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Arredamento green: tutte le piante che purificano l'aria (secondo uno studio della NASA)

Coltivare aria sana nelle nostre case è possibile: uno studio della NASA ha infatti individuato le piante capaci di purificare l’aria da tossine dannose per la salute. Ecco come è stato condotto e quali sono le specie studiate.

Foglie di Philodendron selloum Hans via Pixabay

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Le piante sono un elemento d’arredo che non passa mai di moda, e anzi negli ultimi sono tornate in voga come non mai soprattutto tra i millennials, ma possono essere molto più di questo. Sapevate, infatti, che ne esistono alcune che è bene tenere dentro casa perché sono capaci di purificare l’aria, e la loro presenza negli spazi chiusi è dunque benefica per la nostra salute? Lo ha dimostrato tanti anni fa uno studio della NASA, che continua ad essere citato in ogni parte del mondo.

Una pianta in vaso accanto ad un computerHDElsa Noblet via Unsplash

Già mentre quella ricerca ancora era in corso, le rilevazioni in essa contenute facevano notizia: nel 1988 si poteva infatti leggere sul New York Times un resoconto di queste attività di analisi, la cui fondamentale importanza  il Dr. Anthony V. Nero Jr., esperto proprio di studi sulla qualità dell’aria negli ambienti chiusi presso il Lawrence Berkeley Laboratory in California, commentava così:

I rischi posti dagli agenti inquinanti degli ambienti chiusi sono in effetti paragonabili, quanto ad impatto, a quelli associati all’esposizione a sostanza chimiche o radiazioni degli ambienti industriali.

Le piante sono dunque nostre fondamentali alleate, e troppo spesso ce ne dimentichiamo. Esiste poi un mito da sfatare, o almeno da riconsiderare: quello per cui bisognerebbe evitare di posizionarle nella camera da letto, perché rilasciano anidride carbonica. Sebbene questo sia inconfutabile, la quantità di anidride carbonica è però talmente esigua che un paio di vasi di modeste dimensioni non hanno davvero effetti dannosi per noi, altrimenti dovremmo dire lo stesso di qualsiasi persona adulta divida con noi la stanza di notte.

Bisogna poi tenere in conto che esiste una categoria di piante, le crassulacee (tra cui rientrano anche le orchidee) che - semplificando moltissimo il discorso - di notte assimilano l’anidride carbonica, invece di rilasciarla come le altre. Ed alcuni studi hanno anche provato che alcune piante (come la lavanda) riducono lo stress ed aiutano a dormire meglio.

Una palma in vaso accanto ad una sediaHD Kari Shea via Unsplash

Ma veniamo agli studi della NASA ed ai loro importantissimi risultati: scopriamo quali sono le sostanze dannose per la salute negli ambienti chiusi e in cosa sono consistiti gli studi che hanno permesso di individuare una lista di piante straordinariamente efficaci nel purificare l’aria. Ma se proprio non volete scoprire qualcosa in più sui retroscena (niente paura, non siamo qui per una lectio magistralis), saltate direttamente alla lista: potreste addirittura scoprire che alcune varietà le avete già in casa e se cos’ non fosse, molte sono facilissime da reperire in qualsiasi vivaio, garden center, online o addirittura all’IKEA!

Le tossine dannose negli ambienti chiusi

Nel 1989 la NASA pubblicò un documento che illustrava il processo ed i risultati del Clean Air Study, ovvero uno studio sulla capacità di alcune piante di purificare l’aria in un ambiente chiuso, eliminando tossine dannose per l’organismo quali il benzene, il tricloroetilene e la formaldeide. Vediamo più da vicino cosa cosa sono.

Il benzene: è un costituente naturale del petrolio impiegato nella realizzazione di materie plastiche, tinte, detergenti e pesticidi. Se ne possono trovare tracce anche nel tabacco, gas di scarico, colla, vernice e cera per mobili. Una breve esposizione a questa sostanza può causare irritazione agli occhi, capogiro e tachicardia, mentre l’esposizione prolungata può risultare in tumori e anemia aplastica.

