Stai leggendo: Stupro e alcol, cosa c'è da sapere sulla sentenza della Cassazione

Letto: {{progress}}

Stupro e alcol, cosa c'è da sapere sulla sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione ha rinviato un nuovo processo senza riconoscere l'aggravante per aver indotto la vittima a bere. Ecco perché

Martello giudice Free

3 condivisioni 0 commenti

Una sentenza che ha sollevato reazioni piuttosto negative, quella stabilita dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione, che ha ordinato un nuovo processo per rivedere le pene inflitte ai due uomini di cinquant'anni per lo stupro di una ragazza nel 2009. 

I giudici, infatti, pur riconoscendo la responsabilità dei due uomini, rei di aver violentato la ragazza approfittando del suo stato di ubriachezza, non hanno riconosciuto agli imputati l'aggravante di "aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche", dato che la vittima non era stata indotta a bere alcolici. La sentenza ha generato accese critiche, venendo interpretata come l'ennesimo tentativo di scaricare parte della colpa di uno stupro sulla vittima stessa.

In realtà, la sentenza - per quanto discussa e controversa - si limita ad applicare quanto predisposto dalla legge. È il codice penale italiano, semmai, a dover essere dibattuto.

Sentenza della Corte di Cassazione: i fatti

Lo stupro è avvenuto nel 2009, quando i due uomini, dopo una cena in cui la ragazza aveva bevuto, l'hanno portata in camera da letto e poi l'hanno violentata. Nel 2011, gli imputati erano stati assolti dal giudice di primo grado, non essendo riconosciuta come attendibile la testimonianza della vittima. 

Sentenza completamente ribaltata dalla Corte d'Appello di Torino - sulla base del referto del pronto soccorso - che, a gennaio del 2017, condannava i due uomini a tre anni di detenzione applicando anche l'aggravante di «aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche».

RagazzaHDFree

La difesa dei due uomini aveva allora presentato ricorso, continuando a sostenere l'assenza di violenza sessuale e contestando l'aggravante. La Corte di Cassazione, nella sentenza depositata il 17 luglio, ha confermato la responsabilità dei due uomini nello stupro, ma ha annullato con rinvio la sentenza dei giudici di secondo grado per quanto riguarda l'aggravante, ritenendo che la vittima non fosse stata portata forzatamente a uno stato di inferiorità.

Sentenza della Corte di Cassazione: cosa prevede la legge

L'articolo 609 bis del codice penale definisce la violenza sessuale come l'atto svolto da chi "con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali", per il quale è prevista reclusione da cinque a dieci anni. La pena è prevista anche per chi "induce taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto" oppure "traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona".

Sulla base di questo, dunque, è facile capire perché la responsabilità dei due uomini sia stata riconosciuta anche in Cassazione. Passiamo allora alla dibattuta questione dell'aggravante: l'art. 609 ter del Codice penale stabilisce le circostanze aggravanti della violenza sessuale. 

Tra queste, c'è "l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa": la circostanza aggravante a cui qui ci si riferisce, quindi, non sembrerebbe, agli occhi della sentenza della Cassazione, trovare riscontro con la situazione di ubriachezza della ragazza, vale a dire che i suoi aggressori non le hanno somministrato contro la sua volontà delle sostanze alcoliche o stupefacenti. Viene invece riconosciuta l'aggravante della minorata difesa, dovuto allo stato di ubriachezza in cui versava la donna.

Un'obiezione, a questo punto, sembrerebbe alzarsi dai social: resta difficile immaginare come si possa indurre all'uso di sostanze alcoliche attraverso la costrizione, ma la discussione dovrebbe a quel punto necessariamente spostarsi su un altro piano, ossia sul codice penale italiano stesso e sulla sua interpretazione.

Commenta

Leggi anche

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.