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Liberarsi dall'ossessione della bellezza: Beauty Mania di Renee Engeln

Il libro della psicologa americana fotografa l'impatto che l'ossessione per la bellezza ha sulle donne di oggi.

L'ossessione per il corpo perfetto

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Se pensiamo alla parola bellezza, cosa ci viene in mente? Il viso perfetto di una delle sorelle Hadid? Il corpo sinuoso di Emily Ratajkowski? La perfida regina Grimilde mentre assilla lo specchio, per sapere chi è la più bella del reame?

Alcuni di questi esempi sono immagini che circondano (e tormentano) la vita quotidiana di buona parte delle ragazze. La fissa del corpo perfetto, dello stacco di coscia lunghissimo, delle labbra carnose e della pancia super piatta, ce l’hanno in molte. Chi più chi meno, a fasi alterne (fasi che si acuiscono durante la primavera, in vista della prova costume), le donne vivono con il desiderio di voler trasformare pezzi del proprio corpo, per renderlo più armonioso o più sexy.

La copertina del libro Beauty Mania

Il saggio Beauty Mania. Quando la bellezza diventa ossessione (HarperCollins), della psicologa e docente americana Renee Engeln, è una lettura rivolta alle donne e al modo in cui pensano il loro corpo. La riflessione più importante è quella che riguarda il peso delle responsabilità culturali sulle paranoie che le donne si fanno guardandosi allo specchio. Nel bel tomo di 450 pagine, scorrevole e ricco di ricerche, interviste e testimonianze, l’autrice svela i danni provocati dall’ossessione per la bellezza, che convince le donne a dare sempre più peso all’avvenenza fisica rispetto al resto.

Le donne si ammalano di bellezza quando la loro energia emotiva si concentra così tanto su ciò che vedono guardandosi allo specchio da rischiare di cancellare gli altri aspetti delle loro vite.

Gli studi che la psicologa ha condotto con il suo Body & Media Lab, mostrano come tante donne, anche quelle più toste, di successo, impegnate in un lavoro gratificante, entrino in totale crisi davanti allo specchio, perché incapaci di raggiungere il “mito della bellezza”, ovvero la perfezione del corpo. Il libro della Engeln si propone come una guida che, supportata da interessanti ricerche scientifiche, si pone l’obiettivo di avanzare una vera e propria lotta contro la cultura malata della nostra società, che vorrebbe le donne simili a delle bambole.

La malattia della bellezza: un problema femminile

L'ossessione della bellezzaHD

Una delle cose più sconvolgenti che si scoprono leggendo il libro, è che le bambine manifestano una preoccupazione per il proprio aspetto già all’età di 5 anni. "Già nelle prime fasi dello sviluppo", spiega la Engeln, "i ragionamenti di molte bambine sono offuscati dal desiderio di essere più belle".

Essere carine e magre diventano presto dei must nella vita di una adolescente, risultato di input culturali e di commenti non proprio gradevoli ricevuti anche dalle persone più care. Così, convinte che il potere più efficace dell’essere donna sia racchiuso nella bellezza, trascorrono la giovinezza a inseguire un ideale irraggiungibile.

Quante volte abbiamo osservato delle ragazze mentre cercano la posa perfetta prima di scattarsi un selfie? E quante volte le abbiamo viste pienamente soddisfatte di quello scatto? Quasi mai. Il loro cruccio è sempre quello di apparire al meglio e, aiutate da app come Photoshop, preferiscono ritoccare le proprie immagini, generando una rappresentazione poco realistica e una percezione distorta di sé.

Sconfiggere il body shaming

L'ossessione del pesoHD

Umiliare una persona attraverso critiche feroci sul suo aspetto, sembra essere diventato lo sport più praticato, soprattutto sui social. Il fat shaming (vergognarsi del grasso corporeo) viene sponsorizzato come una sana preoccupazione per la salute femminile. A volte, il voler mortificare una persona per il suo fisico imperfetto, viene “giustificato” come un atto di aiuto. Niente di più falso.

La vergogna non avvicina le donne all’ideale corporeo poco realistico veicolato dai media e, se anche lo facesse, quell’ideale non dovrebbe essere abbinato al concetto di salute.

Stigmatizzare il grasso corporeo, promuovendo una silhouette ideale, non aiuta le ragazze, non le motiva affatto. Oltretutto avvicinarle a tale ideale non è garanzia di salute e in certi casi può peggiorare il benessere fisico.

La (falsa) bellezza dei media 

I media e il mito della bellezzaHD

Le immagini mediatiche femminili idealizzate sono quelle che (troppo) spesso troviamo in tv, sui giornali, sui social. Alte e slanciate, angeliche bionde o esotiche e sensuali, 20enni senza difetti visibili sulla pelle, solitamente sottopeso e dai capelli lucenti, con un look alla moda: sono queste donne perfette, quasi non umane, che con le loro immagini bombardano le menti delle ragazze comuni.

Questo è il pericoloso meccanismo dei media, ovvero rappresentare la donna come se fosse un oggetto, riuscendo a manipolare e intaccare l’autostima delle donne. Lo standard creato dai media è infatti volutamente irraggiungibile, e la reazione delle donne (a volte ignare della manipolazione che stanno subendo) è quella di ossessionarsi per raggiungerlo. Questo falso ideale impegna una gran dose di energia, che invece di essere sfruttata per obiettivi più importanti, viene sprecata in comportamenti ossessivi che portano a infelicità e senso di colpa.

L’esposizione a immagini femminili oggettivate ha un impatto pesante sull’autostima corporea femminile, che può generare insoddisfazione, sensazioni depressive e rabbiose, e diminuire i sentimenti positivi. A fomentare la malattia della bellezza ci sono poi assurdi fenomeni nati sul web, come quello del tigh gap (la distanza tra le cosce) o della sfida del girovita A4 (avere la vita larga come un foglio di 21 cm). Per non parlare dei forum pro-ana (anoressia) e pro-mia (bulimiahot ), che incoraggiano i disturbi alimentari.

Combattere la malattia della bellezza

Non vivere davanti allo specchio

Uno dei consigli della Engeln è quello di non rifuggire la bellezza (sarebbe impossibile), ma di rimetterla al posto che merita, dietro le cose che riteniamo più importanti. Tra le strategie suggerite dai suoi laboratori, la docente indica l’autocompassione, la gentilezza verso sé stesse, l'impegno ad azzerare i discorsi negativi sul proprio corpo. 

Se vogliamo creare un mondo migliore per donne e ragazze, non basta abbassare il volume degli elementi negativi, dobbiamo anche alzare quello degli aspetti positivi.

La verità è che bisogna pensare al corpo come a qualcosa di cui prendersi cura anziché stressarlo con diete restrittive, lunghe sessioni di palestra e commenti crudeli. Allontanarsi dallo specchio è il primo passo da fare per poter affrontare il mondo, per poter impiegare il tempo e l’attenzione su cose più importanti dei capelli e dei vestiti.

Basta con l’affamare, tagliare, rasare, tirare, abbronzare il corpo “è giunto il momento di cominciare a guardare verso l’esterno anziché limitarci a essere guardate”. Il mondo offre moltissime cose da vedere, oltre lo specchio.

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