Il tricloroetilene: questo composto è presente in alcuni inchiostri, pitture, smalti, lacche, adesivi e solventi. Dopo una breve esposizione si possono riscontrare capogiri, agitazione, cefalea, nausea seguiti da sonnolenza e (in rari casi estremi) coma. L’EPA (Environmental Protection Agency e l’IARC (Agency for Research on Cancer), come pure il nostro Ministero della Salute, classificano il tricloroetilene tra le sostanze cancerogene per gli esseri umani.

La formaldeide: altra sostanza riconosciuta come cancerogena, è presente nelle buste di carta, nella carta cerata, fazzoletti, tovaglioli di carta, truciolato, compensato, pannelli di rivestimento in legno e tessuti sintetici. Una breve esposizione può provocare irritazione alla bocca e in gola, e in casi più gravi può far gonfiare la laringe e dare problemi ai polmoni.

Una pianta grassa ed una palma in vasoHDPexel via Pixabay

Gli studi della NASA sul malessere da ambiente chiuso

In America si cominciò a registrare l’effetto che queste sostanze avevano sulla salute di chi lavorava in spazi chiusi già negli anni ‘50. Da tali rilevazioni prese le mosse il Clean Air Study della NASA, nato dalla necessità di combattere questo tipo di inquinamento che è tipico anche degli ambienti degli shuttle, in quanto ermeticamente sigillati.

Nel documento pubblicato da B.C Wolverton e Anne Johnson insieme a Keith Bounds, si può leggere come negli anni ‘70 si fosse constatato che gli edifici moderni, pensati per ridurre il dispendio energetico, erano spesso talmente isolati da impedire un adeguato ricambio d’aria, generando malesseri nelle persone che vi lavoravano (fastidio agli occhi, mal di testa, eruzioni cutanee etc), che furono poi classificati come sintomi della cosiddetta Sindrome dell’edificio malato (Sick Building Syndrome).

Una sanseveria in vaso vicino ad una sediaHDStockSnap via Pixabay

Il documento sottolinea poi come “lo stesso essere umano debba essere considerato un’ulteriore fonte di inquinamento dell’aria negli ambienti chiusi, soprattutto se sono caratterizzati da un’insufficiente ventilazione” - come ad esempio sugli aeroplani.

“Poiché l’esistenza dell’uomo sulla Terra dipende da un sistema di supporto vitale che implica un rapporto complesso con le piante ed i microorganismi ad esse associati, dovrebbe essere ovvio che quando l’essere umano cerca di isolarsi da questo ecosistema in edifici sigillati, nasceranno dei problemi”. Questo il commento degli studiosi nel report della NASA, che prosegue spiegando come, se anche non esistessero le centinaia di sostanze chimiche organiche e sintetiche che rilasciano gas di scarico negli ambienti perfettamente isolati, le sole scorie prodotte dall’uomo creerebbero problemi di inquinamento.

La risposta a questi problemi è ovvia. Se l’uomo vuole spostarsi in ambienti chiusi, sulla Terra o nello spazio, deve portare con sé il sistema di supporto vitale previsto dalla natura.

Epirpremnum AureumHDputevodnick via Pixabay

Le piante utilizzate nello studio furono collocate in cubi di plexiglass ermeticamente sigillati ed esposti alla luce, e sottoposte a vari esperimenti per cicli di 24 ore, in cui le varie tossine e sostanze dannose venivano iniettate dentro le teche, e ad intervalli regolari venivano misurati i valori dell’aria al loro interno.

Il primo ciclo di ricerche è durato due anni, ed i suoi risultati sono stati il punto di partenza di una seconda analisi, condotta sempre da B.C. Wolverton insieme ad altri colleghi. In essa si confermava la capacità delle piante di rimuovere sostanze chimiche organiche dall’aria di un ambiente chiuso (capacità che non si estende però, come prima ipotizzato, anche al terriccio in cui le piante crescono), e si aggiungeva anche che un ruolo importante in questa attività di purificazione dell’aria è svolto anche dai microrganismi associati alle piante e dalle radici delle stesse.

