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Perché una casalinga dovrebbe essere più pagata di un general manager

Il lavoro di casalinga dovrebbe essere pagato? E quanto? D'altra parte si tratterebbe del lavoro perfetto! Ecco cinque ottimi motivi per cui lo stipendio di una donna che lavora in casa dovrebbe essere più alto di quello di un general manager.

Casalinga più pagata di un manager Shutterstock

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Una casalinga con uno stipendio? Proviamo ad immaginarlo. Pensiamola per un attimo come una professione regolamentata – con ferie, permessi, tredicesima e malattie incluse.

Il contratto di assunzione per diventare casalinga sarebbe tra i più difficili da conquistare e sarebbe alla portata solo di chi fosse in possesso di un curriculum di alto livello, specializzazioni e dottorati inclusi.

La paga annuale? Beh, qui si parla di numeri come minimo a quattro zeri e con una bella cifra davanti. E poi vuoi mettere i benefits? Massima capacità di auto-gestione del lavoro, contatti con persone a cui si vuol bene, lavoro in un ambiente sereno e che si sente come proprio, orari flessibili…

Insomma, dovrebbe essere il lavoro perfetto.

casalinga lavoro perfettoShutterstock

Il lavoro delle casalinghe: i dati Istat a riguardo

Eppure non è così; nel 2016 sono quasi sette milioni e mezzo le donne che si dichiarano casalinghe nel nostro Paese (dato in calo rispetto a 10 anni fa ma pur sempre rilevante) e dai dati Istat emerge che più di settecentomila vive sotto la soglia di povertà (il 9,3% del totale).

Una cifra spaventosa se si pensa che dagli ultimi rilevamenti le casalinghe con età media 65 anni rappresentavano il 40,9% del totale ma che quelle di 34 anni si attestavano su una percentuale dell’8,5% del totale.

Interessandoci maggiormente di questa seconda fascia d’età (15-34 anni, cioè l’età in cui le donne avrebbero libero accesso al mondo del lavoro), notiamo che il motivo principale per cui le giovani casalinghe non cercano lavoro è di natura familiare (73% dei casi), ma oltre seicentomila ammettono di essere scoraggiate perché, pur avendo cercato lavoro non l’hanno trovato e pensano di non poterci riuscire.

Tuttavia le casalinghe lavorano; e anche tanto. Dai dati Istati emerge anche che, nel 2014, le casalinghe abbiano effettuato 71 miliardi e 353 milioni di ore di lavoro non retribuito per attività domestiche come la cura di bambini, adulti e anziani della famiglia, gestione della casa ed altre attività a questo connesse.

Settantuno miliardi di ore di lavoro non pagato. Per comprendere l'importanza economica di questo dato, l’Istat prende a riferimento l’ammontare complessivo delle ore di lavoro retribuito svolte nello stesso anno: secondo le stime si tratta di 41 miliardi e 794 milioni di ore.

E chiaro che non sono solo le lavoratrici domestiche, se possiamo chiamarle così, ad occuparsi del lavoro in casa. Anche le donne occupate (più degli uomini ma per fortuna i dati stanno sempre più allineandosi) si occupano della cura della casa e dei figli e certamente lo fanno con impegno e soddisfazione. Questo perché lo stipendio che percepiscono – anche se sommato alla stanchezza che segue una giornata in ufficio – contribuisce a dar loro un senso di sicurezza.

lavoro delle casalingheHDPixabay

Le casalinghe in toto, invece, non possono averlo e questo influisce profondamente sul senso di soddisfazione della vita, sulla partecipazione culturale e sugli stimoli innovativi. Un dato su tutti: tra le giovani casalinghe internet è poco utilizzato, tanto che la fruizione di contenuti online è ne coinvolge meno della metà (41,4%) contro il 78,8% delle lavoratrici.

Il lavoro perfetto sembra non così tanto perfetto. Ciononostante vogliamo pensare che una casalinga possa essere comunque meglio pagata di un general manager grazie alle sue competenze e al suo status.

5 motivi per cui una casalinga dovrebbe ricevere uno stipendio

  1. Attitudine multitasking
  2. Competenze infinite
  3. Motivazione personale
  4. Turni infiniti
  5. Responsabilità della formazione degli adulti di domani

stipendio casalingheShutterstock

Attitudine multitasking

Cucinare, gestire una lite tra fratelli, ascoltare i problemi del marito a lavoro, pensare a quando spostare l’appuntamento con la maestra dell’asilo, ricordarsi di telefonare al pediatra, pagare le bollette, organizzare una gitarella fuori porta per la domenica – sempre che al figliolo passi la febbre.

