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Come puoi evitare le minacce per finire i compiti

I bambini, con il giusto aiuto soprattutto da parte degli adulti, potrebbero ritornare ad amare l’apprendimento, a essere curiosi e desiderosi di saperne di più e studiare quindi con più serenità. Ecco come fare.

Compiti estivi che tortura iStock photo

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I compiti potrebbero diventare anche divertenti o comunque meno noiosi e ripetitivi a patto che i bambini vengano stimolati seguendo le loro corde, senza imposizioni, senza minacce e assecondando quella modalità fisiologica e innata di apprendere che già possiedono.

Il tutto senza più deprimersi, senza odiare i pomeriggi passati sui libri, senza che tuo figlio si senta frustrato, annoiato e incapace.

Ecco alcune chiavi per riuscire a destreggiarsi e a uscire indenni dai pomeriggi sui libri.

Considera i momenti più opportuni

Padre e figlio alle prese con i compitiHDiStock photo

Alcuni bambini preferiscono fare subito i compiti appena rientrano (per toglierseli di torno), altri invece arrivano a casa molto stanchi e se dopo aver mangiato si mettono subito sui libri assistiamo a teste che ciondolano, occhi che si chiudono, lamentele, distrazioni, ecc.

A volte basta posticipare i compiti al tardo pomeriggio, lasciare al bambino il tempo di riposare, giocare, ricaricarsi, per poi essere di nuovo fresco e intraprendere la maratona pomeridiana tra esercizi e pagine da studiare.

Fai il possibile per non lasciarlo solo

Una pausa per le coccole HDiStock photo

Nei primi anni di scuola (fino 9-10 anni) i bambini hanno bisogno di essere seguiti e guidati nello svolgimento dei compiti.

Anche in questo caso hanno bisogno di poter imitare l’esempio di un adulto che sa farsi vedere ordinato, che sa gestire il proprio tempo senza perderlo, che sa essere disciplinato e costante, che sa divertirsi, che sa prendere il lato bello anche delle cose che non piacciono.

Se invece pretendiamo da loro eccessiva autonomia fin da subito non dobbiamo stupirci se con il passare degli anni risulteranno essere bambini che non si sanno organizzare, che non hanno rispetto dei materiali, che non sanno gestire il tempo a disposizione, che non hanno un metodo di studio.

Quindi stai con lui e se sei al lavoro fai in modo che abbia una persona che sta con lui a fare i compiti durante il pomeriggio (ridursi a doverli fare di corsa dopo cena non è la migliore delle soluzioni, a meno che durante il pomeriggio non abbiate fatto insieme una gita super divertente e quindi il 50% dei compiti non si fa grazie alla giustifica scritta di papà e l’altro 50% (o 40% o 30%...) si fa prima di andare a dormire veloce veloce con l’aiuto del genitore più paziente e meno stanco dei due. 

Comprendilo (e rifletti su quanto erano noiosi anche per te alcuni aspetti della scuola e dei compiti)

Manca l'idea giusta per continuareHDiStock photo

Anche i compiti non si sottraggono alla nostra cara ricerca della motivazione profonda. Anche in questo caso non puoi esimerti: cerca il motivo profondo per cui tuo figlio non vuole fare i compiti e comprendilo invece di giudicarlo.

I motivi sono sempre tutti validi: non ho voglia, sono stanco, non mi piace, non mi serve a niente (e come dargli torto…), voglio andare a giocare, aiutami, non capisco, non riesco, ecc. Accogli le sue motivazioni e fai il possibile per porvi rimedio così che impari da te. 

Aiutalo a rendere i compiti più interessanti

Imparare facendo e osservando è più interessanteHDiStock photo

Sappiamo bene quanto a volte certi esercizi o certi modi di studiare siano particolarmente noiosi o alienanti.

Avere un adulto che ti mostra come rendere il tutto più interessante ha la sua grande utilità. Per esempio abbiamo sempre trovato un gran beneficio raccontando la storia degli egizi come se fosse un racconto entusiasmante e andando a leggerla sul libro solo in ultima battuta.

L’ascolto di un racconto rimane molto più impresso e i bambini ti chiedono sempre di continuare e di poterne sapere di più

Con i verbi o le ripetizioni delle tabelline è più divertente se vengono cantati o storpiati con dei suoni particolari della voce (ancora oggi abbiamo bambini che ci ricordano questi episodi e vogliono che li scriviamo).

Con la matematica si può rendere tutto più chiaro, facendo degli esempi di vita pratica.

Fai il possibile per mantenerti neutrale

Felicità dopo compitiHDiStock photo

Ci capita spesso di osservare, più negli adulti che nei bambini (i bambini lo manifestano solo se sono stati ormai condizionati), la bramosia del successo, l’esigenza di avere figli perfetti, che portino a casa ottimi voti o comunque superiori a quelli degli altri.

Bene, questo è un bisogno che riguarda l’adulto e non il bambino.

I bambini vogliono imparare a modo loro e con i loro tempi. Per natura sarebbero portati a non paragonarsi ad altri, a mantenere vivo il loro spirito di ricerca, di avere risposte.

Tutto il resto è affare dei grandi.

Quindi, per aiutarlo a mantenere vive queste sue caratteristiche naturali, fai il possibile per non instillargli l’importanza del voto, la performance, ecc... 

Mantieniti neutrale e ridimensiona la “pressione” che in genere attribuiamo ai voti e alla scuola in sé perché, come sai forse per esperienza personale, le lezioni più importanti le hai imparate dalla vita.

A leggere, scrivere, far di conto, sviluppare strategie, dipingere, suonare, conoscere il passato, conoscere il pianeta, è possibile farlo senza tutto questo contorno e in modi allettanti, semplici che appassionano tutti i bambini.

E molte delle nostre scuole attuali, per fortuna, lo stanno imparando perché, se i bambini possono apprendere secondo i loro tempi, secondo le loro modalità innate e divertendosi, imparano meglio, ricordano di più e aumentano il loro desiderio di conoscere e di essere autonomi nell’apprendimento quando saranno più grandi.

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