Chlorophytum comosumHDStructuro via Pixabay

Una volta ritiratosi dalla NASA nel 1990, Wolverton ha continuato a studiare la materia, pubblicando poi un libro edito anche in Italia (da Geo) col titolo “Amiche piante. 50 piante per purificare l'aria in casa e in ufficio” che è ormai fuori catalogo (sono disponibili, però le versioni inglese, sia la britannica che l’americana). Le ricerche condotte dal team di Wolverton sono dunque una pietra miliare nel campo, ed hanno costituito la base ormai imprescindibile per ogni ulteriore sviluppo.         

Particolarmente d’impatto è la testimonianza di Kamal Meattle durante un TED Talk in cui il businessman e attivista ha raccontato come sia riuscito, posizionando tre piante comuni (la palma Areca, la lingua di suocera ed il potos) nella sua abitazione, a “coltivare aria sana” in una delle città più inquinate al mondo, Nuova Delhi, dopo che gli era stata diagnosticata una severa riduzione della capacità polmonare proprio per colpa di ciò che respirava ogni giorno. Ecco il video del suo intervento (è possibile selezionare i sottotitoli in italiano).

Le piante che purificano l’aria

Molte delle specie nella lista compilata dalla NASA sono di origine tropicale o subtropicale, e capaci di fiorire anche in condizioni di penombra, per cui la composizione delle loro foglie permette ad esse di realizzare agevolmente la fotosintesi anche all’interno di un’abitazione. Quasi tutte non resistono però al di sotto dei 10° di temperatura, per cui se voleste poi spostarle fuori in balcone o in giardino, lo potreste fare solo quando arriva la stagione calda.

Ce ne sono alcune che, coltivate adeguatamente, raggiungono notevoli dimensioni, che rendono difficile la collocazione in stanze piccole, quindi il nostro consiglio è sempre quello di fare una breve ricerca o chiedere informazioni prima dell’acquisto, e poi lanciarsi con entusiasmo nell’arredamento green, magari scorrendo anche tra gli hashtag di Instagram o i pin di Pinterest (#CleanAirStudy, #IndoorPlantsDecor e le loro varianti sono già un buon inizio).

Vediamo allora le piante nello specifico e, laddove possibile, vi indicheremo anche dei siti dai quali è possibile acquistarle - ma fate sempre attenzione alle tempistiche indicate per la spedizione, le recensioni e la descrizione dell’imballaggio e delle dimensioni della pianta, perché i maggiori distributori possono riservare talvolta brutte sorprese (mentre alcuni vivai in Italia sono piuttosto esperti).

Edera comune (Hedera helix)

Le edere sono tra le rampicanti più famose, tenaci e spesso detestate, ma leggendo i risultati ottenuti negli studi della NASA non si può non rivalutarle: questa pianta infatti ha dimostrato di sapere rimuovere in grandi quantità tutte e tre le tossine dei test, e per quanto riguarda il benzene in particolare lo ha eliminato all’89% in 24 ore. Inoltre, dei ricercatori presso l'American College of Allergy, Asthma and Immunology hanno scoperto che questa rampicante può rimuovere fino al 78% di muffa dispersa nell'aria in 12 ore.

Pianta di ederaHDMabelAmber via Pixabay

La varietà Helix viene di rado coltivata (è più adatta a giardini selvaggi), ma ne esistono tantissime cultivar con foglie dai colori e le forme davvero affascinanti e molto decorative, come “Adam” dalle tonalità grigiastre, quella con chiazze giallodorate (“Angularis Aurea”), una con foglie che diventano rosso porpora nei climi freddi e che è considerata ideale per i muri (“Glymii”); ancora, la “Maple Leaf” ha le foglie che ricordano quelle degli aceri mentre quelle della “Fluffy Ruffles” sono frastagliate ed ondulate come la ruche di un abito. Tendenzialmente, un’edera a foglia verde tollera l’ombra, mentre una a foglia variegata preferisce più luce.

