Stai leggendo: Aborto: la Corte Suprema Americana si è pronunciata a favore dei centri pro-life

Letto: {{progress}}

Aborto: la Corte Suprema Americana si è pronunciata a favore dei centri pro-life

Una nuova sentenza della Corte Suprema USA ha revocato una legge della California che imponeva ai “centri per le gravidanze critiche” di informare le donne sulla possibilità di abortire.

Edificio della Corte Suprema degli Stati Uniti Getty Images

7 condivisioni 0 commenti

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emanato una sentenza a favore dei Crisis Pregnancy Centers (CPC) che sono conosciute anche come “finte cliniche per l’aborto”.

La decisione è giunta riguardo il caso NIFLA v. Becerra, dove la sigla sta per National Institute of Family and Life Advocates, ed è stata presa con cinque voti favorevoli contro quattro. Il verdetto comporta la revoca di una legge dello Stato della California (il Reproductive Fact Act, o FACTA, del 2015) che impedirà di costringere le finte cliniche per l’aborto ad esporre cartelli informativi sulla possibilità, per le donne che vi si recano, di potersi rivolgere ad altre strutture qualora decidessero di abortire.

Secondo quanto previsto dal FACTA, infatti, i CPC dovevano fornire esaustive informazioni ai pazienti riguardo la possibilità di abortire gratis o con spese cliniche molto ridotte, ed era stato approvato proprio vista la grande diffusione di questi centri, che sono sostenuti dal movimento pro-life. Prevedibilmente, la legge non ha incontrato il favore di molti CPC e del NIFLA, che hanno fatto causa, adducendo il motivo della violazione del loro diritto di espressione: informare i pazienti di quelle pratiche significava costringere il personale delle cliniche ad andare contro alla propria coscienza.

È stata proprio questa la motivazione accolta dal giudice Justice Clarence Thomas che ha portato alla sentenza della Corte: molti di quei centri si prefiggono una missione religiosa e costringerli ad agire in maniera contraria ad essa avrebbe significato violare il Primo Emendamento. Secondo Thomas, infatti, la legge impone “un requisito predeterminato dal governo” che è “completamente distaccato dall’interesse ad informare dello Stato” e più vicino invece ai desideri dei parlamentari che lo hanno sostenuto. Thomas ha anche commentato che, se lo Stato della California intende educare la sua popolazione riguardo ai servizi offerti in ambito di aborto, lo deve fare con un’adeguata campagna, e non demandare il compito ai CPC.

Tra i giudici invece che erano contrari a questa decisione sedeva Stephen Breyer, il quale ha dichiarato: “Se uno Stato può legalmente richiedere che un dottore dica ad una donna che vuole abortire che esiste l’opzione dell’adozione, perché non potrebbe allora richiedere che un consulente medico dica alla sua paziente di rivolgersi all’assistenza prenatale o altri tipi di assistenza sanitaria riguardo la nascita e l’aborto?”

Il direttore esecutivo dell’Abortion Care NEtwork, Nikki Madsen, aveva tempo fa scritto su Teen Vogue riguardo la pericolosità dei CPC, che spesso forniscono informazioni errate riguardo l’aborto, riportano risultati non veritieri delle ecografie, si rivolgono soprattutto a donne con poco reddito e di colore, e frequentemente espongono a rischio la sicurezza delle pazienti. In un comunicato stampa Chitra Panjabi, la presidente del Consiglio di Informazione ed Educazione sulla Sessualità degli USA (Sexuality Information and Education Council of the United States), ha dichiarato:

Con la sentenza odierna, la corte di giustizia più importante del nostro paese ha chiaramente affermato che mentire ai pazienti è una pratica sanitaria accettabile.

Ed ha aggiunto: “Quando un paziente si reca da chi presta assistenza sanitaria, meerita di ricevere una panoramica completa ed esaustiva delle opzioni a sua disposizione. Punto”.

Cosa pensate di questa decisione?

Commenta

Leggi anche

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.