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La “crisi adolescenziale” è una bufala

La crisi adolescenziale non è fisiologica e i ragazzi potrebbero serenamente non dover attraversare quell’odioso “sturm und drang” che oggi invece pare essere una fase di routine.

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Le crisi adolescenziali, la ribellione adolescenziale, oggi, soprattutto qui in Occidente, c’è.

“Adolescenti” (è diventata ormai un’etichetta di gruppo come il cartello di cartoncino in testa al gruppo vacanza davanti agli Uffizi) e genitori ci devono fare i conti.

E quindi, cosa fare quando gli adolescenti si chiudono in se stessi e non comunicano (perlomeno a parole…) e quando la distanza tra noi e loro sembra insormontabile?

Crisi adolescenziali: cosa fare quando l’adolescenza è ribelle?

Oggi si parla di “mondo degli adolescenti”, quasi fosse un mondo a parte, qualcosa di esterno, di estraneo, sconosciuto. Forse perché la forza dirompente di questi anni di tuono spaventa, disarma, fa paura, non si hanno gli strumenti per affrontarla, per comprenderla.

Che cos’è poi l’adolescenza, quest’età di mezzo dove non si è più bambini ma neppure adulti, dove è vivo il desiderio di uscire dal nido ma allo stesso tempo l’esposizione fa paura, e da qui divampano la ribellione, i conflitti oppure la chiusura e l’indifferenza?

Questo è il quadro che dipingono le famiglie, gli esperti, i mass-media.

Gilmore Girls madre e figlia adolescenteWarner Bros

È innegabile che nella realtà si vivano il conflitto generazionale e il malessere sia da parte dei ragazzi, sia da parte dei genitori.

Questo conflitto e questo malessere sono proprio necessari? Innanzitutto può essere che l’adolescente si ribelli a forza di non essere accolto nei suoi bisogni, o di non essere accettato per quello che è, e/o si isoli, rassegnato al fatto di non essere ascoltato?

Entrambe le reazioni non sono generazionali ma individuali, non appartengono a un’età critica, ma a una criticità propria dell’individuo, che vive un malessere interiore, dato dall’impossibilità di essere compreso, dall’impossibilità di sentirsi libero nell’espressione di sé.

Da parte dell’ambiente esterno difficilmente arriva la comprensione vera. Perché?

Di certo non perché mamma e papà sono all’antica, sono lontani anni luce, sono rigidi, ecc. Nessuno ci ha insegnato come crescere un figlio sereno e felice!

Crisi adolescenziali: Comunicare con i propri figli

dialogo mamma figliaHDistockphoto

E può essere allora che mamma e papà non conoscano il linguaggio del proprio figlio?

Può essere che si approccino a lui anteponendo dei pregiudizi, delle forme preconcette su come il loro ragazzo deve essere e su come il loro ragazzo si deve comportare, che inconsciamente credano che la strada calcata e già percorsa da loro sia quella più giusta?

Può essere che siamo stati cresciuti a nostra volta in questo modo, non siamo stati rispettati e ora riproponiamo gli stessi schemi con i nostri figli perché non sappiamo fare altro?

Per questo non possiamo attribuire nessuna colpa, né ai genitori, né ai nonni, né ai trisavoli.

Perché in fondo nessuno ti ha insegnato come gestire l’adolescenza e come accompagnare tuo figlio nelle varie fasi di crescita.

Crisi adolescenziali: Ascoltare

adolescenza bella etàHDistockphoto

L’adolescenza è un’età oscura solo per chi non la vuol vedere.

È rumorosa solo per chi non la vuol sentire, è ribelle solo per chi si chiude nel giudizio, è un passaggio solo per chi non la vive.

L’adolescenza non è l’adolescenza.

L’adolescenza è Marco, Maria, Benedetta, Paolo, Giorgio, Anna, Denise, Federico, Chiara, ecc., ciascuno con i propri talenti, le proprie passioni, le proprie debolezze, il proprio fiore che deve e vuole sbocciare per essere donato al mondo.

Crisi adolescenziali: Soluzioni pratiche

  • Se vuoi che tuo figlio faccia l’ingegnere, magari perché lo sei tu o perché ti sarebbe piaciuto esserlo, prima di agire cambia punto di vista, allarga i tuoi orizzonti e chiedigli: “Cosa vorresti fare da grande?” (meglio un musicista felice che un ingegnere frustrato)
  • Se vuoi che tuo figlio sia rispettoso, mostragli innanzitutto rispetto, accettando i suoi talenti e desideri, che non è detto che assomiglino ai tuoi. 
  • Se vuoi che tuo figlio sia veramente felice allora fermati, guardalo negli occhi, apri il tuo cuore così che lui possa aprirti il suo, possa fidarsi. Accompagnalo, fatti strumento affinché attraverso il tuo sostegno possa realizzare tutti i suoi desideri e il suo progetto, che non è il tuo.
  • Se ci sono difficoltà e incomprensioni ricordati che punizioni e castighi tendono ad allontanarvi sempre di più. Anche se diamo per scontato che siano gli unici strumenti a nostra disposizione (perché a nostra volta siamo stati cresciuti così) puoi fare di meglio: fermarti e chiederti cosa ha veramente bisogno tuo figlio, se ha bisogno di aiuto, se si sente incompreso, se con i suoi atteggiamenti vuole comunicarti qualcosa che non riesce a esprimere a parole.

Nell’amore senza etichette i ragazzi non si ribellano, anzi, sull’esempio dell’adulto che stimano, seguendo inizialmente le sue orme, prendono il via per percorrere il loro cammino, senza doversi omologare a quello di molti e senza doversi sentire per forza legati a un percorso che non è il loro.

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