Varietà di HederaHelixHDPinterest, pomian.co.uk, Ashwood Nurseries, pernell gerver
"Glymii" (in alto a SX), "Adam" (in altoa DX), "Fluffy Ruffles" (in basso a sx), "Maple Leaf" (in basso a DX)

Gerbera (Gerbera jamesonii)

Questa sorta di grandi margherite colorate, che hanno mostrato risultati ottimi in tutti i test della NASA, sono originarie delle praterie delle regioni temperate e montane dell’Africa, Madagscar, Asia e Indonesia, ma non fatevi ingannare dalle loro provenienze esotiche: sono piante piuttosto resistenti, non ingombrano come tante altre piante di questa lista, anche se amano il sole pieno. Ne esistono tantissime cultivar con colori brillanti e assolutamente instagrammabili, resistono fino a +5° e sono l’ideale per un tocco pop sul davanzale di qualsiasi finestra.

Fiori di GerberaJust Seed
Gerbera Jamesonii

Aglaonema modestum

Il genere Aglaonema comprende circa 20 perenni sempreverdi provenienti dalle foreste tropicali dell’Asia. La varietà modestum è una perenna eretta con piccole foglie (di forma lanceolata o ovata) dall’aspetto lucido, di colore verde cupo con margini ondulati. Le dimensioni massime si aggirano intorno ai 60cm di altezza e di larghezza, resiste fino a +7° e come tutte le piante del suo genere deve essere tenuta in un luogo dove possa ricevere luce filtrata, innaffiandola moderatamente. Dove le temperature sono miti (o altrimenti con la bella stagione) può essere posta all’esterno, all’ombra parziale.

La pianta Aglaonema Modestum in vasoKupindo
Aglaonema Modestum

Palma di bambù (Chamaedorea seifritzii)

La C. s. è una delle circa cento varietà di palme Chamaedorea, quasi tutte di piccole dimensioni, originarie dell’America centrale e meridionale: ciò significa che da noi possono vivere solo in serra o in case molto riscaldate, in ambienti luminosi ma al riparo dalla luce diretta del sole. Questa particolare varietà, proveniente dallo Yucatan, deve il suo nome agli steli flessibili che assomigliano proprio a canne di bambù; può raggiungere un’altezza tra 1 e 2 metri, e deve vivere ad una temperatura che non scenda sotto i 16°.

Palma di bambù (Chamaedorea seifritzii) in vasodanswholesaleplant.com
Palma di bambù (Chamaedorea seifritzii)

Lingua di suocera  (Sansevieria trifasciata laurentii)

In inglese la chiamano “pianta serpente”: è una succulenta sempreverde, originaria di Asia e Africa, con foglie erette lunghe anche 45 cm che presentano screziature orizzontali e margini gialli. Durante la notte converte la CO2 in ossigeno filtrando le tossine presenti nell’aria. Predilige un’esposizione in zone luminose della casa ma non alla luce diretta del sole e si adatta anche a situazioni di penombra. Teme il freddo e gli sbalzi di temperatura. Non necessita di molta acqua, cosa che la rende una grande favorita tra chi non ha molto tempo da dedicare alle piante (in inverno la deve bagnare solo quando il terreno è completamente asciutto ha bisogno di molta acqua). Un’accortezza: la crescita delle foglie può interrompersi se gli apici vengono danneggiati.

