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Lui, io, noi: una canzone per Fabrizio de André

Un de André inedito, visto dagli occhi di Dori Ghezzi e dalla penna di Giordano Meacci e Francesca Serafini. Qui la recensione.

La copertina di Lui, io, noi, biografia su Fabrizio de André Einaudi

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“Alle sirene del passato preferisco, ostinatamente, i lampi improvvisi del futuro”.

Così si esprime Dori Ghezzi per spiegare il suo ineluttabile desiderio di preservare la memoria di Faber. Quell'essere riservata e poco avvezza alla nostalgia che non le ha permesso di parlare di lui, di scriverne. Come, d'altronde, faceva anche Fabrizio De André, che cantava di ogni persona che destasse il suo interesse meno che di lei: il suo grande amore. Questo fino ad oggi. Quando la vita ha messo sulla sua strada, tassello dopo tassello, una serie di piccole e grandi coincidenze che l'hanno portata all'incontro con Giordano Meacci e Francesca Serafini, già sceneggiatori del film tv Principe Libero e ora di questo libro. Coincidenze in cui Fabrizio e Dori credevano molto, come ci conferma ripetutamente e puntualmente il libro, dall'incontro di Dori con una chiromante che le aveva predetto una vita da prima pagina a Fabrizio che fece l'oroscopo alla loro casa all'Agnata.

“Ma tu ci credi davvero, Bi?”

“Bo. In qualche cosa bisognerà pur credere”.

Perché alle volte i segni sono solo da interpretare in un senso che ci riguardi; e diamo noi un peso a quei significati particolari – e li chiamiamo presagi, magari – quando diventano un pretesto per confermarci in quello che ci sta dicendo il nostro istinto più profondo e nascosto...

Ed è proprio sulla scia di piccoli ricordi, coincidenze, segnali, che seguiamo la narrazione, passo dopo passo. Riannodando i fili invisibili del destino, per ricomporre un quadro più ampio: quello di un'eterna storia d'amore. La storia d'amore di Bi e Bo – ma non solo.

Lui, io, noi: il libro su Fabrizio de André scritto da Dori Ghezzi, Giordano Meacci e Francesca SerafiniEinaudi

Come già ci suggerisce il titolo, infatti, Lui, io, noi è molto più di una semplice biografia o racconto su Fabrizio de André. È, per ossimoro, un'autobiografia corale, la storia di un Lui (Faber), di un Io (Dori Ghezzi) e di un Noi (Giordano Meacci e Francesca Serafini) che si intreccia in maniera inestricabile per renderci un ritratto quanto mai vivido. Un dipinto che parte proprio dalla vita, dai ricordi che scorrono ora in avanti, ora indietro, per restituirci uno, dieci, mille Faber. Proprio come le sue canzoni e i personaggi di cui amava cantare – ognuno con la sua storia – che, nel vissuto di tutti noi che lo abbiamo amato, diventano anche un po' la nostra storia.

Mostra come la storia sia sempre stata una sola, anche quando loro non si conoscevano

La struttura persegue questo obiettivo corale: ci troviamo di fronte ad una narrazione a 6 mani dove le voci si susseguono e si alternano. Seguiamo, capitolo dopo capitolo, le vicende di Bi e Bo, le loro memorie personali che si mescolano con vicende della storia italiana – tra terrorismo rosso, tangentopoli, letteratura e film – e aneddoti della sua carriera musicale: Fabrizio non volle suonare con Dylan perché era geloso di Dori.

Ma seguiamo anche la memoria di Meacci e Serafini che irrompono nella narrazione per spiegarci come, da giovani, avessero incontrato De André un giorno del '92. Quando, da studenti di italianistica alla Sapienza, avevano scritto il saggio “La lingua cantata” sulla lingua delle canzoni popolari. In quell'occasione De André aveva apprezzato il loro lavoro e gli aveva regalato un testo come postfazione del libro: una sorta di lettera d'amore a Dori che solo l'incontro tra i tre ha potuto farle avere. Così come il borsellino che lei aveva perso a Roma e che – caso del destino – era finito proprio tra le mani di Meacci e Serafini.

Lui, io, noi poteva essere una semplice biografia, intrisa di citazioni, dettagli e date che avremmo cercato, insaziabilmente, su Google e Wikipedia. Fortunatamente, però, è tutt'altro. Perché non è un libro su chi è morto, ma su chi resta. Il tentativo costante di elaborare il lutto non per assenza, ma per piccoli tasselli di vita vissuta che non seguono la linearità del tempo.

Senza rimpianti: ma con tanto, tantissimo amore.

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