto per l’Oscar che ama sempre più coloro che trasformano la propria anima e soprattutto il corpo per una parte.

Se le nubi sono sparite, è però un unico sole a brillare, più di tutti: l’estro e astro in ascesa Jonah Hill. Il suo ritratto di Donnie, strepitoso, saggio, amorevole, malinconico, magnetico leader dal fulgido biondo e i chiassosi vestiti a metà tra Gesù e i Bee Gees, non lascia scampo, fa innamorare, soffrire, piangere grazie a una capacità sbalorditiva di interiorizzare i sentimenti e metterli al servizio del gesto, di uno sguardo, di un sorriso che scioglie ogni riserva, anche in chi non ama l’arte cinematografica di Gus Van Sant.

Don’t Worry sarà nei cinema italiani dal 29 agosto 2018.

Voto8/10

Gus Van Sant torna con un riuscito biopic, la caduta e rinascita di uomo salvato dall'arte e dall'umorismo, con uno strepitoso duo d'attori. Sorrisi e pianti catartici in quantità industriale.

Silvia Levanti

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