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Mondiali, viaggio in Russia tra vecchio sessismo e nuove possibilità

Trentacinque episodi di sessismo segnalati da Fare Network, ma anche nuovi spazi per le donne nel giornalismo e sugli spalti.

Giornalista assaltata

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Da una parte c'è il Mondiale, il campo, in grado di far esultare o disperare milioni di tifosi. C'è quell'imprevedibile vortice di emozioni, per una delle competizioni internazionali più equilibrata e avvincente degli ultimi anni. Dall'altra, c'è tutto quello che può far da contorno a una delle manifestazioni sportive più attese dell'anno. Il problema sorge quando ai margini dei Mondiali non mancano nemmeno gravi episodi di sessismo.

Tifose, donne del posto, giornaliste alla berlina di una parte di pubblico che reputa ancora il calcio una sorta di zona off limits di esclusiva padronanza maschile e che mal tollera la presenza delle donne, specialmente se professionali e preparate. Sul web rimbalzano i video di tifosi che insegnano a ragazze, in lingue che queste non conoscono, frasi oscene con lo scopo di ridicolizzarle.

Atti di presunta goliardia machista coinvolgono anche le reporter inviate in Russia: tentativi di dimostrare come nonostante tutto, anche davanti a una telecamera e in diretta televisiva, un uomo sia ancora in grado di imporre il proprio potere su una donna. Fare Network, organizzazione che denuncia le discriminazioni razziali e di genere nello sport, ha segnalato almeno 35 episodi di molestie e assalti a sfondo sessuale in occasione dei Mondiali in Russia. 

I video degradanti e le condanne delle ambasciate 

Un gruppo di tifosi brasiliani accerchiano una donna russa, approfittano del fatto che non sappia il portoghese, e la filmano mentre ripete cori da stadio riguardanti la sua vagina che loro le hanno insegnato. Un altro della Nazionale della Costa Rica riprende una ragazza mentre le fa ripetere in spagnolo - lingua che ovviamente lei non conosce - la frase che indica la sua intenzione di praticargli sesso orale.

Non sono gli unici video di questo tenore: in un altro ancora si vede un gruppo di colombiani che fa ripetere a due donne giapponesi altre frasi oscene. C'è chi ha accolto con ironia questo tipo di filmati - nonostante possa sembrare incredibile, probabilmente chi li ha realizzati e messi in rete lo avrà fatto tra chissà quante sganascianti risate, convinto di suscitarne altrettante da qualche altro misogino -, ma nella maggior parte dei casi, hanno generato indignazioni e severe condanne. 

Oltre alla solidarietà sui social network, i brasiliani coinvolti sono stati denunciati alla polizia, mentre le autorità colombiane hanno affidato il proprio biasimo a un tweet: "Il comportamento dei fan che fanno ripetere messaggi scortesi in spagnolo a due donne giapponesi non solo degrada le donne, ma insulta le altre culture, la nostra lingua e il nostro paese. Inaudito maltrattare una donna sfruttando le barriere linguistiche".

L'ambasciata paraguaiana in Russia ha invece severamente condannato, attraverso un comunicato, i due giornalisti inviati ai Mondiali che hanno diffuso il video in cui ridicolizzavano una donna asiatica facendole ripetere frasi oscene in guaraní, mentendole asserendo che quelle espressioni significassero in realtà "Mi piace il Paraguay". 

Giornaliste assaltate in servizio

Almeno tre giornaliste sono state aggredite mentre lavoravano. L'assalto alla reporter brasiliana Julia Guimaraes è stato ripreso dalle telecamere, con il tentativo di baciarla da parte di uno sconosciuto e la sua risposta pronta dopo essere riuscita a schivarlo: "Non farlo, non ti permettere mai più di farlo. Non ti ho autorizzato. Non è educato, non è giusto". L'energica risposta di Guimaraes ha portato l'uomo a chiederle immediatamente scusa. La giornalista si è poi sfogata su Twitter: “È difficile trovare le parole. Fortunatamente, non mi era mai capitato in Brasile. Qui già due volte. Vergognoso". 

