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Toxoplasmosi in gravidanza: linee guida, rischi e cosa non mangiare

Una pratica guida per capire quali sono i rischi della toxoplasmosi in gravidanza, le linee guida principali e cosa è meglio non mangiare per evitare questa malattia.

Rischi e prevenzione della toxoplasmosi in gravidanza pixabay

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La toxoplasmosi in gravidanza è molto rischiosa per il feto sebbene in altre condizioni sia una malattia di per sè trascurabile. Se viene contratta prima dei 9 mesi non comporta infatti problemi ma se la gestante si ammala nel corso della gravidanza, l'infezione può risultare pericolosa perché non esistono al momento cure definitive.

La trasmissione avviene tramite un parassita del genere Toxoplasma, chiamato Toxoplasma gondii, che vive in alcuni animali. I gatti sono particolarmente a rischio perché spesso si nutrono di roditori che ne sono portatori. Anche il cibo può veicolare la malattia, soprattutto alcuni alimenti crudi che vanno infatti esclusi dalla dieta della gestante o in altri casi lavati accuratamente.

Di seguito il sommario di tutto ciò che c'è da sapere sulla toxoplasmosi in gravidanza, dai sintomi ai principali rischi e conseguenze, fino alle modalità di contagio e alle cure:

Toxoplasmosi in gravidanza: sintomi

I sintomi della toxoplasmosi in gravidanzaHDPixabay

La toxoplasmosi in gravidanza può non provocare alcun sintomo nella madre mentre il feto, se contagiato, ne manifesta diversi a seconda dell'età e della risposta del sistema immunitario alla malattia. 

In generale l'infezione si suddivide in due fasi, la toxoplasmosi primaria che solitamente è asintomatica, e la toxoplasmosi postprimaria, fase durante la quale è più probabile che la gestante manifesti i sintomi tipici quali:

  • stanchezza
  • mal di testa
  • mal di gola
  • ingrossamento della milza
  • febbre
  • dolori articolari
  • problemi alla vista nei casi più gravi

Stando alle statistiche, circa il 90% dei bambini con toxoplasmosi congenita, ovvero infettati prima della nascita e sopravvissuti, nella prima infanzia non ne risentono negativamente. Tuttavia i sintomi si manifestano in seguito, anche dopo anni, durante l'adolescenza. I più comuni sono i seguenti:

  • febbre
  • linfonodi
  • ittero
  • esantema
  • anemia
  • testa più grande o più piccola della norma
  • milza o fegato ingrossati
  • problemi muscolari
  • perdita di udito
  • ritardo mentale
  • attacchi epilettici
  • problemi alla retina con danni anche gravi agli occhi

Toxoplasmosi in gravidanza: rischi e conseguenze

Rischi della toxoplasmosi contratta in gravidanzaHDPixabay

La toxoplasmosi tende a non essere riconosciuta perché i sintomi che la caratterizzano non sono facilmente identificabili e si possono confondere con quelli di altre malattie. Inoltre gli effetti più evidenti colpiscono il feto, non la madre, che ne viene infettato tramite il sangue. Il parassita passa infatti attraverso la placenta provocando conseguenze pericolose.

Tra i rischi maggiori si riscontrano:

  • aborto
  • parto prematuro
  • letargia
  • malformazioni fetali
  • morte fetale
  • ritardato sviluppo intrauterino

C'è da dire però che il rischio di trasmissione varia a seconda dei trimestri: se nelle prime settimane un eventuale contagio può addirittura risultare letale per il feto, sebbene le probabilità di trasmissione siano più basse, nei trimestri successivi i rischi diminuiscono.

In generale se la donna gravida contrae la malattia nei 9 mesi senza curarla, è molto più probabile che la toxoplasmosi si trasmetta al feto, mentre se la donna l'ha contratta prima della gravidanza, le probabilità di contagio sono inferiori.

In quest'ultimo caso infatti la gestante avrà sviluppato immunità alla malattia a meno che l'infezione non si ripresenti una seconda volta, come può accadere più facilmente nei 6 mesi immediatamente successivi alla sua comparsa. Ecco perché gli esperti consigliano di attendere almeno questo periodo di tempo prima di rimanere incinte. 

Toxoplasmosi: trasmissione e contagio

Cibi e animali che possono trasmettere la toxoplasmosiHDPixabay

Il contagio avviene tramite cibi infetti, soprattutto carne e pesce freschi che possono contenere il parassita trasmettendolo alla madre per via orale. In altri casi sono gli animali domestici a veicolarlo, soprattutto i gatti se si nutrono di roditori. Ecco perché è buona norma cambiare la loro lettiera indossando guanti di protezione. 

Purtroppo essendo i sintomi difficilmente identificabili, l'unico modo per capire se si è contratta l'infezione e se si è sviluppata l'immunità è fare degli esami del sangue. In ogni caso negli esami di routine della gravidanza sono inserite la ricerca degli IgG e degli IgM, che permettono di identificare un'eventuale infezione passata e di capire se la toxoplasmosi è ancora in corso.

In caso di esito negativo la gestante non ha l'infezione ma nemmeno gli anticorpi necessari per combatterla, motivo per cui la prevenzione diventa fondamentale per evitare il contagio. Gli esami vengono poi ripetuti nelle donne non immuni ogni mese e mezzo, in modo tale da poter ricorrere alla terapia antibiotica in caso di necessità, bloccando la trasmissione al feto.

Prevenire e curare

Metodi per prevenire la toxoplasmosi in gravidanzaHDPixabay

La prevenzione della toxoplasmosi in gravidanza è molto importante, a meno che la donna non l'abbia contratta prima dei 9 mesi. Non esiste infatti un vaccino anti-toxoplasmosi ed è quindi indispensabile adottare comportamenti e regole in grado di ridurre i rischi di contagio. Ecco alcuni consigli utili per le donne in gravidanza:

  • evitare il consumo di carne cruda come tartare, carpaccio, salame, prosciutto crudo, coppa, bresaola
  • lavare accuratamente le mani dopo aver manipolato carne o pesce freschi
  • lavare accuratamente ortaggi e frutta prima del consumo
  • lavare accuratamente utensili e superfici della cucina che siano entrate in contatto con pesce e carne freschi
  • in generale lavarsi bene le mani prima di mangiare
  • utilizzare guanti per cambiare la lettiera dei gatti.

Se gli esami confermano la presenza dell'infezione nella gestante, è indispensabile ricorrere alle cure antibiotiche, che verranno prescritte dal medico per bloccare il contagio o perlomeno limitarne i danni. A partire dalla metà del secondo trimestre, gli antibiotici vengono spesso integrati con somministrazione regolare di acido folico.

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