Lingua di suoceraMyhouseplants, wikipedia
Lingua di suocera o Sanseveria Trifasciata Laurentii

Chrysanthemum morifolium

Sono fiori comunissimi e resistenti, e la scienza ha provato che sono in grado di eliminare notevoli percentuali di sostanze tossiche (soprattutto la formaldeide) dall’aria. Tra le specie perenni nella grande famiglia dei crisantemi (attenzione, non parliamo delle fioriture annuali), il Morifolium è quello che presenta presenta foglie tomentose, lobate, di colore grigio-verde e dotate di un intenso odore. La fioritura, quando non è forzata dai rivenditori, avviene in autunno. Ne esistono così tante varietà da soddisfare tutte le esigenze sia per quanto riguarda il colore che la forma dei fiori: semplici, doppi, a fiore d’anemone, incurvati, a pompon, a cascata… insomma, dovete solo decidere quale si intona meglio con la stanza in cui vorrete metterlo.

Fiori di Chrysanthemum morifoliumPinterest
I fiori del Chrysanthemum morifolium

Spatifillo 'Mauna Loa'  (Spathiphyllum 'Mauna Loa')

Appartenente alla specie chiamata anche Spatafillo, il Mauna Loa è una pianta perenne con foglie verde scuro, oblanceolate, lucide e lunghe anche 30 cm. In primavera ed estate sviluppa spate profumate bianco candido, ovali che circondano spadici verdi e bianchi. Resiste fino a +15° e predilige  luce brillante ma non diretta ma si adatta anche in zone meno luminose; attenzione: è tossico in ogni sua parte (non consigliato se avete animali pestiferi o bimbi troppo curiosi) ed il contatto con la linfa può irritare la pelle. Compare in tutte e tre le liste di risultati dei test della NASA sull’eliminazione di formaldeide, benzene e tricloroetilene.

Spathiphyllum "'Mauna Loa'" Hawaii Tropical Botanical Garden - Plants & Flowers
Lo Spathiphyllum "'Mauna Loa'"

Aloe vera

La succulenta più famosa del mondo, panacea di ogni male, è talmente diffusa che non se ne conoscono le origini. Di tipi di Aloe ne esistono tantissimi, ma quella più “miracolosa”, sia in cosmesi che anche per ciò che ci interessa in questo articolo, rimane sempre la A. vera, che è quella con le foglie lanceolate, succose, grigio verdi (non variegate), leggermente scanalate sopra, con  margini rosati e dentati. In estate produce racemi apicali molto alti e fiori tubulari gialli (non rossi come la arborescens).

Piante di Aloe VeraPinkribbon, WeAreFound, WordPress-Gardening And Pumpkins
L'aloe vera

Potos (Epipremnum Aureum)

Insieme all’edera e alle dracene è una delle piante che ha dimostrato di eliminare meglio il benzene (73% in 24 ore), ma se l’è cavata anche con il tricloroetilene (9,2 % nello stesso lasso di tempo) e formaldeide. Un grande punto a favore è la sua resistenza: questo rampicante sempreverdi dalle radici aeree viene spesso elencato come difficile da uccidere, basta che gli si garantiscano le condizioni giuste, quali temperatura (15° di minima) e luce (piena ma non diretta). L’E. aureum ha una crescita robusta, da giovane sviluppa foglie verde brillante lucide con punteggiature o striature gialle e da adulto produce spate fiorali verdi lunghe 15 cm.

Ne esistono diverse cultivar, come Exotica (foglie verde scuro screziate d’argento) o Marble Queen (foglie bianche, spruzzate di giallo, crema e verde). Le dimensioni dipendono da quanto lo si lascia crescere: da solo non si aggrappa ai tutori, ma è possibile avvolgerlo intorno ad essi e vederlo crescere verso l’alto. Nota importante: tutte le parti, se ingerite, possono provocare seri disturbi e il contatto con la linfa può irritare la pelle, quindi attenzione quando lo potate o volete farlo propagare per talea. Non fatevi spaventare però, visto che è anche ottimo per eliminare il monossido di carbonio.

