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Dogman, Matteo Garrone: 'Non cercavo il mostro, ma un uomo in cerca di giustizia'

Garrone torna ai massimi livelli presentando in concorso a Cannes il suo nuovo lavoro, un dramma liberamente tratto dalla vicenda nera del Canaro della Magliana.

Matteo Garrone saluta i fotografi a Cannes Cannes film Festival

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Non c'è due senza tre. Dopo il Gran Premio della Giuria conquistato con Gomorra e Reality, la magia si potrebbe ripetere ancora una volta. Il festival di Cannes ama Matteo Garrone e lui ricambia presentando in concorso il suo nuovo lavoro, il crudo Dogman. Il film, ispirato al delitto del Canaro della Magliana, efferata vendetta consumata nel mondo della piccola criminalità della periferia romana, vede protagonista il mite Marcello (la rivelazione Marcello Fonte), toelettatore di cani che all'occorrenza partecipa a piccoli furti o spaccia per guadagnare il denaro necessario a tirare su la figlia (la piccola Alida Baldari Calabria).

Marcello ha un rapporto di amicizia con Simone, ex pugile cocainomane che tiene sotto scacco il quartiere con i suoi scatti d'ira e la violenza incontrollata. Quando Simone coinvolge Marcello in una rapina ai danni del vicino compro oro, lui si rifiuta di testimoniare contro l'amico andando in galera al suo posto. Ma quando Simone si rifiuterà di consegnargli la sua parte di refurtiva, la reazione orgogliosa di Marcello culminerà in tragedia.

L'idea di Dogman nasce da molto lontano. Da anni Matteo Garrone aspirava a portare la storia del Canaro al cinema, ma a bloccarlo era la forte componente morbosa contenuta nel fatto di cronaca. Come spiega il regista: 

Ho cominciato a scrivere la sceneggiatura dodici anni fa, prima di Gomorra, Mi avvicinavo al progetto per poi allontanarmene. Adesso sono felice di averlo fatto e di essere a Cannes. A sbloccare il tutto è stato l'incontro con Marcello Fonte che ha fatto un lavoro straordinario, portando grande dolcezza al personaggio.

Un primo piano di Matteo Garrone a CannesHDGetty Images
Ecco Matteo garrone in conferenza a Cannes

Alla scoperta dell'umano sulle orme di Keaton e Chaplin

Con la sua fisicità inusuale, lo sguardo dolce, il viso espressivo e la corporatura esile, Marcello è un outsider, un ometto che ama la figlia, gli animali e il proprio mestiere, un puro contaminato dalla società criminale che lo circonda. L'aver girato il film in sequenza ha permesso all'interprete di immergersi nella storia crescendo con essa.

Marcello è un personaggio moderno, con luci e ombre, non segue un percorso lineare, spesso fa delle scelte contraddittorie. Teme Simone, ma al tempo stesso ne è affascinato. Potrebbe liberarsene, ma lo salva. Marcello ha portato una grande umanità e humor, soprattutto nella prima parte del film.

Matteo Garrone confessa di avere scelto Marcello Fonte proprio per il suo modo goffo di porsi, per quella comicità lunare che lo accomuna a Chaplin e Buster Keaton, ai grandi interpreti della slapstick comedy. Fin dalle origini della storia c'era l'idea di affidare il ruolo a un attore capace di esprimere candore e ingenuità, un nome che a Cannes ha calcato il tappeto rosso insieme alla moglie proprio per sostenere Dogman. Il regista confessa, infatti:

Dodici anni fa portammo la prima bozza di sceneggiatura, che allora si chiamava L'amico dell'uomo, a Roberto Benigni, quindi pensavamo già a un attore da slapstick. Un altro dei nostri punti di riferimento erano le Memorie del sottosuolo di Dostoevskij.

Dogman: una scena del filmHDDogman
Marcello Fonte in una scena di Dogman

Rispetto alla cronaca – è notizia di queste ore la richiesta della madre del pugile ucciso di riaprire il caso, visto che a suo parere non sarebbe stato il Canaro a uccidere suo figlio – Matteo Garrone ha deciso di prendersi una serie di licenze. Ciò che gli stava veramente a cuore era trasformare Marcello in una figura archetipica, non un mostro dunque, ma un uomo fragile in cerca di giustizia.

Marcello non è capace di usare la violenza se non è costretto. Mi interessava mettere in luce la sua umanità e il suo conflitto interiore. Le sue scelte non sono mai razionali, ma istintive. Lui non è un vendicatore solitario, ma la sua giustizia è molto infantile. Nonostante tutto, non è un mostro, ma un uomo che reagisce per rivendicare la propria dignità.

Matteo Garrone e Marcello Fonte a CannesHDCannes Film Festival
Il regista Matteo Garrone e l'attore Marcello Fonte a Cannes

Atmosfere western per raccontare la frontiera della società odierna

Vista la professione del protagonista di Dogman, i cani abbondano nella pellicola di Matteo Garrone a partire da Jack, fedele compagno di Marcello con cui, in una delle sequenze più divertenti del film, condivide un pasto. A differenza dei registi che temono le difficoltà del lavorare con gli animali, Matteo Garrone confessa di essere perfettamente a suo agio con cani sul set.

Mi piace lavorare con i cani perché non sai cosa faranno, ti sorprendono sempre. Per me un attore dovrebbe essere felice di lavorare con i cani perché puoi seguire la componente di imprevedibilità. Marcello Fonte si trova a suo agio con cani, perciò sul set non c'è stato bisogno di dirgli niente. La scena in cui mangiano insieme è fantastica, mi auguro che Jack vinca la Palm Dog perché se lo merita.

Anche se gran parte del cast parla con un pesante accento romano, in realtà Dogman è stato girato in provincia di Caserta, in quel Villaggio Coppola già teatro di Gomorra e di Reality. Un luogo magico che Garrone ama e da cui è ricambiato con la capacità dell'ambiente di adeguarsi ai suoi bisogni durante le riprese, quasi per magia.

Volevamo un luogo che avesse il sapore del villaggio western. E' un luogo di frontiera, metafora della società in cui viviamo. Così sono tornato in uno dei luoghi che amo di più, un posto magico la cui luce incredibile mi ha aiutato nella resa visiva del film: Soprattutto nella seconda metà, quando sono arrivate le piogge regalandoci quella luce plumbea di cui avevamo bisogno.

Dogman: Il cast aCannes 2018HDCannes Film Festival
Interpreti e regista di Dogman a Cannes

Il Villaggio Coppola, con la sua dimensione ridotta e familiare, è il luogo perfetto per Matteo Garrone proprio per la sua idea di comunità ristretta. Nelle intenzione dell'autore Marcello è un animale sociale che ha uno stretta legame con la comunità in cui vive. Questa diventa importante nelle sue scelte e nel rapporto con Simone. Come spiega Garrone:

Questa non era una storia che poteva svilupparsi all'interno di una metropoli. Mi serviva una dimensione ridotta per sottolineare l'influenza della comunità sulle azioni di Marcello e sul rapporto con Simone. L'essenzialità del film è centrale, la storia ruota attorno al tema della vendetta e della sua inutilità. Nelle ultime sequenze vediamo come di fatto l'unico a essere felice è il cane Jack, il quale accompagna festosamente Simone nel suo ultimo viaggio vero l'aldilà.

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