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I bambini di domani faranno un lavoro che oggi non esiste: cosa può insegnare loro la scuola?

Quali saranno i lavori del futuro? E come può la scuola preparare le nuove generazioni ad una professionalità liquida ed in via di divenire? Ecco tutte le sfide della didattica del nuovo millennio nel passaggio dal posto fisso ai new jobs.

Il 65% dei bambini farà domani un lavoro che oggi non esiste Flickr

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Quante volte da piccoli abbiamo risposto alla domanda “cosa vuoi fare da grande” con lavori che reputavamo assurdi come “il pilota d’aereo, la scrittrice, il ballerino”? E quante altre volte – invece – ci siamo sentiti incredibilmente con i piedi per terra a rispondere “il poliziotto, la maestra, il dottore”?

La percezione del lavoro “fuori dal comune”, per chi è nato tra gli anni ’70 ed ’80, è estremamente diversa da quella dei nati nel nuovo secolo. Dopotutto ci sono un sacco di ballerini, piloti e scrittori.

Al contrario, indagini Rapporto Annuale Istat 2017 e del World Economic Forum hanno dimostrato che il 65% dei bambini che si affacciano alla scuola elementare farà domani un lavoro che oggi non esiste. Altro che piloti, scrittori e ballerini.

La scuola del futuro: la didattica ed i new jobs

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Da questa considerazione nasce il bisogno di andare all’origine di questa nuova interpretazione del lavoro, così diversa da quella dei trentenni d’oggi tanto da essere difficile da comprendere ed interiorizzare realmente. E questo vale in primis per i genitori ma altrettanto per i docenti a cui è affidato il futuro culturale di questi bambini.

Dunque, cosa insegnare a scuola? Come porsi di fronte alla realtà dei fatti di non avere in mano gli strumenti per una progettualità didattica specifica?

Molti docenti ammettono di non sentirsi abbastanza pronti e preparati per insegnare ai bambini che si affacciano alla scuola elementare competenze che portino alla volontà (e alla capacità) di fare da grande lavori dal nome anglofono come il digital marketing specialist, il big data analyst, il digital officer o il mobile developer.

Ma la scuola deve continuare a porsi necessariamente come faro per le nuove generazioni così da guidarli in un nuovo mondo del lavoro dove le competenze saranno liquide e il sapere interscambiabile.

Per questo più che concentrarsi sul “che vuoi fare da grande” o su quali materie insegnare, varrebbe forse la pena sradicare il classico sistema di apprendimento al fine di arrivare ad una didattica più affine ai giovani del ventunesimo secolo.

La scuola deve ridisegnarsi nella scuola del futuro progettando insegnamenti “in action”, ossia che si concludano con qualcosa da fare: gli insegnanti sono chiamati a lavorare sulle persone del futuro.

Cosa insegnare a scuola: una nuova didattica tra nozionismo e creatività

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Dunque, gli studenti che iniziano ora il loro percorso scolastico hanno necessità di puntare sulla loro personalità e sulla loro vena creativa – coadiuvati dagli insegnanti – così da riuscire ad immagazzinare nozioni classiche così come uno spirito imprenditoriale.

Tanto quanto le nozioni da manuale sarà quindi importante puntare su skills quali la multidisciplinarietà, la capacità di adattarsi, di comunicare, di essere aperti al nuovo, di continuare a formarsi. Sempre.

New jobs: ecco quali sono i lavori del futuro

Ma insomma, cosa faranno a trent’anni gli undicenni d’oggi? Come detto è tutto in divenire e non è certo possibile dare delle riposte oggi, ma ciò che è sicuro è che le figure professionali più ricercate dalle aziende stanno orientandosi verso il digitale.

Internet e le nuove tecnologie continuano a far crescere professionalità come il Big Data Analyst e il Digital Officer (cioè i consulenti per l’attuazione della Digital Transformation), il Service Designer e il Mobile Developer.

D’altra parte non è previsto – per i lavoratori del futuro – un confine netto tra una competenza e l’altra. A dimostrarlo è la figura del Social media manager che oggi è fondamentale e ricercatissima in molte aziende ma che domani verrà probabilmente “inglobata” in una professionalità liquida, capace di venire incontro alle novità del web.

Questa attitudine – dopo decenni in cui il fine ultimo degli anni formativi era la ricerca del “posto fisso”  - probabilmente è la più difficile da insegnare alle nuove generazioni. Si tratta di una forma mentis a cui l’italiano medio non è abituato e che è necessario interiorizzare molto in fretta, sul modello di paesi esteri.

Le nuove tecnologie: conoscerle e comprenderle fin dall’infanzia

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Ecco perché, di conseguenza, è inattuabile una demonizzazione della tecnologia per i bambini in età scolastica.

La sfida non è impedire ai bambini di nove anni di usare il tablet, bensì è necessario educarli alla conoscenza di questi strumenti, facendoglieli dominare coscientemente.

Le nuove generazioni di docenti sono così tenute a insegnare ai bambini, fin dalle scuole elementari, degli elementi del linguaggio di programmazione (coding) in modo tale da formare le nuove generazioni alla consapevolezza di dover piegare le macchine alla loro volontà.

La società del lavoro sarà infatti sempre più robotizzata e – pur non essendo ancora arrivati agli scenari ipotizzati da Asimov – le nuove leve dovranno riuscire ad imporre la loro creatività sulle macchine, ordinando ad un computer come svolgere un dato compito.

Questo aspetto si ricollega all’iniziale dualismo tra nozionismo e creatività: le nozioni allo stato puro possono comunque essere lasciate appannaggio dei computer (d’altra parte nella battaglia mnemonica siamo destinati a perdere per definizione), ciò che conta è che l’essere umano sia in grado di interpretare, connettere, dirigere e inventare.

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