Pothos o Scindapsus Aureumhortology, The National Gardening Association
L'epipremnum aureum e la varietà Marble Queen

Felce di Boston (Nephrolepis exaltata 'Bostoniensis')

La felce di Boston è particolarmente adatta a rimuovere la formaldeide,e  di tutte le felci che si trovano in commercio è quella che è tradizionalmente più semplice reperire, perché è piuttosto resistente (viene infatti volgarmente chiamata “la felce rustica”). Rispetto alle altre N. exaltata, la Bostoniensis ha fronde più larghe, lanceolate, che inizialmente crescono erette e poi si arcuano fino ad avere portamento pendulo. Da sempre una costante tra le piante d’appartamento, è una presenza fidata, decorativa (è bellissima se lasciata ricadere da basket appesi al soffitto) ed insostituibile alleata per la salute.

Felce di BostonHDAmazon.com, Indoor Plants Expert
Felce di Boston - Nephrolepis exaltata “Bostoniensis”

Nastrino o Falangio (Chlorophytum elatum)

Quella che in inglese è conosciuta come “pianta ragno” è spesso menzionata come ottimo rimedio per chi soffre di allergia alla polvere. Gli studi della NASA hanno provato che è capace di rimuovere grandi percentuali di formaldeide, di monossido di carbonio e biossido d’azoto in poche ore (ecco perché molti le posizionano nei pressi dei camini o in cucina). Sebbene la varietà menzionata dai primi documenti fosse il C. elatum, spesso gli studi e gli articoli divulgativi parlanno di C. Comosum, come fossero intercambiabili.

Ad ogni modo, la varietà più menzionata è il Vittatum, le cui foglie presentano striature centrali bianco crema. Anche questa pianta ama ambienti luminosi ma al riparo dalla luce diretta del sole e resiste anche a +7°, e non è soggetta a parassiti o malattie.

 Chlorophytum elatum e comosum vittatumWikipedia
Chlorophytum elatum (SX) e comosum vittatum (DX)

Ficus beniamino (Ficus benjamina)

Il Ficus Benjamina è risultato tra i migliori nell’eliminazione di agenti inquinanti emessi dal mobilio e tappeti, ed è un grande protagonista di uffici e sale d’aspetto. Si tratta di un albero o grande arbusto sempreverde, con rami sottili arcuati o penduli e foglie lucide ovato-ellittiche. Ne esiste una varietà con le foglie spruzzate di bianco (“F. Benjamina Variegata Twilight”) che è molto bella, e diverse altre cultivar hanno sfumature differenti. Poiché soffre al di sotto dei 15°, può essere tenuto all’aperto solo durante la bella stagione.

Ficus beniaminoBakker
Ficus beniamino - Ficus benjamina

Dracena 'Janet Craig' (Dracaena fragrans deremensis 'Janet Craig')

Le dracene sono chiamate spesso genericamente Tronchetti della felicità, ma fate attenzione perché ne esistono molte varietà, e quelle menzionate espressamente nei documenti della NASA sono solo le quattro di cui vi stiamo per dire. Le dracene della famiglia fragrans sono arbusti o piccoli alberi sempreverdi, eretti e con scarsa ramificazione. Da adulti producono in estate pannocchie di fiori bianchi profumati.

Tipiche delle isole Canarie e dell’Africa soprattutto occidentale, sono piante che amano il sole e resistono fino a +13°. Ottime nell’eliminare il tricloroetilene dei solventi e delle vernici. Wolverton ed i colleghi hanno studiato la varietà Janet Craig, di cui esiste anche il tipo a fogliame più compatto (e meno ingombrante).

Tre tipi di Dracaene Janet CraigAmazon.com, MylifeofPlants.com, Pinterest
Dracaena Janet

Dracena Warneckei (Dracaena fragrans, gruppo Deremensis 'Warneckei')

Il gruppo di dracene Deremensis Warneckei ha le foglie grigio-verdi scure, lunghe 40-60 cm, con delle strette striature più chiare. I margini sono scuri e al centro, per la lunghezza della foglia, corre una striscia bianca.

