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Milena Mancini racconta la sua madre sola in La terra dell'abbastanza

L'attrice romana, tornata al cinema con il film La terra dell'abbastanza, ci racconta il suo difficile ruolo: una madre in continua lotta con il dolore mentre vede il figlio prendere la strada della criminalità.

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Dopo essere stata, con grande successo di critica, al Festival di Berlino arriverà nei cinema il prossimo 7 giugno La terra dell’abbastanza dei gemelli Damiano e Fabio D'Innocenzo, registi esordienti dal talento puro che hanno anche collaborato alla sceneggiatura di Dogman di Matteo Garrone.

Al centro della storia Mirko e Manolo, interpretati rispettivamente Matteo Olivetti e da Andrea Carpenzano, già protagonista di Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni. Sono due ragazzi della periferia romana che studiano alla scuola alberghiera e una notte investono un uomo, ma decidono di lasciarlo sulla strada. Non hanno ucciso una persona qualunque, ma un pentito di un clan criminale della zona. Da quel momento si innesca un meccanismo pericoloso: l’iniziazione alla violenza. I due, infatti, si sono conquistati per caso un ruolo di rispetto, autorità e soldi. Nel cast anche Luca Zingaretti nel ruolo di un boss e Max Tortora in quello del padre di Manolo.

Milena Mancini Valeria Mottaran

La terra dell’abbastanza è un’opera prima sorprendente. Un pugno nello stomaco. Un film sull'amicizia che nasce in un posto ai margini, di sconfitti, dove Milena Mancini interpreta Alessia la mamma sola e impotente di Mirko. «Al provino sono arrivata con tanti altri nomi, molto più forti del mio. Il fatto che loro abbiano lottato per avermi è stata la mia prima vittoria in questo film», ammette l’attrice romana che convince tutti con la sua tormentata interpretazione. L'artista, che presto rivedremo nell'opera prima di Valerio Mastandrea Ride, ci racconta la trasformazione fisica e interiore che ha affrontato per diventare Alessia, questo personaggio in apparenza debole ma che comunque riesce a reagire. 

È una madre debole e insoddisfatta. Come ha costruito questo personaggio dalle tante sfaccettature?
Più che debole definirei Alessia una madre sola, incapace e senza i mezzi necessari per reagire agli eventi della vita. Ho costruito il personaggio pensando ad una persona che avesse un rapporto fisico, di intimità e confidenza con il figlio. Lo tratta come un amico. Lei prova a fare la madre, a lottare contro la brutta strada che ha preso il figlio.

Il figlio Mirko è un ragazzo che viene risucchiato insieme all’amico Manolo in qualcosa di più grande e pericoloso. Ha in qualche modo rinunciato al suo ruolo di madre in questo contesto sociale periferico sfasciato…
È una madre che ha avuto un figlio da giovane, sono cresciuti insieme in una zona periferica difficile ed ha imparato attraverso i suoi occhi ad essere genitore. Ma non è mai pronta. La vita corre troppo velocemente e lei non riesce. Ma sa resistere. Quello che apprezzo e le riconosco è che, nonostante tutto quello che ha vissuto, resiste. Va avanti.

Foto dal set del film la terra dell'abbastanzaUfficio Stampa

Come è stato lavorare nell’opera prima di due registi non ancora trentenni?
Sono dei ragazzi talmente educati, con un’esperienza di vita alle spalle talmente ricca. Non sembrava di essere sul set di un’opera prima. Avevano idee molto chiare su tutto, già dalla scrittura. Non c’è stato mai un momento, tra un ciack e l’altro, dove l’uno andasse contro l’altro. Non aveva nessuna indecisione. Sono giovani, già strutturarti e pronti per fare un nuovo cinema italiano.

Cosa le è piaciuto della storia?
Nel film non c’è mai un’esasperazione sulla sofferenza, ma un rispetto del pudore delle lacrime. Questi personaggi esistono nella realtà. Viene raccontata una storia in maniera molto delicata, senza primissimi piani sulla loro disperazione.

Suo marito, Vinicio Marchioni, cosa le ha detto della sua interpretazione?
Ha pianto di gioia e mi ha detto: «Hai fatto un lavoro enorme e bello». Ha subito anche una evidente trasformazione fisica È stato bello come attrice confrontarmi con un viso che avesse tanti segni, con il truccatore abbiamo tagliato le sopracciglia e fatto l’ultima parte con la matita, un tratto tipico delle persone della periferie. Avevo anche delle profonde occhiaie.

HDUfficio Stampa

Tornerà a teatro o al cinema, dove la rivedremo?
Uscirò con una partecipazione nell’opera prima di Valerio Mastandrea “Ride” poi questo inverno con lo spettacolo “Uno Zio Vanja” dove interpreto Elena. Con Vinicio abbiamo aperto una casa di produzione che si chiama Anton in onore di Čechov e ci permettiamo di mettere in scena un monologo all’Eliseo sui diritti umani e le sparizioni forzate con la regia di Vinicio, mentre io curo i movimenti scenici, le scenografie e i costumi. Facciamo piccoli progetti che abbiamo la funzione dell’arte e sensibilizziamo il pubblico su argomenti che non vanno taciuti. Non c’è mai un piccolo spettacolo o un grande spettacolo, un piccolo film o un grande film, ma la possibilità di comunicare qualcosa. Questo è il nostro dovere.

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