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Whitney Houston: un nuovo documentario parla degli abusi sessuali di cui fu vittima

Un nuovo documentario sulla vita di Whitney Houston afferma che la diva fu vittima di abusi sessuali da piccola per mano della cugina Dee Dee Warwick.

La cantante Whitney Houston Getty

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Il regista scozzese Kevin Macdonald (L’ultimo re di Scozia)ha presentato a Cannes Whitney, il suo nuovo documentario sulla vita di Whitney Houston, che contiene molte interviste ai parenti ed amici stretti della diva scomparsa nel 2012: due persone tra questi accusano la cugina della Houston, la cantante soul Dee Dee Warwick, di aver abusato sessualmente della star de La guardia del corpo da bambina.

Uno di loro è il fratellastro di Whitney Houston, l’ex giocatore di basket Gary Garland-Houston, che dice di aver subito le molestie da piccolo insieme alla sorellastra in un periodo di due anni a partire da quando lui ne aveva sette. A quell’epoca la cantante era una bimba che appena gattonava. A sostenere le accuse dell’atleta è l’assistente di Whitney Houston Mary Jones (spesso denominata Aunt Mary, zia Mary), secondo la quale la cantante avrebbe parlato dell’essere stata “molestata da piccola da una donna”.

Whitney Houston è morta a 48 anni nel 2012, annegando in una vasca da bagno a seguito di un evento cardiaco accaduto dopo l’assunzione di cocaina. È stata una delle dive più famose del mondo della musica negli anni ‘80 e ‘90, ancora oggi una delle voci più belle di sempre, ed ebbe anche enorme successo al cinema con il film La guardia del corpo con Kevin Costner. Dee Dee Warwick (al secolo Delia Mae Warrick) era la nipote di Cissy Houston, madre di Whitney, e sorella minore della star del soul Dionne Warwick. Lei stessa ha goduto di una carriera nella musica soul negli anni ‘60 ed i primi anni ‘70, ma sempre all’ombra della più famosa Dionne, per la quale si esibì anche come corista. Si dice che Dee Dee ebbe problemi di droga, ed è morta a 63 anni nel 2008.

Il film di Macdonald, presentato sulla Croisette giovedì 17 maggio, è il secondo documentario sulla vita di Whitney Houston in due anni: prima di esso, infatti, era uscito Whitney: Can I Be Me di Nick Broomfield (2017), ma a differenza di quello, il più recente ha ottenuto il via libera dalla famiglia della cantante, e mostra scene inedite della vita della diva dietro le quinte, con molte interviste alle figure più importanti per la Houston, incluso l’ex marito Bobby Brown, il collega ed amico Kevin Costner e l’uomo che scoprì il suo talento, il fondatore di Arista Records Clive Davis.

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Nel film si afferma anche che alla Houston furono sottratte grandi somme di denaro dal padre (e commercialista) John, che morì nel 2003. L’uomo aveva anche tentato di far causa alla figlia per 100 milioni di dollari un anno prima di morire, ma senza successo, per violazione di contratto riguardo un accordo che la cantante aveva raggiunto con Arista/BMG. Altro tema esplorato da Macdonald è il tormentato matrimonio con Brown, le voci di una storia gay con Robyn Crawford e le difficoltà vissute dalla diva e anche dalla figlia Bobbi Kristina durante le loro vite. Bobbi Kristina è morta nel 2015 in circostanze che ricordavano da vicino quelle della mamma: è stata infatti trovata priva di sensi in una vasca, ed è morta sei mesi dopo, senza mai essersi risvegliata dal coma. Non si conosce ancora la data d’uscita del documentario in Italia.

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