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Stupro di gruppo a Pamplona, la protesta divampa anche a Roma

Si sono dati appuntamento a Piazza di Spagna, nella Capitale. E hanno gridato tutta la propria rabbia per una sentenza che non fa giustizia

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La rabbia divampa, rimbalza da Pamplona, si propaga in tutta Spagna e varca i confini della penisola iberica. Arriva fino a Roma. E proprio nella centralissima Piazza di Spagna, in molti si sono dati appuntamento sui social network per protestare contro la sentenza del Tribunale di Navarra sullo stupro di gruppo durante la festa di San Firmino.

I fatti risalgono al 7 luglio 2016, dopo le due di notte. Cinque uomini - José Ángel Prenda, Alfonso Cabezuelo, Antonio Manuel Guerrero, Jesús Escudero e Ángel Boza -, uno dei quali appartenente alla Guardia Civile, si offrivano di accompagnare alla macchina una ragazza di diciotto anni, per poi spingerla nell'androne di un palazzo e violentarla a turno. Lo stupro viene filmato con i telefoni, al termine del quale la ragazza viene abbandonata in lacrime, sotto shock e derubata del proprio cellulare. 

A far crescere la rabbia e a motivare la protesta in tante piazze è stato tanto l'andamento del processo - in cui sembrava essere finita sotto accusa la vittima - quanto la sentenza. La difesa ha cercato di dimostrare il consenso della donna attraverso le immagini che la ritraevano immobile, con gli occhi serrati, terrorizzata: la ragazza avrebbe permesso il rapporto, pentendosene poi in un secondo momento. Per questo sui social network viaggia veloce l'hashtag di solidarietà #YoTeCreo, io ti credo.

Immagini, fotogrammi di un video che gli aggressori stessi hanno girato, promettendo di mostrarlo ad altri su Whatsapp, il trofeo di una conquista. Avevano un gruppo, sulla chat. "La manada" si chiamava, il branco. Che, per i giudici, sarà sufficiente punire con una condanna più lieve rispetto a quella richiesta dall'accusa: 9 anni invece di 22. Secondo il tribunale, non ci sarebbe stata intimidazione: niente stupro, si tratta di abuso. E la rabbia esplode.

A Roma contro la sentenza di Pamplona

Una protesta spontanea, alla quale hanno partecipato persone di tutte le età. Un appuntamento dato all'ultimo secondo sotto la scalinata di Trinità dei Monti, dirigendosi poi davanti l'ingresso di Palazzo di Spagna, sede dell'ambasciata spagnola presso la Santa Sede.

Per rispondere all'impellente esigenza di farsi sentire: "Giovedì pomeriggio ci sono state proteste in almeno 150 città spagnole, altre ancora questa mattina (venerdì, ndr). Che io sappia, si sono mossi anche a livello europeo, a Londra e a Bruxelles per esempio. Anche noi spagnoli che viviamo qui a Roma abbiamo voluto manifestare, dandoci questo appuntamento", spiega una donna presente al presidio.

"La legislazione spagnola ha fatto diversi passi avanti a proposito di violenza sulle donne. Se avessero riconosciuto lo stupro, avrebbero dato la pena che l'accusa richiedeva. Il problema è proprio che non è stata riconosciuta l'aggressione sessuale. Come può non esserci intimidazione? Una ragazza sola viene chiusa dentro un portone da cinque uomini... Non è mancanza di prove, è un problema culturale".

Una ragazza mostra la scritta "Yo te creo"HDLaura Castellani

"È un'interpretazione della legge che va rivista", commenta Florinda, un'altra donna spagnola presente a Piazza di Spagna. "Ho sentito al telegiornale che sono disposti a rivedere questa legge, il concetto di abuso e di violenza. Dicono che lo faranno appena le acque si calmeranno, e che coinvolgeranno tutte le forze politiche. È necessario farlo, perché così è una vergogna".

Il governo, infatti, ha risposto all'indignazione dell'opinione pubblica annunciando di essere disposti a lavorare su una nuova riforma del codice penale. Il Ministro di Giustizia, Rafael Català, ha mobilitato il suo dipartimento per valutare se la disciplina dei crimini relativi alla violenza sessuale, risalente al 1995, debba essere aggiornata. 

Ma non basta per scemare lo sdegno: "Fa rabbia, passa anche un bruttissimo messaggio ai bambini, gli uomini del futuro. Si fa capire loro che si può stuprare una persona per poi lavarsene le mani", commenta una manifestante, spiegando a un gruppetto di adolescenti di passaggio i motivi della loro protesta. 

Intanto, l'accusa ha annunciato che farà ricorso: nessuna rassegnazione, si continua a chiedere giustizia.

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