L’elenco potrebbe essere infinito, soprattutto perché una donna casalinga queste (ed altre) cose usa farle… contemporaneamente.

L’essere multitasking – come si sa – è una dote ricercatissima nel mondo del lavoro (quello retribuito) e che spesso si finisce per non trovare anche in risorse con una buona formazione e varie esperienze alle spalle. È innegabile che una casalinga possieda questa skill, unitamente al fatto che è ben capace di lavorare sotto pressione, in ambienti disordinati e con svariati stimoli.

Inoltre, quando le casalinghe sono anche mamme, sappiamo bene che i “boss” sono assai esigenti, pur essendo sotto il metro di altezza.

Competenze infinite

Sono davvero svariati (e quasi infiniti) i livelli di competenze che una casalinga deve possedere per riuscire a gestire la casa e la famiglia nel migliore dei modi.

Non si tratta, infatti, soltanto di pulire, stirare e lavare (anche se comunque occorre saperlo fare, senza superficialità) bensì c’è molto di più dietro una casalinga occupata nei lavori domestici ventiquattr’ore al giorno.

Una casalinga deve avere maestria nel guidare nel traffico alle ore di punta, per poi infilarsi magistralmente in un parcheggio minuscolo di fronte alla scuola dei figli. Deve saper consolare la bimba in lacrime spingendola a fare il suo dovere scolastico pur separandosi dalla mamma (e costa gran fatica!); deve saper approfittare di sconti e buoni nei supermercati così da fare una spesa di qualità senza intaccare troppo il budget familiare; deve portar su fino a casa sacchetti e sacchetti di spesa facendo leva sulla sua forza (d’animo, oltre che fisica).

Poi c’è la cucina: una casalinga deve avere le doti di uno chef stellato e le competenze di una nonna, inventando nuove ricette così da non stancare i palati senza rinunciare ai piatti preferiti di ciascuno. Deve inoltre sistemare la casa, pulire i bagni, rifare i letti, mettere un pizzico di cura e di amore in più nel piegare i pigiami dei bambini, sorridere mentre raccoglie calzini ed essere ferma nel non leggere i diari segreti lasciati aperti sulle scrivanie.

Deve ricordare gli orari del calcetto, del nuoto, del pianoforte, le merende preferite, gli amici migliori e quelli con cui i figli hanno litigato. Deve trovare tempo per andare dall’estetista, magari, o anche dalla parrucchiera.

Infine, una casalinga sa che se si vuole riparare lo scarico del wc (dopo aver chiamato e richiamato l’idraulico senza risultato) è bene imparare a farlo; sa che le brugole dei mobili Ikea devono essere riposte con ordine, perché possono sempre tornare utili.

Motivazione personale

Perché una casalinga fa quel che fa? Perché è senza stipendio eppure vive questa situazione come inevitabile? Il retaggio culturale in questo caso la fa da padrona ma sempre più spesso questa condizione è frutto di una rassegnazione.

Cionondimeno, le casalinghe per affrontare questo stile di vita devono attingere ad una potente motivazione personale: lavorare senza stipendio frenerebbe chiunque – in un ambiente aziendale – mentre le casalinghe sembrano quasi non accorgersene.

Ecco, solo per questo andrebbero pagate… e anche profumatamente.

Turni infiniti

Quattro ore di lavoro, un’ora di pausa pranzo e poi altre quattro ore: il tutto dalle nove di mattina alle sei di pomeriggio. Sono questi i turni standard per moltissimi lavori ben pagati, anche in ruoli manageriali.

Ecco, una casalinga ha orari “leggermente” diversi che possono essere facilmente riassunti con sole quattro parole: ventiquattro ore al giorno.

Responsabilità della formazione degli adulti di domani

Infine, val la pena di spendere alcune parole sul ruolo centrale nella costruzione della società che hanno proprio le mamme che lavorano in casa in quanto – più di altre – riescono ad occuparsi per molto tempo dei figli.

L’essere educatore (che, ricordiamo, non è sinonimo del lavorare in casa: anche una mamma lavoratrice può allo stesso modo occuparsene regalando ai propri figli tempo di qualità, anche se di durata temporale inferiore) corrisponde a ricoprire la posizione lavorativa di Human Resource manager, pur non avendo alcun riconoscimento e spesso senza aver avuto modo di effettuare studi di settore.

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