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The Handmaid's Tale ispira ribellione contro coercizione religiosa e misoginia

In varie parti del mondo i personaggi e situazioni descritti nella serie The Handmaid's Tale - e nel romanzo che l'ha ispirata - vengono utilizzati come segno di protesta contro ogni forma di coercizione religiosa e misoginia.

Elisabeth Moss in The Handmaid's Tale Hulu

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Anche prima di diventare un serie TV di culto, il libro The Handmaid’s Tale (da noi Il racconto dell’ancella) di Margaret Atwood veniva utilizzato come manifesto contro ogni forma di oppressione e discriminazione delle donne. Ai tempi della campagna presidenziale di Trump, quando la serie TV con Elisabeth Moss era in corso di produzione, è capitato più volte che alcune donne protestassero contro certe affermazioni del futuro presidente o del suo partito indossando i costumi delle ancelle. Qualcosa del genere continua ad accadere in questi giorni in Irlanda, Regno Unito e Israele, mentre la seconda stagione dello show va è in corso negli Stati Uniti.

Il paragone tra gli orrori di un populismo nazionalista ispirato da interpretazioni estremiste della Bibbia raccontati dall Atwood e certe realtà del nostro mondo hanno infatti spinto degli attivisti a prendere a prestito il romanzo nella lotta contro la coercizione religiosa durante la campagna a favore del referendum sull’aborto che si è tenuto lo scorso venerdì in Irlanda. In molti hanno indossato mantelli rossi ed ampie cuffie bianche, mostrandosi in atteggiamento obbediente, come se la campagna ProLife fosse un riflesso di quel regime totalitario immaginato dalla Atwood.

In questi giorni a Gerusalemme, l’antica questione dello status dello Shabbat è tornata al centro delle discussioni. Il 17 maggio il Consiglio municipale di Gerusalemme ha votato a favore (15 a 10) ricorso presentato dai membri ultra-ortodossi che protestavano contro l’apertura di sabato della famosa attrazione turistica First Station . Il ricorso voleva revocare il permesso alla struttura di tenere le porte aperte nel giorno del riposo ebraico.

A seguito del voto, i partiti secolari nel consiglio si sono mostrati indignati. Fleur Hassan-Nahoum, nata a Londra e cresciuta a Gibilterra, è al momento un membro del Consiglio Municipale di Gerusalemme: dopo una manifestazione fuori dalla sede del comune ha espresso le sue opinioni sulla propria pagina Facebook. “Questa sera abbiamo perso un voto ma vinceremo la battaglia. L’accettazione ed il rispetto reciproci sono valori ebraici che dobbiamo mettere in pratica e di cui dobbiamo far tesoro. Con mio disappunto, i miei colleghi dei partiti ultra-ortodossi se ne sono dimenticati in questa serata. Ma First Station non chiuderà. La commissione regionale ha l’ultima parola e prenderà la giusta decisione”.

Sotto al testo la donna ha incluso una foto di una sostenitrice del suo partito (Yerushalmim) che tiene in mano un cartellone da The Handmaid’s Tale che reca scritto “Possa il Signore schiudere”, una delle espressioni più usate (insieme a “Benedetto sia il Frutto”) nel mondo distopico creato da Margaret Atwood che simboleggia lo stato di asservimento dai connotati profondamente religiosi delle ancelle.

Nel Regno Unito, in occasione del famoso festival letterario nella località gallese di Hay-on-Wye, cui ha partecipato come ospite la stessa Atwood, si discute del romanzo (e della serie) come simbolo della lotta alla misoginia. Anche lì sono apparse donne con mantelli rossi, come scorta della Atwood al suo arrivo in un padiglione. Durante il suo intervento al festival, l’autrice ha ricordato che le riprese della serie (per la quale lei agisce come consulente sullo script, anche se ammette che non ha un vero potere di controllo) iniziarono a settembre del 2016, poco prima dell’elezione di Trump, e che quando arrivò la mattina del 9 novembre “il cast si svegliò in un mondo diverso. Se avesse vinto Hillary Clinton, la serie sarebbe stata un ‘guarda cosa abbiamo scampato’”, invece che una sorta di specchio della realtà.

Nolite te bastardes carborundorum #TheHandmaidsTale #HayFestival2018

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Nel commentare il clima degli ultimi mesi, e l’ondata di accuse di molestie sessuali e conseguente reazione a livello sociale, la Atwood ha detto che secondo lei stiamo assistendo ad un cambiamento in meglio, e che trova “rincuorante” il fatto che ci si stia ribellando contro la misoginia e l’abuso. Al contempo avvisa però contro le reazioni istintive del “punta e spara”, perché ogni accusa deve essere ponderata e punita nella giusta misura. L’autrice spiega infatti che non c’è una soluzione istantanea a questi problemi.

Quello che cambia le cose è il lavoro che si fa dopo. Bisogna cambiare le strutture della società.

#margaretatwood #thehandmaidstale @hayfestival

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Chi di voi sta seguendo The Handmaid’s Tale?

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