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Risolvere i litigi fra fratelli (senza feriti e senza ingiustizie)

Ogni giorno la stessa storia! Non si può mai stare tranquilli! Li lasci un momento da soli ed ecco che litigano, si azzuffano, urlano e si fanno male. Le volte in cui vanno d’accordo sono da segnare sul calendario.

Litigata tra fratelli iStock photo

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Quando due bambini litigano e uno è tuo figlio e l’altro no, può sembrare più semplice perché, di fatto, accadono tendenzialmente due cose (o l’una o l’altra): ti metti dalla parte di tuo figlio, lo accogli, lasci che l’altro bambino sia gestito dall’adulto che è con lui e finisce lì (“a ciascuno il suo…”), oppure rimproveri tuo figlio e per educazione e perbenismo ti metti dalla parte dell’altro bambino facendo la figura del genitore altruista (succede la maggior parte delle volte anche se è la soluzione più sbagliata…).

Tuo figlio rimane mortificato, tu hai fatto bella figura con il genitore dell’altro bambino e finisce lì.

Come gestire i litigi quando i bambini sono entrambi i tuoi

Come fai a prendere le parti di entrambi?

Come si fa a garantire ad entrambi gli stessi diritti in qualità di tuoi figli, la stessa comprensione e lo stesso sostegno? Per di più nello stesso momento? Come si fa a togliere il gioco a uno per darlo all’altro? È un’ingiustizia… Sono tutti e due tuoi figli!

Dato che le liti tra fratelli sono un classico in quasi tutte le famiglie, sono eventi quotidiani che occupano un sacco di tempo a figli e genitori, che esasperano entrambe le parti, che consumano energie inutilmente, che peggiorano l’umore e che sono inutili.

Quindi vediamo adesso insieme cosa puoi fare da domani per sciogliere i conflitti velocemente e per far sì che nel tempo non se ne creino di nuovi. 

Per prima cosa vogliamo suggellare, marchiare a fuoco, imprimere nella roccia 3 punti fermi:

  1. È naturale che due fratelli litighino tra di loro se non hanno attorno la struttura adeguata che li fa sentire sempre amati, che li fa vivere nell’abbondanza, che li fa sentire individui “perfetti” (abbondante autostima), che non gli fa vivere il paragone.

  2. Non è una questione vitale il dover amare per forza il proprio fratello e il doverci andare d’accordo per forza. È un peso, una responsabilità, troppo grande per il bambino in fase egocentrica (e anche per il bambino che ha superato i suoi primi 7 anni ma vive ancora carenze affettive importanti che lo fanno vivere di fatto come se fosse nell’egocentrismo).

  3. Più i bambini vengono trattati come figli unici e meglio stanno e più riescono a giocare, passare del tempo, collaborare con i propri fratelli. Questo non vuol dire che non bisogna fare il secondo, il terzo, il quarto figlio.

Vuol dire che bisogna sapere a cosa si va incontro e agire di conseguenza dando a ciascun figlio le dovute attenzioni. È più difficile? Sì è sicuramente più difficile ma non impossibile.

L’importante è metterlo in conto fin da subito evitando di fare i pesci lessi o gli struzzi quando poi ci si sente frustrati perché non si sanno gestire più bambini nello stesso tempo e si finisce per delegare la responsabilità a loro: "sono terribili, non mi ascoltano, non ci sono più i bambini di una volta, ma a chi assomigli!"

Come gestire il litigio tra fratelli iniziato quando non c'eri

Nella litigata il fratellino ha avuto la meglioHDiStock photo

Bene, oltre a questi 3 punti che ti suggeriamo di tenere sempre a mente e che ci auguriamo possano essere per te spunti di riflessione, vediamo adesso quello che puoi fare quando la battaglia sanguinosa è già iniziata mentre tu eri di là.

Di solito succede che inizi a sentire delle lagne, delle urla, il rumore di una manata che finisce su una guancia, il rumore di giochi che si spiaccicano per terra, “ahi!”, “smettila!”, “adesso chiamo la mamma!”, ecc.

Tu alzi rassegnato gli occhi al cielo, lasci perdere quello che stai facendo e corri da loro, sbuffi, metti i pugni sui fianchi, li guardi di storto, e chiedi cosa è successo e chi ha cominciato… 

Ognuno di loro dice la sua, tu dici “poverino” a chi le ha prese e “sgridi” chi ha causato il pasticcio, gli dici che non si fa, magari lo metti in castigo o gli dai una sberla, preso dal nervosismo ritiri i giocattoli e li separi uno da una parte e uno dall’altra.

Fino a quando?

Chi può dirlo… a volte la pace dura per tutto il pomeriggio, per tutta la sera, a volte invece solo il tempo di tornare a fare quello che stavi facendo prima di essere interrotto. E si ricomincia da capo. 

