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Eurovision: i momenti migliori e peggiori della prima semifinale

Ieri sera si è tenuta la prima semifinale dell'Eurovision Song Contest 2018. Ecco quali sono stati i momenti migliori e i peggiori.

Le conduttrici dell'Eurovision Song Contest 2018 Instagram

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Ieri sera si è tenuta, in diretta dall'Altice Arena di Lisbona, la prima semifinale dell'edizione 2018 dell'Eurovision Song Contest. E bisogna dire che se ne sono già sentite e viste delle belle, a partire dalle quattro presentatrici che hanno introdotto lo show.

Tra di loro anche una vecchia conoscenza per gli amanti delle serie TV, ovvero Daniela Ruah, attrice che da anni interpreta il ruolo dell'agente speciale Kensi Blye in NCIS: Los Angeles. Lei infatti, nonostante sia nata negli Stati Uniti, è figlia di due portoghesi.

Con lei Filomena Cautela, Sílvia Alberto e Catarina Furtado, note in terra natia sia come attrici che come conduttrici. Tutte e quattro hanno dimostrato di cavarsela molto bene sul palco, creando il giusto appeal con il pubblico: sono decisamente promosse.

Come lo è lo spettacolo, che si conferma ancora di alto livello scenografico e di forte impatto, ma anche con un ritmo sostenuto che evita l'effetto noia per gli spettatori. Ovviamente non sono mancati i tradizionali momenti kitsch, regalati da alcune performance, come quelli iper-pop.

Le performance migliori, tra musica, coreografie e abiti

La favorita, ovvero Netta Barzilai (Israele), non ha deluso le attese: è apparsa sul palco come un mix perfetto tra Beth Ditto e Bjork, con un look flou e japan style. La sua Toy? È a dir poco travolgente.

Non è passata inosservata nemmeno Elina Netšajeva, soprano estone che ha cantato in italiano La forza (per omaggiare la nostra tradizione musicale), indossando un abito super-ampio che è diventato coreografico grazie a un gioco di luci. Pare che sia costato la bellezza di 65mila euro.

Ha invece puntato su una tutina aderente effetto seconda pelle la pop-star Eleni Foureira, una sorta di Beyoncé del Cipro, la cui Fuego è davvero tutto un programma.

Dalla Finlandia è invece arrivata Saara Aalto, una dark lady dall'hair-look punk, che ha fatto ballare con la sua Monsters. Lei stessa, all'inizio del pezzo, è girata su se stessa facendoci venire mal di testa.

Molto affascinante Matter of Time, il pezzo di Sennek, fanciulla belga che si è presentata con uno splendido outfit: abito nero trasparente in stile romantico, con sotto dei pantaloni a sigaretta.

Altre performance da ricordare? Quella degli svizzeri ZiBBZ con Stones, duo (formato da due fratelli) in cui lei ad un certo è salita in piedi sulla batteria. E poi c'è stato Mikolas Josef (Repubblica Ceca) che si è presentato in versione swing-nerd con Lie To Me, un pezzo pop-funk irresistibile.

I momenti peggiori, da ogni punto di vista

Ieri sera ci sono state anche delle performance imbarazzanti, come quello di Alekseev (Bielorussia) che con la sua Forever sembrava uscito da un dramma romantico di fine'800, anche a livello di outfit. Senza parlare poi delle rose rosse che spuntavano da ogni parte, a caso.

La Lituania ha invece mandato sul palco tale Ieva Zasimauskaitė con When We're Old: un pezzo miagolato più che cantato, eseguito con lei sdraiata per terra che si è alzata solo quando è arrivato il momento di avvicinarsi a un ragazzo, che ha preso per mano e abbracciato. Pare che i due siano realmente fidanzati o sposati.

È poi arrivato, dall'Irlanda, Ryan O'Shaughnessy con Together: un giovane artista che evidentemente sogna di diventare come Sam Smith, però non capendo che non ce la farà mai.

Il trofeo del premio tristezza va all'armeno Sevak Khanagyan con Qami: come far scattare sbadigli continui per tutta la durata della canzone. Stesso effetto sortito dall'austriaco Cesár Sampson con Nobody But You.

Da citare la pop-star croata Franka Batelić che per portare sul palco la sua Crazy ha pensato bene di indossare un abito di pizzo pieno di trasparenze. Voleva giocare a fare la femme fatale, ma è risultata solo volgare.

Tremendo invece l'islandese Ari Ólafsson che ha portato una ballata come Our Choice, condendola con momenti di tenerezza: a fine performance ha infatti pianto e dedicato tanti cuoricini al pubblico.

Performance discrete

Ci sono state poi performance non indimenticabili, ma comunque apprezzabili. Qui si va dalla greca Gianna Terzī con Oneiro mou (lei molto carismatica) ai macedoni Eye Cue che con Lost and Found hanno regalato un bel mix di generi (e lei assomiglia molto a Katy Perry).

Non male anche il rocker albanese Eugent Bushpepa con Mall e la pop-star Aisel (dall'Azerbaigian) con X My Heart. Da segnalare anche gli Equinox, gruppo bulgaro creato proprio per l'Eurovision, che con Bones hanno messo in luce le loro varie anime artistiche.

I paesi che passano il turno

Di questi 19 artisti alla fine ne sono passati solo 10, che si esibiranno alla finale del 12 maggio. Il risultato delle giurie e del televoto è risultato come al solito bizzarro e a tratti inspiegabile, ma d'altra parte fa parte del gioco.

Ecco i primi dieci finalisti:

Austria - Cesár Sampson
Estonia - Elina Netšajeva
Cipro - Eleni Foureira
Lituania - Ieva Zasimauskaitė
Israele - Netta Barzilai
Repubblica Ceca - Mikolas Josef
Bulgaria - Equinox
Albania - Eugent Bushpepa
Finlandia - Saara Aalto
Irlanda - Ryan O'Shaughnessy

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