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Le giovani di Bali che lottano contro l'inquinamento da plastica dell'isola

Melati ed Isabel Wijsen sono due sorelle giovanissime cresciute a Bali, che da cinque anni lottano strenuamente contro l'inquinamento da plastica nell'isola, arrivando a coinvolgere la popolazione ed il governo locali.

Melati ed sabel Wijsen con un premio per la loro lotta ambientalista Getty Images

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Bali è una delle destinazioni turistiche più belle e popolari del mondo, conosciuta per i suoi paesaggi mozzafiato, il clima mite e la cultura antica. Ma l’isola indonesiana ha un serio problema di immondizia, che minaccia seriamente la sopravvivenza degli ecosistemi del luogo e potrebbe compromettere anche il turismo, fonte essenziale di reddito. Delle ragazze che vivono in questo paradiso a rischio vogliono mettere fine al problema.

Si stima che ogni anno 5 milioni di persone visitino la splendida isola, infatti, ma un video girato l’anno scorso da un turista britannico mentre nuotava in mezzo a cumuli galleggianti di plastica è diventato virale, portando sotto gli occhi del mondo il problema che le due sorelle Melati ed Isabel Wijsen conoscono molto bene.

Le due sorelle infatti ricordano di essere rimaste scioccate fin da piccole dalla quantità di plastica che avevano visto nell’isola, e la mancanza di iniziative efficaci per ridurla. Così, hanno deciso di lanciare il programma Bye Bye Plastic Bags nel 2013, che ha avuto molto successo nel sensibilizzare riguardo questo problema. Le ragazze hanno lavorato con il governo locale su nuove politiche, hanno tenuto discorsi presso eventi importanti in tutto il mondo ed aiutato a organizzare 16 squadre di persone in vari paesi per promuovere iniziative ambientali simili.

Adam Wentworth del Climate Action Programme ha intervistato mesi Melati, in occasione del quinto anniversario della campagna, chiedendole quale è stato il momento in cui con la sorella hanno deciso di affrontare in prima persona la situazione.

È successo durante una lezione a scuola riguardo i leader e fautori di cambiamento del mondo, come Nelson Mandela, Martin Luther King e Lady Diana.

Ed ha continuato: “Avevamo 10 e 12 anni. Tornammo a casa pensando a ciò che potevamo fare, in quanto ragazzine, per fare la differenza”. Melati ha riflettuto: “Crescere su un'isola circondata dall’oceano ci ha fatto vedere subito l’impatto negativo che ha la plastica”.

È difficile rimanere indifferenti. Non se ne scappa. Il problema della plastica è di fronte ai tuoi occhi tutto il tempo.

Così, le due intraprendenti sorelle hanno deciso di sfruttare la loro età, enfatizzando il fatto che il movimento era “guidato da bambini”.

Non volevamo aspettare di essere più grandi per combattere in ciò cui crediamo, quindi non l’abbiamo fatto.

Pur senza una strategia o un budget “professionali”, si sono imbarcate in questa avventura piene di passione e “con l’intenzione di rendere Bali un’isola senza buste di plastica”: la scelta di iniziare dalle buste della spesa e simili, rispetto a tutte le altre forme in cui l’inquinamento da plastica prende forma, era la scelta più ovvia, visto che si tratta di articoli di uso quotidiano e presenti ovunque. “Quando giocavamo nei campi di riso o passeggiavamo sulla spiaggia vedevamo buste di plastica che ostruivano i canali di scolo e si ammassavano nei fiumi, o al lato della strada”.

Era anche un problema più concretamente risolvibile, e nei cinque anni dall’inizio della campagna hanno ottenuto un sacco di attenzione, compresa quella del Governatore di Bali, che ha firmato un documento ufficiale per promuovere la riduzione dell’uso di buste di plastica nell’isola.

“L’atteggiamento sta cambiando, cresce la consapevolezza del pubblico”, commenta Melati. “Non esiste una raccolta, o un sistema esteso di gestione dei rifiuti; quindi vediamo ancora persone che bruciano o gettano (le buste di plastica). Non esiste una soluzione facile a lungo termine”.

La campagna delle sorelle Wijsen si è preoccupata di dare inizio alle sue operazioni di pulizia ed i programmi educativi. All’inizio del 2018 sono riuscite a coinvolgere 20mila persone nella rimozione di 65 tonnellate di plastica durante un weekend. L’anno prima avevano raccolto 20 tonnellate di plastica e rifiuto organico, e fortunatamente queste attività continuano.

Il governo indonesiano ha da poco fissato degli obiettivi tassativi per gestire il problema dei rifiuti in plastica entro il 2025, che Melati aveva commentato così: “Negli ultimi cinque anni abbiamo promosso l’iniziativa di eliminare un solo oggetto di plastica, e il governo ancora non si è attivato concretamente. Quindi ho i miei dubbi quando vengo a sapere che si prefiggono di eliminare il 70% della plastica che entra nei nostri oceani entro i prossimi 7 anni”. Ma ha aggiunto: “Detto questo, è bello vedere che l’Indonesia ha preso questo impegno a livello internazionale”.

Credo nelle loro intenzioni e spero che Bali possa essere un esempio come prima isola dell’Indonesia che dice no alle buste di plastica.

Sarebbe davvero bello se riuscissimo, anche nel nostro paese e oltre, a prendere misure del genere a livello sistematico: il problema della plastica, infatti, coinvolge tutti i paesi del mondo, ed ormai tracce di plastica si possono trovare anche nell’acqua potabile imbottigliata di uso comune. Speriamo che l’esempio di persone come queste giovani ragazze possa ispirare molti ad agire concretamente per migliorare l’ambiente in cui viviamo.

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