Ecco il primo suggerimento che, lo so, potrebbe farti trasalire, o farti venire la febbre, o farti alzare di scatto oppure anche farti imprecare contro di me perché sono una  pazza.

Ti chiedo di aspettare un attimo prima di giudicare e di prendere in considerazione l’utilità delle soluzioni, anche se queste vanno contro corrente.

Quando due fratelli litigano tra di loro, evita di pensare che il tuo intervento possa essere superfluo, soprattutto nel momento in cui la situazione sta degenerando e il carico emotivo sta diventando per loro eccessivo (uno di loro piange, alza le mani, butta le cose per terra, urla, chiede l’aiuto di un adulto, ecc.).

4 passi per risolvere i conflitti tra fratelli (e 1 per prevenirli)

Un abbraccio di mamma risolve tuttoHDiStock photo

Passo 1 - Renditi disponibile 

Intervieni, mettiti a disposizione, prendi tu in mano la situazione perché, se fossero davvero in grado di gestire la situazione, il loro territorio e le loro cose, la loro emotività e nello stesso tempo anche il rapporto con l’altro, non arriverebbero a tanto.

Se ci arrivano è perché non hanno ancora la maturità per farlo (se sono usciti dalla fase egocentrica ma la situazione si ripete è probabile che non abbiano avuto in passato la possibilità di vedere un adulto risolvere in modo equilibrato i conflitti e di imparare a fare altrettanto imitandolo).

Passo 2 - Trova tu la soluzione 

Prendendo in mano la situazione è importante che sia tu a fornire la soluzione ideale per entrambi, che sia tu a mostrarti risoluto, non arrabbiato, equilibrato, sicuro di quello che stai facendo, senza ledere l’emotività di nessuno.

Così i tuoi figli si sentiranno finalmente rassicurati

Di solito in questi casi è bene comprendere le ragioni di entrambi (lo vediamo tra poco) e poi trovare per esempio un gioco che possa fare l’uno da solo e un altro gioco che possa fare l’altro da solo (almeno finché non si calmano le acque), oppure farti aiutare a risistemare il campo di battaglia e poi farli venire con te e fare qualcosa tutti insieme (il fatto che ci sia un adulto a mediare tra i loro bisogni, a dare a entrambi le giuste attenzioni, a gestire i tempi e i modi del gioco è il primo strumento utilissimo affinché non si creino lotte di potere tra fratelli).

Passo 3 - Comprendi le ragioni di entrambi 

Questo è il suggerimento più importante e quello più contro corrente.

Quando accorri sul campo di battaglia è naturale che tu possa e voglia soccorrere chi dei due “le ha prese”, chi sta piangendo a squarcia gola, chi si è visto il giocattolo essere miseramente distrutto dal nemico, chi si ritrova senza una ciocca di capelli.

È quindi naturale che tu ti possa abbassare sulle ginocchia e mettere una mano sulla schiena al bambino “ferito”, avvicinarlo a te, porgergli un fazzoletto e cercare di consolarlo.

Questo è naturale, ci viene spontaneo ed è bene farlo. Ma c’è un pezzettino in più che tutti dimentichiamo. L’altro contendente dov’è? Cosa sta vivendo? Cosa ha vissuto prima di sentirsi spinto a rompere il gioco del fratello? Cosa gli è successo? Di solito, accecati dal senso di ingiustizia, premiamo la vittima e rinneghiamo e puniamo l’assalitore.

Ma siamo proprio certi che quest’azione funzioni?

Ti ricordi quanto ti ho scritto sulla motivazione profonda del bambino? Ti ricordi quanta importanza abbiamo dato a questo dettaglio? 

Bene, anche nel caso delle liti tra fratelli la situazione non cambia. Infatti se il figlio “cattivo” (ai tuoi occhi di giudice imparziale), quello che alla fine ha picchiato, rotto, fatto del male, offeso, non avesse avuto un motivo valido e profondo per agire così, credi davvero che si sarebbe accanito con tanta foga contro un suo simile?

Posso garantirti che la risposta è no.

Il bambino è un animale pacifico che reagisce solo se provocato o solo se non riesce a contenere le emozioni che lo stanno annegando.

Quando i bambini picchiano un altro bambino, gli fanno un dispetto o altro, lo fanno per difendersi, per liberare una forte emozione (come fai tu, lo abbiamo visto, quando lo punisci o alzi la voce, quando invece alla tua età dovresti aver imparato a essere più neutrale), perché si sono sentiti offesi, violati, perché hanno visto il loro territorio minacciato, perché hanno avuto paura, perché si sono sentiti prevaricati, ecc.

