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Philip Roth: i 5 migliori romanzi

Muore a 85 anni per arresto cardiaco. L'autore che aveva narrato i pregi e i difetti dell'America ci lascia con alcuni dei più grandi capolavori del Novecento letterario.

Ritratto di Philip Roth, l'autore americano che nel 1998 ha vinto un premio Pulitzer Pulitzer.org

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Già dal 2012 Philip Roth aveva annunciato che non avrebbe più scritto. Stanco e provato da terribili mal di schiena (di cui soffriva da anni), sosteneva di non aver più nulla da raccontare. Così ci lascia il 22 maggio 2018, in un ospedale di Manhattan. La notizia della morte, annunciata dal New Yorker, è stata poi confermata da Andrew Wylie, suo temibile agente letterario, meglio conosciuto come “lo sciacallo”.

Fortunatamente per noi, tuttavia, Philip Roth aveva già raccontato tanto. I suoi romanzi, tra sesso, morale, storia e politica, ci hanno svelato le ipocrisie e le inquietudini dei nostri giorni come pochi erano riusciti prima di lui. Ed è proprio questo spirito dissacrante e a volte irriverente ad avergli negato il Nobel, premio che avrebbe senz'altro meritato e per il quale era stato più volte candidato. E che, anche qualora fosse rimasto in vita, non avrebbe potuto aggiudicarsi nemmeno quest'anno dal momento che è stato annullato e rimandato al 2019. Uno spirito, forse, poco adatto a quello dell'Accademia svedese, che da anni sceglie e incorona i suoi vincitori, ma molto amato dal pubblico e dalla critica.

Se è vero che dopo il 2012 Philip Roth non ha più scritto romanzi, ci ha lasciato in dono un ultimo gioiellino, Why Write?, uscito in America a settembre del 2017. Una selezione di tutti i suoi interventi sulla scrittura dal 1960 al 2013 che non sarà inserito nella nostra lista – non trattandosi di un vero romanzo – ma che risulta un utilissimo compendio per capire meglio l'autore e la sua poetica.

Addio, Columbus e cinque racconti, 1959

Goodbye Columbus romanzo d'esordio di Philip RothEinaudi

Il suo debutto e già un capolavoro. Pubblicato nel 1959 e premiato dal National Book Award, questo libro è una raccolta di racconti scritti da Philip Roth all'inizio della sua carriera e nei quali possiamo già ritrovare l'umorismo tagliente e impetuoso che l'hanno reso celebre. Un romanzo sull'amore e le differenze sociali che narra la storia di Neil Klugman, uomo poco abbiente che vive a Newark, e Brenda Patimkin, che invece viene dai lussuosi sobborghi di Short Hills. Il romanzo è poi accompagnato da cinque racconti più brevi.


Lamento di Portnoy, 1969

Lamento di Portnoy, Philip RothEinaudi

L'opera che l'ha consacrato a livello mondiale e anche una delle più controverse della sua produzione letteraria. Scritta quasi in forma di monologo, questa tragicommedia narra la storia di Alexander Portnoy, figlio ribelle di una famiglia piuttosto religiosa e borghese. Il giovane – amante del sesso e dell'autoerotismo – si siede sul divano e inizia a raccontare le sue vicende sessuali a uno psicologo che resta quasi ammutolito. Usando un linguaggio che descrive scene comiche e satiriche, Roth scandalizza, fa riflettere e ridere allo stesso tempo.

Pastorale americana, 1997

Pastorale americana, Philip RothEinaudi

Il libro più conosciuto e venduto – considerato a livello mondiale suo 'masterpiece' – e che gli ha fruttato diversi premi, tra cui il Pulitzer nel 1998. Pastorale americana racconta la storia di Seymour Levov, ricco americano soprannominato “lo Svedese” dai tempi del liceo e destinato al successo. Fino a quando il conflitto in Vietnam non sconvolge la sua vita e quella di sua figlia che sembra voler portare anche in casa la guerra (in senso letterale).

Anche qui ritroviamo il giovane scrittore ribelle e irriverente del Lamento di Portnoy, accompagnato tuttavia da una prosa più matura. Roth con Pastorale americana costruisce un'architettura perfetta per una storia che si snoda in più di 400 pagine e che, partendo da una vicenda familiare, ci offre delle profonde riflessioni sul caos degli anni '60 e sugli effetti che la guerra del Vietnam ha avuto sulla psiche collettiva. Un'opera di amore e odio nei confronti della sua America, con le sue ambizioni e le ormai sempre più evidenti ipocrisie.

Everyman, 2006

Everyman, Philip RothEinaudi

Everyman è la storia di un uomo, qualsiasi uomo, “dal suo primo incontro con la morte sulle spiagge idilliache della propria infanzia” all'incombere dei primi e ineludibili cedimenti fisici. Segna un punto di svolta nell'evoluzione artistica di Roth. È qui che l'autore sembra riuscire ad identificarsi pienamente con il proprio protagonista e a viverne il tormento, la perdita. Un libro che racconta una storia intima, ma anche universale: il rimpianto, il disfacimento, il fallimento della vecchiaia. Everyman perde il sorriso tagliente e tipico di Roth e si abbandona al vuoto di una strenua battaglia tra la vita e la morte, di cui, ovviamente, già sappiamo chi uscirà vincitore.

Indignazione, 2008

Indignazione, Philip RothEinaudi

Uno dei suoi ultimi romanzi, in cui Roth torna su un argomento a lui molto caro: l'impatto inevitabile che la società americana ha sui suoi cittadini, individui spesso vulnerabili e inermi. La storia parla di Marcus Messner e della sua educazione al pittoresco college di Winesburg. Un'educazione che passa anche attraverso gli impedimenti e le bizzarrie dell'America del 1951. La costruzione della propria identità, tra innocenza, nostalgia e sesso, è narrata ancora una volta con arguzia irriverente, per smascherare le assurde pretese della società.

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