Un episodio simile è capitato a Julieth Gonzalez Theran, giornalista colombiana per Deutsche Welle, la quale è stata afferrata alle spalle da un tifoso e baciata forzatamente. Gonzalez Theran ha poi commentato amareggiata l'accaduto: "Non meritiamo questo trattamento. Siamo ugualmente valenti e professionali". Una cosa talmente scontata che sembra assurda doverla ripetere ancora. 

Il caso della BBC

La questione delle reporter e commentatrici inviate ai Mondiali sembra essere stato un tema piuttosto caldo, in Inghilterra. Vicki Sparks, giornalista della BBC, è stata la prima donna a cui un'emittente britannica ha affidato il compito di commentare delle partite ai Mondiali di calcio. La sua telecronaca del Gruppo B è stata al centro di una dichiarazione infelice di Jason Cundy, ex giocatore di Chelsea e Tottenham. 

Attualmente conduttore su TalkSport, l'ex calciatore ha affermato, durante il programma televisivo Good Morning Britain, in onda su ITV, di trovare troppo acuta per il calcio la voce femminile: "L'ho trovato un ascolto difficile. Preferisco sentire una voce maschile. Per 90 minuti, un tono acuto non è ciò che voglio sentire".

La polemica suscitata da queste frasi ha portato Cundy a fare mea culpa: "Voglio sinceramente scusarmi per i commenti che ho fatto su Good Morning Britain. Ho realizzato quanto fossero sciocchi e fuori luogo e quanto mi meritassi il contraccolpo che ho ricevuto. Ci sono momenti in cui devi alzare le mani e ammettere che hai torto e che sei stato un idiota - e questa è sicuramente una di quelle volte". 

"Mi dispiace per i commenti e anche per il dolore e la rabbia che hanno causato. Mi rendo conto che non c'è assolutamente posto per questi avvilenti atteggiamenti nei confronti dei commentatori femminili e sono davvero dispiaciuto": sono quesi i messaggi di scuse che il presentatore radiofonico ha affidato a tre diversi tweet. 

Anche la leggenda del Chelsea, John Terry, ha ricorso subito a chiarimenti e scuse, quando la sua story su Instagram è stata accolta tra polemiche e biasimo. Il difensore aveva pubblicato una fotografia della sua televisione durante la sfida tra Portogallo e Marocco (commentata proprio da Sparks), aggiungendo: "Devo vedere questa partita senza audio", facendo notare come sullo schermo ci fosse l'icona della "trombetta" silenziata.

John Terry InstagramInstagram

Alle numerose critiche ricevute e alle accuse di sessismo, Terry ha risposto dicendo di essere stato frainteso: in realtà era appena tornato da una vacanze alle Maldive e aveva appena constatato come non ci fosse audio funzionante nella TV di casa. Vere o no che siano le scuse, il polverone alzato da quel fotogramma si associa a quello sollevato per le dichiarazioni di Cundy: sono molto più che una semplice dichiarazione di solidarietà nei confronti di Vicki Sparks. Ribadiscono come certe esternazioni abbiano ormai le ore contate, che ci sia più spazio per donne commentatrici che per dichiarazioni sessiste. 

Le tifose saudite negli stadi in Russia

Oltre alla festa sul campo, oltre alle storie di anacronistiche discriminazione, c'è un evento nel quale tantissime donne hanno trovato posto o se lo sono conquistate. E non solo perché Fatma Samba Diouf Samoura è da ormai due anni la prima segretaria generale donna della FIFA, o perché giornaliste come Vicki Sparks hanno segnato una svolta storica nel modo di raccontare il calcio. 

I telecronisti hanno spesso sottolineato la presenza di tifose saudite negli stadi russi durante le partite. Le donne iraniane hanno invece approfittato della possibilità di viaggiare in Russia e assistere alle partite per puntare i riflettori su un diritto a lungo negato in casa, concesso solamente in occasione dell'amichevole tra Iran e Spagna che ha anticipato i Mondiali a giugno.

Inoltre, se da una parte gli assalti alle giornaliste rivelano perduranti atteggiamenti sessisti, dall'altra danno spunto per notare l'incremento di donne reporter impegnate in prima linea nella copertura dell'evento. Fare Network ne segnala 44, ma il numero è sicuramente più alto. Il Mondiale, e il calcio, non sono una cosa per soli uomini.

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