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Rupert Everett: 'Se sei gay a Hollywood sei un cittadino di seconda classe'

Nel presentare il suo debutto alla regia, The Happy Prince, in Irlanda, l'attore ha raccontato come essere gay abbia avuto conseguenze sulla sua carriera.

Rupert Everett Getty Images

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Rupert Everett sta promuovendo in Irlanda e Regno Unito il suo film The Happy Prince, il biopic sugli ultimi anni di vita di Oscar Wilde, da lui diretto ed interpretato, che aveva presentato in Italia lo scorso aprile. In occasione di un’intervista per Irish News, l’attore ha commentato cosa significhi essere gay al giorno d’oggi, e come questo possa avere ripercussioni importanti sulla carriera di un attore.

Everett, che ha molta familiarità con la figura di Wilde, trova che tra lui ed il famoso poeta e scrittore ci siano alcuni punti in comune: “Il fatto di aver lavorato in questo milieu dello showbusiness mi ha certamente fatto scoprire dei parallelismi con la vita di Wilde. Ovviamente non sono stato incarcerato e costretto ai lavori forzati e non ne sono morto”, ha aggiunto con una risata.

Ma sono sempre stato in svantaggio nella mia carriera in quanto attore gay.

Rupert Everett sul set di The Happy PrinceHDVision Distribution

La star inglese ha elaborato dunque il concetto, con parole simili a quelle che aveva usato quando lo avevamo incontrato a Roma due mesi fa: “Ovviamente, sono entrato in questo mondo con l’intenzione di dominare il mondo, e quello è certamente impossibile, soprattutto negli anni ‘80 e ‘90. Forse le cose stanno cambiando adesso, c’è più permissività e spero che continuino a migliorare”. Nell’intervista Everett prosegue poi parlando chiaramente di Hollywood.

È [un ambiente] molto etero, molto elitario e maschio, almeno storicamente, quindi bisogna rientrare in quella categoria per poterne trarre benefici.

Ha poi collegato il discorso alle recenti rivendicazioni della compagine femminile dello showbusiness: “ È di questo che stanno parlando le donne, il fatto che sia così limitativo dover rientrare in quella categoria. Credo che sia il nocciolo della questione Me Too, davvero”. Everett spiega che “è difficile entrare in un club di soli uomini - etero” e che è difficile riuscirci sia per le donne che per le persone gay.

Se sei gay, sei un cittadino di seconda classe e soggetto, ad un certo punto, a scontrarti con un muro di mattoni.

L'attore Rupert EverettHDGetty Images

Ed ha proseguito: “Quindi è un po’ come essere un soldato indiano in uno di quei reggimenti britannici nell’esercito indiano, non puoi davvero diventare qualcosa in più di un capitano”. L’attore riconosce di aver avuto molto successo a debuttare nello spettacolo teatrale di Julian Mitchell Another Country, di cui poi fu realizzato un film proprio con lui e Colin Firth, che per entrambi è stato il primo lavoro sul grande schermo. Quella pellicola finì a Cannes e gli diede grande notorietà, ma la spinta del successo è arrivata solo fino ad un certo punto, perché poi inevitabilmente gli si parava di fronte quel muro di mattoni. Everett è dunque arrivato a credere che gli attori gay esistano “per assolvere ad uno scopo”, cioè interpretare i ruoli come quelli che lo hanno reso famoso all’inizio.

Il mio ruolo era quello del migliore amico gay, il confidente, una specie di parrucchiere, sempre pronto con i ferri per i capelli, che va bene, ma per un artista non c’è spazio e alla fine annoi chiunque.

L’attore lamenta il fatto che ai colleghi eterosessuali sia permesso interpretare qualsiasi ruolo, anche gay, ma non è facile che succeda l’inverso perché “Per quanto riguarda lo status quo, siamo sempre gay e non importa quanto uno possa essere macho, penseranno a te sempre come gay”. Rupert Everett ammette che non è sempre stato così per lui, che a volte non ha ottenuto ruoli per ragioni diverse, ma in tre o quattro occasioni importanti, nel periodo in cui era sulla cresta dell’onda, “i registi mi avrebbero voluto nel film ma sono stato fermato da uno studio, solo per essere gay”. Ma dalla difficoltà ha saputo trovare beneficio: “Succede, assolutamente. Ma allo stesso tempo mi ha anche formato. Le difficoltà che mi ha costretto a passare, mi hanno fatto bene".

Credo che mi abbia costretto a cercare sempre di essere creativo, cercare di inventarmi qualcosa.

Rupert Everett ed il cast di The Happy PrinceHDGetty Images
Rupert Everett ed il cast di The Happy Prince

A Roma Rupert Everett aveva detto che infatti ha scritto il copione di The Happy Prince per avere finalmente un bel ruolo da recitare ed un film che lo appassionasse, visto che il mondo dello spettacolo non gliene offriva. “Credo che la mia carriera come attore non sarebbe esistita se fossi stato eterosessuale, attivo non stop. Di sicuro non avrei fatto questo film se avessi lavorato su qualche altro set tutto il tempo”.

The Happy Prince è uscito nelle sale il 12 aprile e non si conosce ancora la data di uscita in home video.

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