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Cannes 71: recensione di Cold War, di Pawel Pawlikowski

La storia d'amore immortale del polacco Pawel Pawlikowski è una delle pellicole più affascinanti del concorso di Cannes 71, un amore senza tempo e senza requie.

Cold War: Joanna Kulig in una scena delf ilm Cold War

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"Love will tear us apart" cantavano i Joy Division. Non c'è verso più appropriato per descrivere l'infinita storia d'amore che si consuma in Cold War, raffinato dramma sentimentale presentato al festival di Cannes firmato dal polacco Pawel Pawlikowski, già autore dell'acclamato Ida.

La storia si apre in Polonia alla fine degli anni '40, con l'avvento della Guerra Fredda. L'affascinante Wiktor (Tomasz Kot), pianista e direttore d'orchestra di talento, gira i villaggi insieme a una produttrice in cerca di talenti da inserire in un coro che proponga canti e danze del folclore popolare.

Una scena di Cold WarHDCold War
Joanna Kulig e Tomasz Kot in una scena di Cold War

Tra le giovani sottoposte all'audizione, l'attenzione di Wiktor viene catturata dalla bella e vivace Zula (Joanna Kulig), bionda dagli occhi di ghiaccio che nasconde un segreto. La donna non proviene dalla campagna come vorrebbe far credere, ma dalla città ed è appena uscita dal carcere per aver accoltellato il padre che abusava di lei.

Il carattere sfuggente di Zula e i tanti misteri che la donna nasconde rappresentano una calamita per Wiktor; ben presto tra i due esplode una passione travolgente che si consumerà tra un lato all'altro della cortina di ferro, tra fughe rocambolesche, connubio tra amore e musica, crisi, tradimenti e ritorni. Il tutto avviene in un arco di tempo di oltre un decennio scandito da ellissi in cui i due amanti si sposteranno tra la Polonia, Berlino, Parigi e la Yugoslavia.

Cold War: il cast e il regista a CannesHDGetty Images
Il cast e il regista di Cold War al Photocall di Cannes Cannes

Amarti mi affatica

Amanti mercuriali e maledetti, Wiktor e Zula non possono vivere l'uno senza l'altra, ma non riescono a vivere insieme. A più riprese, nel corso della storia d'amore tratteggiata in un elegantissimo bianco e nero da Pawel Pawlikowski (che si è ispirato alla vera storia dei suoi genitori), i due innamorati si feriscono vicendevolmente e le svolte nella narrazione corrispondo proprio alle tappe di questa relazione tormentata.

Dopo aver promesso a Wiktor di seguirlo nella sua fuga in Occidente, Zula non si presenta all'appuntamento previsto a Berlino Est. Anni dopo, raggiunto il pianista a Parigi e avviata una felice carriera artistica, la donna comincerà a mostrare segni di insofferenza di fronte all'apparente freddezza del compagno tanto da lasciarlo senza una spiegazione per fare ritorno in Polonia. Wiktor, naturalmente, la seguirà finendo per essere arrestato e processato come traditore della patria.

Leit motiv di Cold War è la musica che accompagna Wiktor e Zula nel corso della loro storia d'amore. L'elegante messa in scena che richiama alla mente le opere seminali di Truffaut, Antonioni e Milos Forman è pervasa da sensuali canzoni, melodie popolari, brani jazz. Musica e politica si intrecciano e si compenetrano nell'abbacinante affresco sentimentale di Pawel Pawlikowski. Oriente versus Occidente, oppressione versus libertà.

Joanna Kulig si esibisce in Cold WarHDCold War
Cold Wat: Joanna Kulig si esibisce

Tra musica e politica, quel che resta è l'amore

La musica popolare che il gruppo folcloristico di cui fa parte Zula dovrebbe veicolare viene presentata come una novità, ma di fatto affronta le sue radici nel passato della tradizione comunista. Il partito supporta l'attività della compagnia in ottica propagandistica, ma la fama crescente la conduce in tour fino a Berlino, fornendo così a Wiktor la possibilità di affrancarsi dal giogo dittatoriale.

Il musicista si trasferisce a Parigi reinventandosi come pianista jazz bohemien e le sue performance nei club si contrappongono ai canti popolari polacchi simboleggiando la libertà, l'indipendenza e il futuro. La stessa Zula, una volta a Parigi, diventerà cantante jazz e inciderà perfino un disco con l'aiuto dei nuovi contatti di Wiktor, la poetessa con cui l'uomo aveva intrecciato una relazione (Jeanne Balibar) e un regista attratto dalla bella cantante polacca (Cédric Khan).

Joanna Kulig in un primo piano di Cold WarHDCold War
Cold War: una bella immagine di Joanna Kulig

Bandito ogni afflato epico, Pawel Pawlikowski procede per frammenti mettendo in scena stralci di vita vividi e sofferti. Il regista punta a instaurare una dimensione intima tra spettatore e personaggi accarezzando i volti dei suoi interpreti con l'obiettivo, soffermandosi sui loro sguardi tristi e sottolineando la sottile tendenza all'autodistruzione che li accomuna. Al tempo stesso il regista conserva il pudore della messa in scena fotografando i due amanti persi nel loro mondo, sfuggenti, avvolti da un alone quasi metafisico.

Su tutto, però, ha la meglio la fascinazione di Pawlikowski per la vitale Zula. Nell'eccezionale performance di Joanna Kulig, la giovane polacca sprigiona sensualità grazie allo sguardo felino e alla voce sussurrata con cui si rivolge a Wiktor. Zula passa con nonchalance dall'eseguire canti popolari in costume tradizionale a esibirsi in uno sfrenato rock'n roll o a sussurrare versi sentimentali fasciata in un abito da vamp. Le mille anime della donna, sfacciata e conturbante, fragile e determinata, avvolgono Wiktor in una spirale di sentimenti che lo trascinerà in un abisso senza fine. E noi con lui.

Voto8/10

Raffinato dramma sentimentale firmato dal polacco Pawel Pawlikowski che racconta un amore tormentato e autodistruttivo descrivendo una passione bruciante con eleganza formale e musiche suggestive.

Valentina D'Amico

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