Quindi se davvero vuoi risolvere nel migliore dei modi il conflitto che si è acceso tra i tuoi figli:

Passo 4 - Rivolgiti con amore a chi ha scatenato la lite, accogliendo le sue ragioni, perché è lui il più ferito

Come abbiamo già detto puoi consolare la vittima ma sentiti obbligato a sostenere chi dei due ha acceso la lite, a chi, in teoria, dovrebbe essere “sgridato o punito”.

Avvicinati a lui, guardalo negli occhi e con tono amorevole puoi dirgli per esempio: “Amore, che cosa è successo! Mannaggia, deve proprio averti fatto arrabbiare tanto se sei arrivato a tirargli uno schiaffone!”, “Dimmi cosa è successo, ti capisco, forse non hai proprio potuto farne a meno… io sono qui per aiutarti, per risolvere la situazione… adesso ti aiuto, non ti preoccupare”.

Inutile perdere tempo in filippiche perché tanto i bambini sanno già che “non si fa”, sanno che gli altri non si picchiano, sanno che non si dicono parolacce, sanno che anche i giochi si rispettano. Soltanto che, se al loro volta non si sentono rispettati, se si sentono feriti e perdono il controllo della situazione.

Capita (anche a loro) esattamente quello che succede a te quando perdi la pazienza, quando inizi ad urlare, quando li punisci, quando li ricatti, quando ti arrabbi, ecc.

Cosa fai? Ti metti in punizione? Ti fai dare una sberla da qualcuno? Ti dici che sei un bambino cattivo? Forse ti dici che non lo dovevi fare? Grazie! Lo sai benissimo che non si fa!

Capisci l’empasse e vai avanti dicendoti che sai che non dovevi farlo ma ti è scappato, come se non potessi farne a meno. L’esatta fotocopia di quello che sta provando tuo figlio. Anche per lui dovrebbero valere le stesse regole e quindi comprensione, amore, azioni di soccorso e soluzione. E non dimenticare che: 

I tuoi figli restano comunque figli unici: non pretendere che giochino insieme per forza, non dare per scontato che vadano d’accordo, che si guardino l’uno con l’altro. Non è detto che l’uno sia nato per non far sentire solo l’altro, anzi.

Forse anche tu hai fratelli o sorelle e non sempre siete andati d’accordo, chissà quante volte non ti è venuto spontaneo considerarlo come una cellula dei tuoi stessi genitori, come un intruso, come un pezzo in più, anche se oggi siete adulti e tutto va bene. 

Passo 5 - Abbi cura di riservare momenti esclusivi

Questo è il modo migliore per ridurre nel tempo le lotte tra fratelli. 

È fondamentale riservare durante la giornata o durante la settimana dei momenti esclusivi che ciascuno di loro possa trascorrere da solo con mamma o con papà oppure anche con un altro adulto (nonni, tata, vicina di casa, amici, ecc.).

Ti facciamo qualche esempio pratico: mentre uno è con mamma a cucinare, l’altro è con papà a giocare o a fare la doccia, mentre uno è casa con mamma l’altro è dalla nonna (e poi si farà cambio il giorno o la settimana successiva), mentre uno e a nuoto, l’altro è con papà, mentre uno dorme l’altro gioca con mamma, ecc.

Più momenti intensi esclusivi vivono e più sentono appagata la loro fase egocentrica (riempiendo il loro bicchiere emotivo di attenzioni e coccole che non devono spartire con il fratello/sorella), riuscendo a sostenere molto meglio i momenti da trascorrere insieme ai fratelli (anzi, spesso si creano poi spontaneamente situazioni in cui vogliono giocare serenamente insieme e trovano anche da soli le soluzioni ai piccoli conflitti).

Averti suggerito come risolvere le liti tra i fratelli, ci dà la possibilità di aprire una parentesi per parlarti di tutte quelle situazioni in cui tuo figlio non vuole prestare i suoi giochi agli amichetti o in cui inizia a dire che tutto è suo.

Bene, vogliamo anche in questo caso rassicurarti sul fatto che tuo figlio non è un egoista. È naturale che viva la sua sana fase di egocentrismo e che possa esprimere quello che sente. Anche in questo caso ti suggeriamo di comprenderlo dicendogli che sai che il gioco è suo e che lui ha ragione a essere arrabbiato per un qualcosa che gli è stato per esempio tolto di mano.

Solitamente anche solo questo passaggio è sufficiente per calmarlo. Se ci sono gli adulti di riferimento per “l’altro contendente” puoi delegare a loro la gestione del loro figlio e tu restituire il giocattolo al legittimo proprietario.

Quando si tratta di giochi comuni come per esempio lo scivolo al parco oppure i giocattoli della scuola materna (che sono di fatto di tutti), ti suggeriamo di mediare con pazienza e dolcezza ma soprattutto dare sempre uno spazio prioritario ad accogliere il sentimento del bambino per esempio dicendo “sì, hai ragione a volerlo tutto per te…”. 

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