Dracaena fragrans, gruppo Deremensis “Warneckei” Studley’s Flower Gardens, Bakker
Dracena Warneckei - Dracaena fragrans, gruppo Deremensis “Warneckei”

Dracena massangeana (Dracaena fragrans, gruppo Deremensis 'Warneckei', var. ‘Massangeana’)

Sottospecie di quella appena elencata, la D. Massangeana ha le foglie ricurve di un verde scuro e spento, lunghe 20-60 cm, con strisce verde grigiastre e una larga fascia longitudinale giallo-verde, inframmezzata con strisce grigio verdi.

Dracaena fragrans, gruppo Deremensis “Warneckei”, var. ‘Massangeana’”Interior Foliage, Wikimedia
Dracena massangeana - Dracaena fragrans, gruppo Deremensis “Warneckei”, var. ‘Massangeana’”

Dracaena marginata

Ancora dracene, ma della famiglia Marginata: sono arbusti o piccoli alberi a crescita lenta, spesso non ramificati da giovani ma che poi sviluppano rami allargati. Le foglie sono espanse, lineari-lanceolate, ricurve e di colore verde scuro con il margine rossastro. D’estate producono pannocchie di fiori bianchi e poi bacche. Temperatura minima: 13°. Molto bella è la varietà Tricolor, con le foglie con strisce marginali color crema sfumate in rosso sui bordi, che però tollera meno dell’altra la scarsezza di luce. Molto popolari negli uffici, sono in grado di assorbire il tricloroetilene e lo xilene, un residuo chimico dei gas di scarico, vernici e sigarette.

Dracene del tipo MarginataPinterest, Plantopedia,Wikimedia
Dracaena marginata e varietà tricolor

Areca (Chrysalidocarpus lutescens)

Si dice che la Areca, un tipo di palma, sia ottima da tenere in casa (oltre che per la sua capacità di purificare l’aria) anche perché produce umidità, aiutando chi ha problemi di sinusite, ed è una delle piante che si consiglia di tenere in camera da letto. La C. Lutescens, in particolare, è una piccola palma con fusti multipli raggruppati, dapprima coperti di foglie gialle, e poi crescendo sfoggia una chioma verde di foglie lanceolate e sottili tra cui in estate sbocciano fiori gialli in pannocchie lunghe anche 60 cm. Tollera una temperatura fino a +10° e preferisce ambienti luminosi ma mai luce diretta.

Chrysalidocarpus lutescensIKEA
Areca -Chrysalidocarpus lutescens

Palma da datteri nana (Phoenix roebelenii)

Virtualmente indistruttibile, efficacissima nel rimuovere agenti inquinanti - soprattutto lo xilene - la P. roebelenii ha portamento a volte cespuglioso, spesso con una fascia stretta di foglie morte. Può raggiungere i due metri d’altezza. Le fronde sono lunghe poco più di un metro e sono costituite di foglioline lineari di colore verde vivo. In estate produce pannocchie di fiori color crema e poi frutti eduli neri. Originaria del Laos, tollera un temperatura minima di 10° e ama la luce piena ma al riparo dal sole forte delle ore centrali della giornata.

Phoenix roebeleniiHDgreensouq.ae
Palma da datteri nana - Phoenix roebelenii

Rhapis excelsa

La excelsa è una delle dodici varietà di Rhapis, ovvero piccole palme a fusti multipli tipiche delle foreste ombrose tropicali e subtropicali di Cina e Asia sudorientale. Sono piante delicate, con foglie divise fin quasi alla base in più lobi grinzosi che in estate produce fiori minuti a coppa larga, color crema, raggruppati in pannocchie lunghe anche 12 cm, tra le foglie. Temperatura minima: 10-13°, può diventare anche molto alta ed ama la luce chiara e filtrata. Ottima per ripulire l’aria da formaldeide, ammoniaca, xilene e toluene, deve essere annaffiata regolarmente (ma sempre con buon drenaggio) in primavera ed estate, e resiste bene agli insetti. Ne esistono anche una variegata sul bianco e soprattutto la Zuikonishiki, screziata di giallo, che raggiunge solo 60 cm di altezza.

