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Il racconto del Mi Ami Festival 2018

Francesca Michielin, Calcutta, Cosmo, i Tre Allegri Ragazzi Morti: la musica italiana sta cambiando e il pubblico risponde.

Ragazzi con le mani alzate, ai lati gli alberi e in lontananza due palchi Alessandro Sozzi

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C'è chi lo definisce il Coachella italiano. Ecco, visto che lì si esibiranno artisti del calibro di Alt-J, Beyoncé, David Byrne, Eminem e Jamiroquai, il paragone pare un po' azzardato. Ma è un'affermazione che, se (molto, molto) ridimensionata, ha del vero.

Il Mi Ami, infatti, è il festival della musica italiana. Ma quella vera: quella che i ragazzi hanno nell'i-pod, che ascoltano su YouTube. Non quella che passa da Sanremo. E quella che passa dalle radio? Ni. Perché la musica in Italia sta cambiando. E, se fino a pochissimi anni fa l'indie e il mainstream erano due ambienti ben distinti (e distanti) l'uno dall'altro, ora i due ambiti si stanno progressivamente fondendo.

Anzi, stanno persino scambiandosi i ruoli: con i "règaz" dello Stato Sociale assurti a eroi nazionali, Tommaso Paradiso padre della patria e Calcutta nuovo Re Mida della musica italiana. 

La conferma di tutto ciò? Il sold-out della prima serata del Mi Ami già durante le prevendite.

Già durante la prima serata, infatti, il Mi Ami ha calato gli assi. Con Francesca Michielin, che tutti voi conosceranno per un passato molto pop. Vero. Ma che ha saputo emanciparsi dalla musica un po' patinata degli esordi, fino ad abbracciare sonorità più care ai vari Cosmo e Calcutta (autore di Io non abito al mare, del suo secondo album). E infatti proprio Cosmo e Calcutta sono stati gli altri headliner del venerdì.

A sorpresa, Calcutta, che già lo scorso anno si era presentato sul palco del Mi Ami la sera del concerto di Liberato. Con l'inevitabile, conseguente domanda: "Ma allora è lui Liberato?". Questa volta, on stage per presentare il suo nuovo album, Evergreen, uscito la settimana scorsa, cantando Paracetamolo, Pesto e un medley dei suoi successi.

Oltre ai tre big, c'è stato spazio anche per i tantissimi ragazzi del "sottobosco indie" (metà cast del Concerto del Primo Maggio di Roma): Frah Quintale, Willy Peyote, Galeffi. E poi gli Ex Otago, per la loro unica data estiva, e Sick Luke, Marina, i Coma Cose.

Forse leggermente più sottotono, ma comunque apprezzatissimo anche il sabato del Mi Ami, con Prozac +, Tre Allegri Ragazzi Morti e Dj Gruff.

Parlando di numeri: niente sold out, ma quasi. E qui entriamo nell'ambiente indie nel senso più proprio del termine: quando il genere era, come dicevamo all'inizio, ancora un mondo a sé, che con il pop aveva ben poco a che fare.

I Prozac +, di nuovo insieme dopo tredici anni, per festeggiare i vent'anni di Acido acida. E poi i Tre Allegri Ragazzi Morti, per la loro unica data estiva. Anche in questo caso, tanti altri artisti hanno affollato gli altri palchi: il super gruppo del Dunk, con i fratelli Giuradei, Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi e Luca Ferreri dei Verdena.

E poi Colapesce, la promessa dell'indie italiano Maria Antonietta, Giorgieness. E la notte, con i ritmi di Dj Gruff.

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