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Nei denti da latte una mappa per prevenire l’autismo

Una ricerca americana ha studiato la formazione dei denti da latte e ha scoperto che possono essere un importante indicatore per evidenziare dei meccanismi che potrebbero portare all’insorgere dell’autismo.

Denti Istock

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Tra le tante diagnosi che è importante fare al più presto rientra quella dell’autismo. In questo modo è possibile iniziare una serie di cure e terapie che possono aiutare i bambini autistici nella loro quotidianità. Ecco allora perché è importante servirsi di tutti gli indicatori possibili nel diagnosticare la malattia, in modo da intervenire in tempo e in maniera efficace.

In questo contesto si inserisco lo studio della Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York City, che rivela come nei denti da latte potrebbero trovarsi preziosi indicatori per diagnosticare l’autismo. O più precisamente come i cicli del metabolismo dello zinco e del rame negli strati dei denti da latte possono predire la malattia. Lo studio, condotto dal dottor Paul Curtin, ha messo in campo nuovi biomarker in grado di misurare l’assorbimento di alcune sostanze, quali appunto lo zinco e il rame, e ha svelato che i bambini che in seguito hanno sviluppato l'autismo avevano interrotto l’assorbimento metabolico di zinco e rame già nella loro vita uterina o nei primissimi mesi di vita.

Per dirla in maniera semplice, il metabolismo di sostanza quali lo zinco e il rame, se per qualsiasi motivo si blocca, può causare scompensi in tutto il corpo, perché influisce anche sul metabolismo di altre sostanza essenziali. E questa interruzione, si vede nella composizione dei denti da latte.

Bambina alla finestraHDIstock

Insomma, i denti da latte dei bambini sono stati usati un po’ come gli anelli degli alberi, ha spiegato il dottor Curtin: in questo caso però non hanno svelato l’età, ma la predisposizione del bambino a rientrare o meno nello spettro autistico. Una diagnosi sicura al 90%.

La ricerca ha coinvolto 193 bambini, provenienti da Svezia, America e Inghilterra, ed è stato indagato principalmente il primo anno di vita di questi bambini.

Con questa ricerca, stiamo spostando l'attenzione sui cicli metabolici per capire come i bambini elaborano i nutrienti invece di osservare solo la loro esposizione a sostanze tossiche.

Insomma, se davvero questa ricerca dovesse dimostrarsi accreditata, delineerebbe anche la possibilità di intervenire su questa interruzione di assorbimento dello zinco e del rame e di scongiurare quindi l’insorgere dell’autismo.

Sono solo supposizioni, ma sarebbe bello potessero diventare una forma di prevenzione!

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