Pianta di Rhapis excelsablack tulip flowers
Rhapis excelsa

Philodendron scandens oxycardium

Nel Clean Air Study compaiono tre tipi di Filodendro, un genere che comprende oltre 500 specie di arbusti, rampicanti o piccoli alberi sempreverdi, tossici in ogni parte (se ingeriti, e la linfa può irritare la pelle). Ciascuna delle tre specie analizzate dalla NASA ha dimostrato di riuscire ad eliminare grandi quantità di formaldeide nel giro di 24 ore.

La specie scandens oxycardium è un rampicante a crescita rapida con fusti sottili o moderatamente ramificati. Ha foglie cuoriformi lucide, verde intenso che da giovani sono sfumate di bronzo-marrone. Una splendida pianta, che nelle giuste condizioni, può arrampicarsi sui tutori per arrivare ai 3 o anche 6 metri di altezza/lunghezza.

Filodendro  scandens oxycardiumCrocus.co.uk
Philodendron scandens oxycardium

Philodendrum domesticum

Anche questa è una specie rampicante, poco ramificata, con foglie da strettamente triangolari a sagittate, verde brillante, lunghe 45-60cm ed i margini ondulati. Produce spate lunghe 12-18 cm verdi fuori e rosso ciliegia dentro. Temperatura minima: 15°

Philodendron domesticumHDMoxumbic via iStockPhotos
Philodendron domesticum

Philodendrum selloum

Gli inglesi lo chiamano il “filodendro a foglia di merletto”, ed un suo altro nome scientifico è P. bipinnatifidum. Si tratta stavolta di un grande arbusto, con un solo robusto fusto eretto che si piega con l’età. Ha foglie reflesse, che possono arrivare a un metro di lunghezza (quindi bisogna lasciargli parecchio spazio intorno), con lobi stretti a margine ondulato, verde carico. Produce spate da verdi a porpora lunghe 30 cm che all’interno sono crema con margini rossi. Temperatura minima: 15°. Ne esistono anche le varietà “German Selloum” a lobi più stretti, e “Variegatum” con le foglie spruzzate di giallo e verde chiaro.

Lacy Tree PhilodendrumHDAngelica Vianello, Pinterest
Philodendrum selloum e Philodendrum selloum variegatum

Banano (Musa ornata)

Ebbene sì, la NASA ha testato anche una pianta di banano. Come è facile immaginare, si tratta di una pianta che raggiunge grandi dimensioni, dalle caratteristiche foglie molto grandi e oblunghe. Nel Clean Air Study troviamo la nomenclatura “Musa oriana”, che però non ha corrispondenze in nessuna delle nostre fonti.

Esiste di certo la specie “ornata” che raggiunge i 3 metri di altezza e 4 di larghezza, ma resiste anche a 7°, e spesso negli articoli divulgativi che parlano di questo studio si fa riferimento alla specie Dwarf Cavendish (Musa acuminata/paradisiaca Dwarf Cavendish) che nonostante il nome raggiunge comunque i 3 metri di altezza, e produce però i frutti che tutti conosciamo.

Musa ornata e Musa acuminata/paradisiaca Dwarf CavendishTumblr, joeltahitu via Instagram
Banano (Musa ornata) e Musa acuminata/paradisiaca Dwarf Cavendish

Pronti per un po' di sano plant shopping?

Piante in camera da lettoHDTimothy Buck via Pixabay

*Fonte consultata per le informazioni sulle singole specie: Mary-Clare Jerram, Amanda Lunn, Jackie Douglas, Royal Horticultural Society - Il giardinaggio. Dizionario delle piante ornamentali, UTET - Garzanti, Torino - Milano, 1996.

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